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andare verso
Dopo la grande ferita simbolica della perdita di Milano, Berlusconi deve ripartire dalla politica tecnicale o ha bisogno di rilanciarsi da par suo, con un colpo di teatro nuovamente vincente? Il sociologo ed esperto di comunicazione Alberto Abruzzese ritiene difficile che “Berlusconi possa convertirsi alle ordinarie tecnicalità della politica, anche se un effetto positivo a medio termine potrebbe ricavarlo. Un Berlusconi responsabile e sobrio rinfrancherebbe coloro che sentono ancora un palpito per lui, potrebbe rivelarsi l’ultima sorpresa di chi ha insegnato all’Italia che un politico può essere un gaudente, non un personaggio necessariamente triste e uggioso. Quanto a Milano, lì il Cavaliere è riuscito a sollevare un simulacro di popolo consenziente, lo ha reso mediaticamente potente e ha convinto la borghesia cittadina di essere il cavallo giusto da cavalcare. Ora il cavallo è sfiancato e la borghesia ha ritirato la fiducia. Ma il cavallo potrebbe ancora dimostrare di saper rappresentare la politica seria, mentre le culture politiche tradizionali sono ancora convinte di poter tornare a governare nel vecchio modo, dimostrando di non aver assimilato per nulla la lezione berlusconiana”. Carlo Freccero, direttore di Rai 4, si dice “stupito degli errori del dottore (lo chiamo così, come se lavorassi ancora con lui). E’ come se Berlusconi avesse perso la sua grande competenza mediatica: dagli spot elettorali il venerdì sera, quando il suo pubblico è in viaggio sull’autostrada, all’idea che potesse funzionare il programma di Sgarbi, dalla campagna elettorale sbagliata all’indiretto potenziamento de La7, cioè qualcosa che obbligherà tutte le reti Mediaset a cambiare strategia. Berlusconi ha sempre avuto il meter al posto del cuore, ma ora quel meter sembra non funzionare più in nessun campo, né per l’audience né per il consenso politico, che poi per lui sono la stessa cosa. Lo dico con tenerezza, perché tifo per i perdenti, ma ha bisogno urgente di un aggiustamento, per mettersi in sintonia con quello che sta cambiando nella testa della gente”. Il critico Matteo Marchesini pensa che “Berlusconi sia stato una formidabile macchina elettorale, ma mai più di questo. L’evocato spirito del ’94 in realtà è finito l’anno dopo, anche se l’onda lunga di quello spirito lo ha tenuto a galla come immagine, non dal punto di vista delle realizzazioni. Un colpo d’ala può ancora esserci, trattandosi di Berlusconi, ma come sempre immateriale, non concreto. Penso però che questo periodo mi ricorda il peggio del ’93, soprattutto per certi errori demagogici che vedo ripetersi a sinistra. E se dopo c’è il ’94, è dal centrodestra che rischia ancora una volta di arrivare l’inaspettato”. Guido Vitiello, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Sapienza, parte dal libro di uno storico di Cambridge, Peter Burke: “Si intitola ‘La fabbrica del Re Sole’, e racconta la creazione dell’immagine pubblica di Luigi XIV, la capacità di generare meraviglia per più di mezzo secolo di regno. Lì c’è tutto, salvo come rimediare al tramonto. Forse non è più tempo di aspettarsi colpi d’ala, colpi di teatro, colpi di genio: è già stupefacente che Berlusconi sia riuscito a mantenere così a lungo un’immagine di riformatore malgrado la lista delle mancate riforme, in testa a tutte (e imperdonabilmente) quella della giustizia. Il Berlusconi attuale mi fa pensare alla tipica rockstar attempata: arriva un punto in cui non puoi più cambiare colore di capelli o metterti pantaloni sempre più attillati come Mick Jagger, devi fare della buona musica se vuoi tenerti il tuo pubblico. E per fare buona musica ti serve anzitutto una buona band, cosa che di tutta evidenza Berlusconi non ha”. Leggi Trattatello di antropologia femminile, borghese e perfino giovanile per spiegare il caso Milano di Marina Terragni
English version Questi sono saluti da l'aquila ma leggeteli come inviti perché dovete venire per capire non solo quello che la natura è in grado di fare ma anche quello che si cerca di cancellare dalla coscienza di tutti noi e quindi venite ad ascoltare il silenzio e a vedere il tempo rimasto immobile in un belpaese che immobile lo è ormai dappertutto e verso ogni direzione nonostante la forza dei singoli individui che più di una volta nella storia si sono fatti popolo e che oggi hanno perso quella visione di futuro che pure ci ha portato fin qui o almeno così ci stanno spingendo a credere e quindi saluti da l'aquila a tutti perché possiamo ancora scegliere quello in cui credere nonostante qualcuno affermi il contrario. 25.000 cartoline spedite da L'Aquila con le immagini della situazione attuale della città e dei paesi circostanti che arriveranno ai responsabili delle istituzioni politiche italiane e a quelle di tutto il mondo, in particolare quelle che erano presenti al famoso G8 del 2009, ma anche ai più importanti uomini di cultura, dello spettacolo e dei media internazionali. Una progetto che partirà il 28 gennaio 2011 a Bologna nella mostra "Non tutto è in vendita" (via Farini 33, Bologna – promosso dalla Galleria OltreDimore per il Circuito Off/Arte Fiera), dove il pubblico troverà le cartoline, che verranno distribuite anche all'ingresso di Arte Fiera, e che potrà compilare con un indirizzo a suo piacimento e consegnare perché vengano spedite. 25.000 cartoline del formato 15x24 cm, foto dell'attuale stato della città, tutte firmate da Giuseppe Stampone. 25.000 opere in viaggio, immagini singole che formano un puzzle di immagini, che l'artista abruzzese, la cui famiglia vive a circa trenta chilometri dall'epicentro del sisma, vuole donare al mondo. "Saluti da L'Aquila" è un'opera neodimensionale, che è nata e agisce nella complessa articolazione di piani esistenziali e comunicativi in cui viviamo. Un progetto crossmediale - www.salutidalaquila.it - curato dall'architetto Paolo Valente (savb.eu | open zone), dove oltre vedere le immagini sfogliando le cartoline di un paese ferito, ingannato e dimenticato, potrete seguire anche il viaggio delle stesse dalla partenza al loro arrivo. Le cartoline sono infatti dotate di un chip che ne permette la tracciabilità. Potrete così anche aggiungere commenti creando una sorta di diario di viaggio della cartolina.

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prova generale 1
PHOTO CORBIS IMAGES
«Siete disposti ad amarvi e onorarvi l'un l'altro per tutta la vita?». È questa la domanda che il sacerdote pone agli sposi che si recano in chiesa per essere uniti in matrimonio. E, tutte le volte, la risposta degli innamorati è «sì». O, forse, sarebbe meglio dire "quasi" tutte le volte.
Qualche settimana fa, infatti, a Monopoli (Bari), un giovane sposo non ha risposto alla fatidica domanda come tutti si aspettavano. Quando il prete ha posto il quesito alla sposa, lei ha subito pronunciato un sonoro «sì», mentre, quando è stata la volta dello sposo, lui non ha risposto.
Il sacerdote, alquanto stupito, ha posto di nuovo la domanda e finalmente lo sposo ha aperto la bocca, ma per dire«no»! Tra gli invitati accorsi ad assistere al grande evento è calato il silenzio, mentre il rettore della Basilica Maria Santissima della Madia si è rivolto al giovane dicendo: «Figliolo, posso chiederti il motivo di questa tua drastica decisione?».