Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ

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Sardegna, 1820
Sa tripide

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Stagno di Molentargius, Gion Porcu

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"La madre dell'ucciso"
« … era la madre che, da quando le hanno sgozzato il figlio, s'è seduta sulle ceneri del suo focolare, e non s'è mossa più: le ginocchia alzate al petto, le braccia intorno alle ginocchia, il busto eretto, la testa alta; ma, indimenticabilmente, la bocca chiusa, come sigillata, che tirava a sé tutte le fibre del viso, convogliando sulle labbra sottili tutta la raggiera delle rughe: e gli occhi che guardano immobili il dolore e il mistero.
Francesco Ciusa -intervista di Ettore Cozzani
**
Iniziata l'esecuzione nel 1906, nel 1907 Ciusa espose a Venezia la scultura La madre dell'ucciso, che vinse il primo premio della Biennale di Venezia ed il cui originale in gesso è oggi esposto nella Galleria comunale d'arte di Cagliari. Ne esistono cinque copie in bronzo, una delle quali è esposta alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma
ll tema, in realtà, poteva suscitare fuori dall'Isola una certa sorpresa che invece sul posto non destava, trattandosi di periodi nei quali la recrudescenza del banditismo e la virulenza delle faide rendevano le uccisioni elemento pressoché consueto della quotidianità
La madre dell’ucciso è una statua che, una volta vista, è difficile dimenticare.
L’immagine della vecchia contadina che, accovacciata a terra, compie il rito nuorese de "sa ria" (la veglia funebre) è una presenza che s’impone allo sguardo con una forza straordinaria. La suggestione che esercita proviene dal contrasto tra la posa, rigida e bloccata, e il naturalismo della resa: l’osservazione minuziosa dei dettagli, il reticolo di rughe che scava profondamente il viso, la descrizione attenta del panneggio dell’abito.
Modellata tra il 1906 e il 1907 (più di un anno dopo il rientro di Ciusa nella città natale, avvenuto nel 1905), la statua viene accolta con qualche esitazione dagli amici nuoresi: Sebastiano Satta e Antonio Ballero gli sconsigliano di mandarla alla Biennale, dove, sostengono, data la preferenza per il nudo che impera nella scultura italiana, non sarebbe capita [....]
Alla Biennale del 1907, in mezzo a una serie di imponenti nudi di Rodin,Graziosi e De Lotto esposti nella stessa sala, La madre dell’ucciso – quest’opera di uno sconosciuto ventiquattrenne, venuto da un oscuro angolo della Sardegna – doveva apparire come qualcosa di insolito e (per via della dolorosa umanità del suo soggetto) familiare al tempo stesso.
Sono i caratteri realistici, classici e accademici della Madre che colpiscono Ugo Ojetti, il critico del Corriere della Sera: nelle poche righe consacranti che dedica sul suo giornale al gesso di Ciusa (Ojetti era allora il principe della critica italiana e una sua breve nota bastava davvero a consacrare un artista), lo dice «così profondamente osservato, reso con tanta coscienza, costruito con tanta scienza» da sembrargli «la più importante rivelazione della mostra di scultura».[....]
Giuliana Altea- Sardegna Cultura
Porto Torres, 1902