stanotte pensavo che non ricordo più come faceva la tua voce quando mi dicevi “ti amo”. ricordo solo i miei -anzi a volte lo dico ad alta voce come se avessi la tourette e dovesse uscire fuori senza controllo e contesto. ricordo il mio primo, mentre prendevamo l’ascensore in quell’hotel elegante di copenaghen, quando ormai non ne potevo più di tenerlo per me (lo ricordo come un salto di un bambino pazzo e coraggioso). poi tutti quelli dopo essere venute, mentre mi poggiavo sul tuo corpo nudo. quegli altri che scoppiavano mentre ti guardavo con felicità in tutti i posti che abbiamo girato. mi mancano tutti i tuoi, come se non fossero mai esistiti, come una parte bruciata in una pellicola di un film o i graffi dei cd che interrompono le canzoni. da quel primo ottobre scorso ho cancellato ogni cosa che ti riguarda e non ho video in cui poter riascoltare la tua voce. me ne resta solo uno nascosto in un gruppo di una giornata con amiche. mi dicevi: “amore però guida piano che sennò balzo fuori”. l’ho riascoltato più volte per rendermi conto che è esistito un tempo in cui quelle cose erano reali








