Buona la terza.
È tornato il freddo e la pioggia e non ho fatto nulla tutto il giorno. Anche se dico che non faccio nulla non è mai così, oramai, da qualche tempo, perché alterno momenti di riposo a minuti intensi di lavoro e quando non lavoro elaboro idee e programmo testi e risposte a email e poi torno a stendermi sul divano, per staccare, e i pensieri si dirigono verso un altro progetto che arriverà più avanti, no non è quello di settimana prossima, è la performance di metà giugno, ma nel frattempo meglio aprire il file per il workshop di luglio, non vorrei che questa idea che mi è venuta tra il caffè e la tappa in bagno mi scappasse. Chiudi il file e aprine altri quattro. A breve devo inviare la domanda per richiedere il finanziamento per quell'altro progetto, che farò non ho idea come, quando, dove lo incastro, ma se va in porto, se tutto va in porto, potrei essere tranquillo almeno fino a che l'estate non finisce, anche se ora, steso sul letto, l'estate mi sembra una prospettiva non avviata.
La gatta di mia madre, quella più solitaria delle due, ora che si sta avvicinando alla morte è diventata bisognosa di contatto fisico costante. Passa le giornate in doccia e fa la pipì ovunque in bagno. Credo che identifichi la stanza come il luogo dove solitamente espelleva i suoi bisogni ma che ora non si renda più conto del punto esatto dove andrebbero svolti. Così penso dica che è sufficiente aver azzeccato le quattro mura corrette, il resto sarebbe ostentare. Pesa meno di due chili, credo. Mi si poggia sul petto, non l'ha mai fatto in questa dozzina di anni che ci conosciamo, e mi infila le unghie nella carne come se volesse aggrapparsi a me per non dover lasciare il pianeta. La stringo forte e la coccolo finché non ci addormentiamo. Il petto mi sanguina ma è un dolore che posso accettare e il pigiama non è importante, le macchie andranno via.
Vorrei riuscire a leggere più di due pagine del libro senza addormentarmi. Oggi è stato difficilissimo concludere un capitolo. Dei miei anni di gioventù mi mancano: i capelli, le energie, l'assenza di un dolore sempre nuovo al mattino e, soprattutto, riuscire a leggere senza addormentarmi sempre.
Mia madre ha voluto scandagliare la scatola in latta che ha portato via dalla casa del nonno e mi ha chiesto di accompagnarla nei fondali, mentre leggevamo le corrispondenze che lui e la nonna si inviavano durante gli anni del militare. Ho visto una foto bellissima di lui, con la divisa da marinaio, seduto in una posa sicuramente inscenata apposta per la foto, intento a leggere un libro. Molto performative. Doveva essere giovane perché risultava sveglio. Dietro, scritto a penna "Ti amerò sempre, per la vita, Pupetta". Ovviamente ho pianto. La scatola era piena di cartoline, auguri di buon onomastico, racconti di giornate passate in casa sperando di ingrassare. Ci sono tantissime cose che non ho mai saputo di loro e scopro adesso, attraverso le loro calligrafie. In una foto, mentre è chinato e si appresta a caricare il carbone in una fornace della nave, ci assomigliamo tantissimo. Oggi ci assomigliamo ancora di più, mentre crollo durante le parole crociate, quelle che riceverò ancora per qualche mese al posto suo, è ciò che rimane del consueto regalo di Natale, l'abbonamento alla settimana enigmistica, che tocca a me onorare, non vorrei mai Bartezzaghi si sentisse inutile.
Avevo previsto di fare due cose quest'anno, anzi non era una previsione era un obbligo. Andare in palestra e stare meno al telefono. In palestra ci sto andando regolarmente, purtroppo la dipendenza dal secondo è la più difficile da mandare via. Ero convinto di avere molta più forza di volontà (ma poi in cosa? come? quando? io non ho mai avuto forza di volontà, vedo un lembo di pelle e mando a fanculo tutto e voglio solo accoppiarmi, sento il ricordo di un profumo avvolgente attraversarmi i pensieri e farei di tutto per un bacio e quel sapore sulle mie labbra) e mi domando come sia possibile che non riesco a leggere, ma al telefono, per ore, sto sveglissimo. Do la colpa a questi periodi dove, per lavoro, sono costretto a stare a casa di mia madre. Dove non ho niente da fare se non aspettare di andare agli appuntamenti e occuparmi della gatta leggerissima.
Quando tornerò a Vienna inizierò ufficialmente ad andare in atelier. Ho un atelier, alla mia età, un luogo dove mi concentrerò a fare quello che riesco, quando riesco. Ho dovuto farlo. Non riesco a lavorare da casa, Ernesto non me lo concede. L'altro giorno, durante una call, è salito sulla scrivania e si è piazzato davanti alla videocamera. Tutti gli altri partecipanti alla chiamata hanno esclamato "Che carino!!! Ti vuole così tanto bene, vuole starti vicino!" io sapevo che non era così. Li avviso "No, no, ora vedrete, ha fame, tra poco mi attacca..." neanche il tempo di finire la frase ed Ernesto si lancia con le fauci spalancate sul mio avambraccio in mondovisione. Lo hanno visto tutti. Tutti ora sanno che devo uscire di casa perché altrimenti subisco violenze da parte di un felino. Sono stato scusato, ho lasciato la call (che tanto mica era importante, il mio lavoro vero è sfamare Ernesto, tutto il resto è superfluo). Mi rifugerò in atelier e avrò enormi spazi dove poter disegnare, parlare da solo, andare in bagno, farmi caffè su caffè, provare a vendere qualche maglietta, qualche poster, progettare, vedere se riesco a resistere dal masturbarmi. Ah giusto, quello è l'altro grosso problema del lavorare da casa e del non avere forza di volontà. Mi masturbo troppo. Tra una call e l'altra (e durante le call mi ripeto che non vedo l'ora finiscano per potermi masturbare). Quindi in atelier dovrò resistere. Nuove regole. Nuovo me. Fallirò, me lo sento.
Anni fa ero andato in terapia perché volevo smettere di sognarti. Ora invece non vedo l'ora accada di nuovo perché mi serve per tornare a parlare in italiano. Sogno sempre il mio vecchio migliore amico, quello che ha fatto famiglia con la mia ex. Sogno persone con cui non ho più alcun rapporto. Sogno di avere rapporti con loro. Mi è stato chiesto, di recente, da una persona a me cara e cara pure alla mia ex, se non mi manca parlare con lei, e con lui, e sapere come stanno, cosa fanno, come si chiama il figlio che hanno messo al mondo. Le ho risposto con tutta la sincerità che avevo in corpo "Sai che no? Li sogno regolarmente e nei sogni parliamo un sacco, non ho bisogno di farlo dal vivo". Ringrazio questa fase della mia vita dove dormo, mi sta aiutando a prendermi cura delle mie amicizie passate. Un talento ereditato da mio nonno. Siamo proprio due gocce d'acqua.
Facendo due calcoli, questa è la mia terza esistenza. C'è la zero, quella dalla nascita all'università. Poi la prima, quella dei venti, quella in cui ho costruito una parte della mia personalità. Poi la seconda, quella che ha mollato tutto e se ne è andata e pensava sarebbe stato tutto facile all'estero. Quella che in molti ricordano. Quella che io ho cercato di non mandare in pensione. A cui mi sono attaccato come la gatta al mio petto. E poi, adesso, la terza. Quella dove non sto un attimo fermo, solo per crollare, dove cerco di assaporare ogni cosa, ogni fusa di una gatta morente, ogni sogno che mi riporta indietro a un'esistenza precedente, dove vorrei trovare più tempo per scrivere e invece non ci riesco, ho tantissimo da recuperare. Ho tutti gli anni impiegati in mansioni approvate dalla società. Tutte le ore dedicate alle idee altrui, a far arricchire chi non se lo meritava. Ora, in questa terza esistenza, tutto quello che entra esce immediatamente. Ho solo paura di non aver abbastanza tempo per fare tutto quello che mi gira per la testa. Devo andare in palestra, raddrizzare la schiena, accettare la stempiatura, baciare chi mi si addormenta sul petto.
È davvero un dono fantastico rinascere e provarci ancora e non mollare mai e cambiare e accettare i propri limiti e, soprattutto, quelli degli altri.


















