Ogni volta, di nuovo, mi colpisce il contrasto tra la serietà , l'equilibrio, la tranquillità materna che manifesti, e la tua insospettabile leggerezza di movimenti: quei sussulti e il balzo inatteso, inatteso persino per te. Ti vedo camminare da un capo all'altro del bosco di querce sopra il lago di Galilea, ritratta, con un'espressione severa, mentre ti stringi nelle braccia in cerca di una tranquillità perduta, respingendomi con forza ancora e ancora... Questo? È solo un sorriso. Mi sono ricordato quant'è strano che uno sguardo distratto avesse provocato in me una simile bufera. Poi, a poco a poco, hai cominciato a spiegare a te stessa che, in fondo, comincia sempre così, dallo sguardo di uno sconosciuto. E ora quello che hai scritto laggiù, inciso nella pietra: solo uno sguardo "prosaico e di strette vedute" potrebbe considerarci due estranei.
D. Grossman - Che tu sia per me il coltello














