Parole contro le parole
Ernesto Ragazzoni si interroga sul ruolo della poesia e sulla sua inutilità, temi cari al crepuscolarismo novecentesco. La poesia è un inno di ribellione verso il mondo delle parole in favore di una vita semplice, sull’esempio della natura.
Parole contro le parole Oggi, non voglio far della poesia, non voglio stare chiuso contro un tavolo. Voglio prender la porta, andare via andarmene, se càpita, anche al diavolo! 5In un giorno di ciel, d’aria e di sole posso seduto, fabbricar parole? Io, come il vecchio Amleto, sono stufo di parole, parole, ancor parole! Fra tanti pappagalli, sono un gufo 10e disdegno le chiacchiere e le fole. Se si parlasse meno, quanto il mondo più felice sarebbe, e più fecondo! Abbasso i versi e chi li legge e scrive! Primavera s’annuncia, e vo’ pei campi 15a veder in che modo si rivive senza bisogno alcun che se ne stampi, o ne filosofeggino due o tre sui sedili dei tram, e nei caffè! Senza soccorso di poeti e sofi 20le siepi vanno rimettendo il verde! Su per le aiuole crescono i carciofi, e l’asparago inver nulla ci perde se vien fuori, a dispetto della critica, senza affatto occuparsi di politica. 25E così fa la mammola, e fa l’erba, il pero, il melo, il mandorlo, il ciliegio che una veste di fiori hanno, e superba, e daran frutto, senza ciarle, egregio. Se facessimo un poco come loro: 30chiacchiere niente, e alquanto più lavoro? Ernesto Ragazzoni, 1895
L'arrangiamento di Schena è lavorato su un ritmo incalzante in levare, di battaglia, pensando al combat folk italiano degli anni ’90.











