27/01/2016
Oggi siamo al 71° anniversario dalla scoperta di Auschwitz da parte della 60° squadra di Fanteria dell’Armata Rossa (comandata dal maresciallo Konev).
Fu in quel giorno che emersero, per la prima volta, gli orrori di quella che fino a pochi anni prima era conosciuta solamente come “internamento”. La “Soluzione finale” prese finalmente volto. Dalla Bahnrampe fino ai forni creamtori c’erano “per terra ossa, teschi, persone moribonde che sorridevano e neve marcia. Immagine surreale”. (cit. Yakov Vincenko, 322° Fanteria, Fronte Ucraino).
Possiamo fare mille discussioni sul fatto che gli alleati veramente conoscessero la situazione dei campi di concentramento e su come si poteva evitare o fermare questo “processo”. Non sono un caso le foto scattate dei ricognitori USA Avro Lancaster sopra Auschwitz, tra il 1943 ed il 1944, dove si intravedeva il fumo dei forni crematori, segno che l’attività del campo era effettiva. Ma all’epoca un attacco in quella zona, con una Germania Nazista così resistente, era praticamente impossibile. Già fu un’impresa “schiacciare a tenaglia” la formazione di Hitler dal 1944 al 1945, figurarsi intraprendere questa operazione un anno prima.
Da quel giorno 27/01/1945 in poi emerse un vero e proprio icerberg su quello che era la “soluzione finale”. Ne segui una trafila quasi infinita di opere (film, libri, rappresentazioni teatrali o semplici testimonianze) sull’olocausto. Fu un dovere.
Nel 2016 si è parzialmente persa la reale importanza di queste opere e della stessa ricorrenza. Chissà, forse è l’effetto del tempo che più passa e più rende sfocate le nostre memorie. I nostri anziani se ne vanno e con loro questi eventi che una volta venivano raccontanti quotidianamente. È un peccato perché opere come “Il Pianista”, “Schindler’s List” , il famoso “La vita è bella” (come potevo non citarlo), o “Il bambino con il pigiama a righe” raccontano sprazzi di vita quotidiana che hanno segnato in modo indelebile il secolo 1900. Queste sono le opere cinematografiche che sono più famose, alcune sono anche le più recenti. Come libri, personalmente, la più toccante è il racconto di Elie Wiesen intitolato “La Notte” (…ce ne sarebbero altri 50 che vorrei citare, tra cui Primo Levi e Anna Frank, ma per ora sarò breve!). Libro che consiglio a tutti, libro che lessi per ben sei volte (credo sia il mio modo di ricordare così questa ricorrenza!!). Molto diretto, alle volte macabro nelle descrizioni di morte, dei camini con quel fumo strano ed irrespirabile, nelle scene di “comune” convivenza con altre persone. Un libro che parla ancora di Dio, come ultimo appiglio a cui aggrapparsi prima del nulla, della morte. Una grandissima opera.
Ad oggi la Shoah oltre ad un dovere è un valore, un valore morale, che nel suo profondo orrore ci dona una profonda conoscenza. Anche se siamo a 70 anni di distanza, anche se molti di noi (quasi tutti) non hanno mai vissuto la guerra nemmeno a 1000 km di distanza, dobbiamo ricordare che quella promessa “Non accadrà mai più” non è ancora stata mantenuta.
Nel pieno dell’emergenza immigrazione in Europa, riemergono vecchi concetti e parole di quell’epoca. Nazionalismo, Razzismo, Fanatismo e Indipendenza. Sembra quasi che l’influenza del totalitarismo di metà 900’ non si sia definitamente dimenticata. La prima e l’ultima parola vanno a braccetto, in una “Unione” Europea così disunita non possono che proliferare come un virus. Il Razzismo di per sé non è mai morto. È nato con l’uomo e morirà con esso. Il Fanatismo è un male che pervade il cervello umano, istruito o meno che sia. La voglia di imporre una ideologia con la forza e perseguitare chi non è d’accordo. Fanatismo. Oggi più che mai ne siamo testimoni diretti con il fondamentalismo religioso.
Detto ciò il #GioroDellaMemoria, con il suo fardello pesante di morte ed orrore, sembra non sortire grande effetto. Basterebbe guardare le prossime immagine per fermarsi.















