Condividere sotto la Mole
Oggi vi parliamo di come questo nuovo stile di vita sta entrando via via nella nostra quotidianità torinese e quali sono gli ambiti in cui il consumo collaborativo trova la sua espressione nella città.
Sicuramente un ambito in cui il consumo collaborativo ha preso piede a Torino è la mobilità condivisa, intesa nelle sue forme più conosciute: bikesharing, carsharing e carpooling. Ogni giorno molti torinesi si recano presso le 116 stazioni installate dal servizio di bikesharing [TO]bike e se si cammina nel centro cittadino si possono vedere sfrecciare su biciclette gialle studenti, impiegati, commercianti, con un target sempre più vario di utenti.
Il carsharing cittadino carcityclub, nato nel novembre 2002, soffre sicuramente del fatto di avere prezzi meno accessibili.
Il fenomeno del carpooling invece ha numeri decisamente diversi, considerando che solo dalle mie ricerche fatte sul web, ho trovato ben 10 siti che si occupano di trovare il passaggio giusto per te, tra i più famosi cito blablacar, bring me, carpooling, flootta e avacar.
Un altro ambito attivo su Torino è il coworking, la possibilità di avere uno spazio professionale a tua disposizione in condivisione con altre persone. Tra i più conosciuti sicuramente c'è Toolbox, uno spazio curato nei dettagli che organizza, inoltre, periodicamente attività di approfondimento sul consumo collaborativo. Ma a Torino non si condivide solo l'ufficio, anche la casa, infatti esiste il progetto di cohousing a cura dell'associazione Coabitare.
Poi ancora banche del tempo, come Basta un Ritaglio, la banca del tempo di Sansalvario, lo swapping di abiti di SwapParty ChezTata, il social network sportivo tutto torinese We-Sport per organizzare la partita di calcetto o la corsetta serale, infine la piattaforma TamTown, sempre torinese, per scambiare le proprie competenze.
E dopo aver condiviso biciclette, auto, passaggi in macchina, ufficio, casa, vestiti, oggetti, passioni, competenze e addirittura il tempo, cosa ci chiederanno questi maniaci del consumo collaborativo, di condividere anche il denaro?
Ebbene si, esistono piattaforme di crowdfunding e di social lending, il primo permette a chiunque di ottenere una quota prestabilita per realizzare il progetto della tua vita, ad esempio fare un documentario, scrivere un libro piuttosto che aprire un circolo culturale, il secondo invece è un prestito peer-to-peer, che ha la sua particolarità di avere un contatto diretto tra le due parti in gioco. Come piattaforma di crowdfunding preferisco citarne una italiana, eppela.com, mentre prestiamoci.it è il principale social lending italiano.
Insomma, Torino ha tutte le carte in regola per dimostrare che un altro modo di consumare esiste e funziona, ora sta a noi dargliene la possibilità.