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KING OF POP FOREVER.
La prima immagine rappresenta l'universo. È un'immagine tratta dalla Millennium Simulation, è come l'universo apparirebbe ai nostri occhi se lo stessimo osservando dall'esterno. La seconda immagine rappresenta dei collegamenti neuronali, sì, rappresenta in poche parole il nostro cervello. Vi lascio a trarre le vostre conclusioni. La mia è che tutto ciò che esiste e che ci circonda è una meraviglia.
Gottfried Leibniz e l’atomizzazione metafisica della realtà
Filosofia moderna: la monadologia, ovvero l’universo come rigoglio infinito di punti di forza rappresentativi
La soluzione di Gottfried Leibniz (1646-1716) riguardo alla realtà esterna alla mente è ancora più originale e complessa. Partendo dalla convinzione che dalla materia inerte non può scaturire la vita e l’autocoscienza degli organismi biologici, Leibniz ritiene che la realtà sia un insieme di forze rappresentative che si costituiscono in monadi, sorta di atomi di rappresentazione, unità minime della realtà che non sono fisiche ma metafisiche. Ogni monade è chiusa in sé e contiene l’intero universo però da un singolo punto di vista, più o meno consapevole del tutto.
Se l’unità minima della realtà è metafisica, essa è suddivisibile all’infinito senza però dare come risultato lo zero (qui si nota la mente del matematico che ha ideato il calcolo infinitesimale, merito che condivide con Newton). Per l’atomismo democriteo la realtà doveva invece essere suddivisa in atomi di materia non ulteriormente divisibile, pena il ridursi a nulla del mondo, ma Leibniz mette in discussione proprio il fatto che l’universo sia originariamente composto da materia inerte (materia prima: la vis rappresentativa delle monadi, materia seconda, la materia di cui facciamo esperienza nel mondo).
Ne consegue che la realtà materiale esterna alla mente è una delle infinite rappresentazioni riconducibili alle monadi, la coscienza umana è essa stessa una monade, quella di cui abbiamo esperienza più diretta.
Ogni monade rappresenta un diverso grado di consapevolezza dello stesso aspetto della realtà, alla visione confusa di una corrisponde la visione chiara dell’altra. Così si può tradurre la monadologia in metafora pensando a un film in cui ogni attore è esso stesso un “proiettore”, perché ogni monade, come la singola coscienza individuale, produce l’intera rappresentazione dell’universo. Ogni “proiettore” (centro di forza rappresentativo) proietta una diversa storia, ma questa storia si sviluppa all’interno dello stesso “soggetto cinematografico”.
Se pensate che quella di Leibniz sia una soluzione campata in aria occorre ricordare che nell’epistemologia contemporanea si assiste a un ritorno di interesse per le sue tesi, alcuni ritenendo Leibniz come un precursore di Ernst Mach, il quale considerava la fisica come la scienza delle sensazioni e dell’esperienza sensibile e il concetto di realtà materiale un residuo metafisico, ma anche alla luce delle rivoluzioni della relatività e della meccanica quantistica, in cui il punto di vista dell’osservatore acquista un’importanza sempre più decisiva.
Non sottovalutare Leibniz.

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Se rinunci ai tuoi sogni
Rinunci a te stesso
Platone e gli zerbini
Il più geniale e frainteso maestro d'amore di ogni tempo lancia il suo avviso a tutti i devoti sbavatori, veneratori e zerbini della sua epoca e non solo, a conferma di quanto inadeguata sarà la qualifica di “platonico” affibbiata ad un modo di amare ottusamente idealizzante ed estremamente avvilente ed umiliante per chi ama. L'amore deve elevare sommamente l'innamorato, deve fargli comprendere la più profonda verità delle cose, ivi compresa, e prima fra tutte, la cosa amata. E una delle verità delle cose, purtroppo, è che dei e dee sulla terra non ce ne sono. Come dice sempre un mio amico filosofo, “siate forti!”.
“Sei ridicolo, Ippotale, ti componi e ti canti l'encomio prima di aver vinto? (…) Se conquisti un tale amato, le tue parole e i tuoi canti faranno onore a te e saranno encomi ad un vincitore (…) Ma se ti sfugge, quanto più ampi sono stati i tuoi elogi dell'amato, tanto più apparirai ridicolo, privato di una così bella conquista. Chi è sapiente in amore, mio caro, non loda l'amato prima di averlo conquistato, perché teme il futuro, come andrà a finire. Inoltre i belli, quando sono lodati e celebrati da qualcuno, si colmano di superbia e di orgoglio, e più sono orgogliosi, più sono difficili da conquistare. Non ti sembrerebbe un inetto il cacciatore, che a caccia spaventasse la selvaggina e ne rendesse più difficile la cattura?”
Liside, 205d-206b

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Amor fati è una locuzione latina utilizzata da Nietzsche che si traduce con "l'amore del fato". Essa definisce il corretto atteggiamento dell'oltreuomo che accetta gioiosamente e quindi ama il destino al quale non può sottrarsi, poiché è esso stesso l'unico in grado di realizzarlo compiutamente.
"La mia formula per la grandezza dell'uomo è amor fati: non volere nulla di diverso, né dietro né davanti a sé, per tutta l'eternità."
Friedrich Nietzsche
“Ancora tu, non mi sorprende lo sai? Ancora tu ,ma non dovevamo vederci più? E come stai… domanda inutile. Stai come me e ci scappa da ridere.”
— Battisti
Milk and honey “Outlook”

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The Smoker - Steven J. Levin, 1998.
American,b.1964-
Oil on canvas, 26 x 22 in.
“Gli ostacoli
sono solo mentali”
Sapri, Sentiero degli Innamorati