Tempo ordinario - 12 settembre 2015
Libro di Tobia (cap. 1, 2, 3, 4 e 5)
IL DRAMMA DI DUE FAMIGLIE
Prologo
1 Libro della storia di Tobi, figlio di TobiÃĻl, figlio di AnaniÃĻl, figlio di AduÃĻl, figlio di GabaÃĻl, figlio di Raffaele, figlio di Raguele, della discendenza di AsiÃĻl, della tribÃđ di NÃĻftali. 2Al tempo di Salmanà ssar, re degli Assiri, egli fu deportato dalla città di Tisbe, che sta a sud di Kedes di NÃĻftali, nell'alta Galilea, sopra Asor, verso occidente, a nord di Sefet.
Racconto autobiografico
3Io, Tobi, passavo tutti i giorni della mia vita seguendo le vie della verità e della giustizia. Ai miei fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte elemosine. 4Mi trovavo ancora al mio paese, la terra d'Israele, ed ero ancora giovane, quando la tribÃđ del mio antenato NÃĻftali abbandonÃē la casa di Davide e si staccÃē da Gerusalemme, la sola città fra tutte le tribÃđ d'Israele scelta per i sacrifici. In essa era stato consacrato il tempio, dove abita Dio, ed era stato edificato per tutte le generazioni future. 5Tutti i miei fratelli e quelli della tribÃđ del mio antenato NÃĻftali facevano sacrifici su tutti i monti della Galilea al vitello che Geroboamo, re d'Israele, aveva fabbricato a Dan. 6Io ero il solo che spesso mi recavo a Gerusalemme nelle feste, per obbedienza a una legge perenne prescritta a tutto Israele. Correvo a Gerusalemme con le primizie dei frutti e degli animali, con le decime del bestiame e con la prima lana che tosavo alle mie pecore. 7Consegnavo tutto ai sacerdoti, figli di Aronne, per l'altare. Davo anche ai leviti, che prestavano servizio a Gerusalemme, le decime del grano, del vino, dell'olio, delle melagrane, dei fichi e degli altri frutti. Per sei anni consecutivi convertivo in denaro la seconda decima ogni anno e andavo a spenderla a Gerusalemme. 8La terza decima poi era per gli orfani, le vedove e i forestieri che si trovavano con gli Israeliti. La portavo loro ogni tre anni e la si consumava insieme, come vuole la legge di MosÃĻ e secondo le raccomandazioni di DÃĻbora, moglie di AnaniÃĻl, la madre di nostro padre, poichÃĐ mio padre, morendo, mi aveva lasciato orfano. 9Quando divenni adulto, sposai Anna, una donna della mia parentela, e da essa ebbi un figlio che chiamai Tobia. 10Dopo la deportazione in Assiria, quando fui condotto prigioniero e arrivai a Ninive, tutti i miei fratelli e quelli della mia gente mangiavano i cibi dei pagani; 11ma io mi guardai bene dal farlo. 12PoichÃĐ restai fedele a Dio con tutto il cuore, 13l'Altissimo mi fece trovare il favore di Salmanà ssar, del quale presi a trattare gli affari. 14Venni cosÃŽ nella Media, dove, finchÃĐ egli visse, conclusi affari per conto suo. Fu allora che a Rage di Media, presso GabaÃĻl, fratello di Gabri, depositai in sacchetti la somma di dieci talenti d'argento.
15Quando Salmanà ssar morÃŽ, gli successe il figlio Sennà cherib. Allora le strade della Media divennero impraticabili e non potei piÃđ tornarvi. 16Al tempo di Salmanà ssar facevo spesso l'elemosina a quelli della mia gente; 17davo il pane agli affamati, gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo. 18Seppellii anche quelli che aveva ucciso Sennà cherib, quando tornÃē fuggendo dalla Giudea, al tempo del castigo mandato dal re del cielo sui bestemmiatori. Nella sua collera egli uccise molti Israeliti; io sottraevo i loro corpi per la sepoltura e Sennà cherib invano li cercava. 19Ma un cittadino di Ninive andÃē a informare il re che io li seppellivo di nascosto. Quando seppi che il re conosceva il fatto e che mi si cercava per essere messo a morte, colto da paura mi diedi alla fuga. 20I miei beni furono confiscati e passarono tutti al tesoro del re. Mi restÃē solo la moglie, Anna, con il figlio Tobia. 21Neanche quaranta giorni dopo, il re fu ucciso da due suoi figli, i quali poi fuggirono sui monti dell'Ararà t. Gli successe allora il figlio Assarhà ddon. Egli diede ad Achikà r, figlio di mio fratello AnaÃĻl, l'incarico della contabilità del regno: egli ebbe cosÃŽ la direzione generale degli affari. 22Allora Achikà r prese a cuore la mia causa e potei cosÃŽ ritornare a Ninive. Al tempo di Sennà cherib, re degli Assiri, Achikà r era stato gran coppiere, ministro della giustizia, amministratore e sovrintendente della contabilità e Assarhà ddon l'aveva mantenuto in carica. Egli era mio nipote e uno della mia parentela.
1 Sotto il regno di Assarhà ddon ritornai dunque a casa mia e mi fu restituita la compagnia di mia moglie Anna e del figlio Tobia. Per la nostra festa di Pentecoste, cioÃĻ la festa delle Settimane, avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a tavola: 2la tavola era imbandita di molte vivande. Dissi al figlio Tobia: ÂŦFiglio mio, va', e se trovi tra i nostri fratelli deportati a Ninive qualche povero, che sia perÃē di cuore fedele, portalo a pranzo insieme con noi. Io resto ad aspettare che tu ritorni, figlio mioÂŧ. 3Tobia uscÃŽ in cerca di un povero tra i nostri fratelli. Di ritorno disse: ÂŦPadre!Âŧ. Gli risposi: ÂŦEbbene, figlio mio?Âŧ. ÂŦPadre - riprese - uno della nostra gente ÃĻ stato ucciso e gettato nella piazza; l'hanno strangolato un momento faÂŧ. 4Io allora mi alzai, lasciando intatto il pranzo; tolsi l'uomo dalla piazza e lo posi in una camera in attesa del tramonto del sole, per poterlo seppellire. 5Ritornai, mi lavai e mangiai con tristezza, 6ricordando le parole del profeta Amos su Betel:
ÂŦSi cambieranno le vostre feste in lutto,
tutti i vostri canti in lamentoÂŧ.
7E piansi. Quando poi calÃē il sole, andai a scavare una fossa e ve lo seppellii. 8I miei vicini mi deridevano dicendo: ÂŦNon ha piÃđ paura! Proprio per questo motivo lo hanno già ricercato per ucciderlo. à dovuto fuggire e ora eccolo di nuovo a seppellire i mortiÂŧ. 9Quella notte, dopo aver seppellito il morto, mi lavai, entrai nel mio cortile e mi addormentai sotto il muro del cortile. Per il caldo che c'era tenevo la faccia scoperta, 10ignorando che sopra di me, nel muro, stavano dei passeri. Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche, e dovetti andare dai medici per la cura. PiÃđ essi perÃē mi applicavano farmaci, piÃđ mi si oscuravano gli occhi, a causa delle macchie bianche, finchÃĐ divenni cieco del tutto. Per quattro anni rimasi cieco e ne soffrirono tutti i miei fratelli. Achikà r, nei due anni che precedettero la sua partenza per l'Elimà ide, provvide al mio sostentamento.
11In quel tempo mia moglie Anna lavorava a domicilio, 12tessendo la lana che rimandava poi ai padroni, ricevendone la paga. Ora nel settimo giorno del mese di Distro, quando tagliÃē il pezzo che aveva tessuto e lo mandÃē ai padroni, essi, oltre la mercede completa, le fecero dono di un capretto da mangiare. 13Quando il capretto entrÃē in casa mia, si mise a belare. Chiamai allora mia moglie e le dissi: ÂŦDa dove viene questo capretto? Non sarà stato rubato? Restituiscilo ai padroni, poichÃĐ non abbiamo nessun diritto di mangiare una cosa rubataÂŧ. 14Ella mi disse: ÂŦMi ÃĻ stato dato in piÃđ del salarioÂŧ. Ma io non le credevo e le ripetevo di restituirlo ai padroni e per questo mi vergognavo di lei. Allora per tutta risposta mi disse: ÂŦDove sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo si vede bene da come sei ridotto!Âŧ.
1 Con l'animo affranto dal dolore, sospirai e piansi. Poi iniziai questa preghiera di lamento: 2ÂŦTu sei giusto, Signore, e giuste sono tutte le tue opere. Ogni tua via ÃĻ misericordia e verità . Tu sei il giudice del mondo. 3Ora, Signore, ricÃērdati di me e guardami. Non punirmi per i miei peccati e per gli errori miei e dei miei padri. 4Violando i tuoi comandamenti, abbiamo peccato davanti a te. Ci hai consegnato al saccheggio; ci hai abbandonato alla prigionia, alla morte e ad essere la favola, lo scherno, il disprezzo di tutte le genti, tra le quali ci hai dispersi. 5Ora, quando mi tratti secondo le colpe mie e dei miei padri, veri sono tutti i tuoi giudizi, perchÃĐ non abbiamo osservato i tuoi comandamenti, camminando davanti a te nella verità . 6Agisci pure ora come meglio ti piace; da' ordine che venga presa la mia vita, in modo che io sia tolto dalla terra e divenga terra, poichÃĐ per me ÃĻ preferibile la morte alla vita. Gli insulti bugiardi che mi tocca sentire destano in me grande dolore. Signore, comanda che sia liberato da questa prova; fa' che io parta verso la dimora eterna. Signore, non distogliere da me il tuo volto. Per me infatti ÃĻ meglio morire che vedermi davanti questa grande angoscia, e cosÃŽ non sentirmi piÃđ insultare!Âŧ.
Angustia e preghiera di Sara
7Nello stesso giorno a Sara, figlia di Raguele, abitante di Ecbà tana, nella Media, capitÃē di sentirsi insultare da parte di una serva di suo padre, 8poichÃĐ lei era stata data in moglie a sette uomini, ma Asmodeo, il cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima che potessero unirsi con lei come si fa con le mogli. A lei appunto disse la serva: ÂŦSei proprio tu che uccidi i tuoi mariti. Ecco, sei già stata data a sette mariti e neppure di uno hai potuto portare il nome. 9PerchÃĐ vorresti colpire noi, se i tuoi mariti sono morti? Vattene con loro e che da te non dobbiamo mai vedere nÃĐ figlio nÃĐ figliaÂŧ. 10In quel giorno dunque ella soffrÃŽ molto, pianse e salÃŽ nella stanza del padre con l'intenzione di impiccarsi. Ma, tornando a riflettere, pensava: ÂŦChe non insultino mio padre e non gli dicano: ÂŦLa sola figlia che avevi, a te assai cara, si ÃĻ impiccata per le sue sventureÂŧ. CosÃŽ farei precipitare con angoscia la vecchiaia di mio padre negli inferi. Meglio per me che non mi impicchi, ma supplichi il Signore di farmi morire per non sentire piÃđ insulti nella mia vitaÂŧ. 11In quel momento stese le mani verso la finestra e pregÃē: ÂŦBenedetto sei tu, Dio misericordioso, e benedetto ÃĻ il tuo nome nei secoli. Ti benedicano tutte le tue opere per sempre. 12Ora a te innalzo il mio volto e i miei occhi. 13Comanda che io sia tolta dalla terra, perchÃĐ non debba sentire piÃđ insulti. 14Tu sai, Signore, che sono pura da ogni contatto con un uomo 15e che non ho disonorato il mio nome nÃĐ quello di mio padre nella terra dell'esilio. Io sono l'unica figlia di mio padre. Egli non ha altri figli che possano ereditare, nÃĐ un fratello vicino nÃĐ un parente per il quale io possa serbarmi come sposa. Già sette mariti ho perduto: perchÃĐ dovrei vivere ancora? Se tu non vuoi che io muoia, guarda a me con benevolenza: che io non senta piÃđ insultiÂŧ.
Doppio esaudimento
16In quel medesimo momento la preghiera di ambedue fu accolta davanti alla gloria di Dio 17e fu mandato Raffaele a guarire tutti e due: a togliere le macchie bianche dagli occhi di Tobi, perchÃĐ con gli occhi vedesse la luce di Dio, e a dare Sara, figlia di Raguele, in sposa a Tobia, figlio di Tobi, e cosÃŽ scacciare da lei il cattivo demonio Asmodeo. Di diritto, infatti, spettava a Tobia prenderla in sposa, prima che a tutti gli altri pretendenti. Proprio allora Tobi rientrava in casa dal cortile e Sara, figlia di Raguele, stava scendendo dalla camera.
L'AVVENTURA DEL VIAGGIO
Istruzioni paterne a Tobia
1 In quel giorno Tobi si ricordÃē del denaro che aveva depositato presso GabaÃĻl a Rage di Media 2e disse in cuor suo: ÂŦEcco che io ho invocato la morte: perchÃĐ dunque non dovrei chiamare mio figlio Tobia e informarlo, prima di morire, di questa somma di denaro?Âŧ. 3ChiamÃē il figlio e gli disse: ÂŦFiglio, quando morirÃē, dovrai darmi una sepoltura decorosa; onora tua madre e non abbandonarla per tutti i giorni della sua vita; fa' ciÃē che ÃĻ di suo gradimento e non procurarle nessun motivo di tristezza. 4RicÃērdati, figlio, che ha corso tanti pericoli per te, quando eri nel suo seno. Quando morirà , dovrai darle sepoltura presso di me, in una medesima tomba.
5Ogni giorno, o figlio, ricÃērdati del Signore; non peccare nÃĐ trasgredire i suoi comandamenti. Compi opere buone in tutti i giorni della tua vita e non metterti per la strada dell'ingiustizia. 6PerchÃĐ se agirai con rettitudine, avrai fortuna nelle tue azioni. 7A tutti quelli che praticano la giustizia fa' elemosina con i tuoi beni e, nel fare elemosina, il tuo occhio non abbia rimpianti. Non distogliere lo sguardo da ogni povero e Dio non distoglierà da te il suo. 8In proporzione a quanto possiedi fa' elemosina, secondo le tue disponibilità ; se hai poco, non esitare a fare elemosina secondo quel poco. 9CosÃŽ ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, 10poichÃĐ l'elemosina libera dalla morte e impedisce di entrare nelle tenebre. 11Infatti per tutti quelli che la compiono, l'elemosina ÃĻ un dono prezioso davanti all'Altissimo.
12Guà rdati, o figlio, da ogni sorta di fornicazione; prenditi anzitutto una moglie dalla stirpe dei tuoi padri, non prendere una donna straniera, che cioÃĻ non sia della stirpe di tuo padre, perchÃĐ noi siamo figli di profeti. RicÃērdati di NoÃĻ, di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, nostri padri fin da principio. Essi sposarono tutti una donna della loro parentela e furono benedetti nei loro figli e la loro discendenza avrà in eredità la terra. 13E ora, figlio, ama i tuoi fratelli; nel tuo cuore non concepire disprezzo per i tuoi fratelli, e per i figli e le figlie del tuo popolo, e tra loro scegliti la moglie. L'orgoglio infatti ÃĻ causa di rovina e di grande inquietudine. Nella pigrizia vi ÃĻ povertà e miseria, perchÃĐ la pigrizia ÃĻ madre della fame. 14Non trattenere presso di te la paga di chi lavora per te, ma a lui consegnala subito; se cosÃŽ avrai servito Dio, ti sarà data la ricompensa. Poni attenzione, o figlio, a tutto ciÃē che fai e sii ben educato in ogni tuo comportamento.
15Non fare a nessuno ciÃē che non piace a te. Non bere vino fino all'ebbrezza e non avere per compagna del tuo viaggio l'ubriachezza. 16Da' del tuo pane a chi ha fame e fa' parte dei tuoi vestiti agli ignudi. Da' in elemosina quanto ti avanza e quando fai elemosina il tuo occhio non abbia rimpianti. 17Deponi il tuo pane sulla tomba dei giusti, non darne invece ai peccatori. 18Chiedi consiglio a ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun buon consiglio. 19In ogni circostanza benedici il Signore Dio e domanda che ti sia guida nelle tue vie e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine, poichÃĐ nessun popolo possiede la saggezza, ma ÃĻ il Signore che elargisce ogni bene e abbassa chi vuole fino al profondo degli inferi. E ora, figlio, ricÃērdati di questi comandamenti, non lasciare che si cancellino dal tuo cuore.
20Ora, figlio, ti comunico che ho depositato dieci talenti d'argento presso GabaÃĻl, figlio di Gabri, a Rage di Media. 21Non temere, figlio, se siamo diventati poveri. Tu hai una grande ricchezza se avrai il timore di Dio, se rifuggirai da ogni peccato e farai ciÃē che piace al Signore, tuo DioÂŧ.
Tobia trova il compagno che lo guiderÃ
1 Allora Tobia rispose al padre: ÂŦQuanto mi hai comandato io farÃē, o padre. 2Ma come potrÃē riprendere la somma, dal momento che lui non conosce me, nÃĐ io conosco lui? Che segno posso dargli, perchÃĐ mi riconosca, mi creda e mi consegni il denaro? Inoltre non sono pratico delle strade da prendere per andare in MediaÂŧ. 3Rispose Tobi a suo figlio Tobia: ÂŦMi ha dato un documento autografo e anch'io gli ho apposto il mio autografo: lo divisi in due parti e ne prendemmo ciascuno una parte; la sua parte la lasciai presso di lui con il denaro. Sono ora vent'anni da quando ho depositato quella somma. CÃĐrcati dunque, o figlio, un uomo di fiducia che si metta in viaggio con te. Lo pagheremo per tutto il tempo fino al tuo ritorno. Va' dunque da GabaÃĻl a ritirare il denaroÂŧ.
4UscÃŽ Tobia in cerca di qualcuno pratico della strada, che lo accompagnasse nella Media. UscÃŽ e si trovÃē davanti l'angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio. 5Gli disse: ÂŦDi dove sei, o giovane?Âŧ. Rispose: ÂŦSono uno dei tuoi fratelli Israeliti, e sono venuto qui a cercare lavoroÂŧ. Riprese Tobia: ÂŦConosci la strada per andare nella Media?Âŧ. 6Gli disse: ÂŦCerto, parecchie volte sono stato là e conosco bene tutte le strade. Spesso sono andato nella Media e ho alloggiato presso GabaÃĻl, un nostro fratello che abita a Rage di Media. Ci sono due giorni di cammino da Ecbà tana a Rage. Rage ÃĻ sulle montagne ed Ecbà tana ÃĻ nella pianuraÂŧ. 7Allora Tobia gli disse: ÂŦAspetta, o giovane, che vada ad avvertire mio padre. Ho bisogno che tu venga con me e ti pagherÃē il tuo salarioÂŧ. 8Gli rispose: ÂŦEcco, ti attendo; perÃē non tardareÂŧ.
9Tobia andÃē ad informare suo padre Tobi dicendogli: ÂŦEcco, ho trovato un uomo tra i nostri fratelli IsraelitiÂŧ. Gli rispose: ÂŦChiamalo, perchÃĐ io sappia di che famiglia e di che tribÃđ ÃĻ e se ÃĻ persona fidata per venire con te, o figlioÂŧ. 10Tobia uscÃŽ a chiamarlo e gli disse: ÂŦO giovane, mio padre ti chiamaÂŧ. EntrÃē da lui. Tobi lo salutÃē per primo e l'altro gli disse: ÂŦPossa tu avere molta gioia!Âŧ. Tobi rispose: ÂŦChe gioia posso ancora avere? Sono un uomo menomato negli occhi; non vedo la luce del cielo, ma mi trovo nell'oscurità come i morti che non contemplano piÃđ la luce. Pur vivendo, mi sento tra i morti; avverto la voce degli uomini, ma non li vedoÂŧ. Gli rispose: ÂŦFatti coraggio, Dio non tarderà a guarirti; fatti coraggio!Âŧ. E Tobi: ÂŦMio figlio Tobia vuole andare nella Media. Non potresti andare con lui e fargli da guida? Io ti pagherÃē, fratello!Âŧ. Rispose: ÂŦSÃŽ, posso accompagnarlo; conosco tutte le strade. Mi sono recato spesso nella Media. Ho attraversato tutte le sue pianure e i suoi monti e ne conosco tutte le stradeÂŧ. 11Tobi gli disse: ÂŦFratello, di che famiglia e di che tribÃđ sei? Dimmelo, fratelloÂŧ. 12Ed egli: ÂŦChe t'importa la tribÃđ?Âŧ. L'altro gli disse: ÂŦVoglio sapere con verità , fratello, di chi tu sei figlio e il tuo vero nomeÂŧ. 13Rispose: ÂŦSono Azaria, figlio di Anania il grande, uno dei tuoi fratelliÂŧ. 14Gli disse allora: ÂŦSii benvenuto e in buona salute, o fratello! Non avertene a male, fratello, se ho voluto sapere la verità sulla tua famiglia. Tu dunque sei mio parente, di buona e distinta discendenza! Conoscevo Anania e Natan, i due figli di Semeia il grande. Venivano con me a Gerusalemme e là facevano adorazione insieme con me; non hanno abbandonato la retta via. I tuoi fratelli sono brava gente; tu sei di buona radice: sii benvenuto!Âŧ. 15ContinuÃē: ÂŦTi do come ricompensa una dracma al giorno, e per quanto riguarda il tuo mantenimento lo stesso che a mio figlio. 16Fa' dunque il viaggio con mio figlio e poi ti darÃē ancora qualcosa di piÃđÂŧ. 17Gli disse: ÂŦFarÃē il viaggio con lui. Non temere: partiremo sani, e sani ritorneremo da te, perchÃĐ la strada ÃĻ sicuraÂŧ. Tobi gli disse: ÂŦSia con te la benedizione, o fratello!Âŧ. Si rivolse poi al figlio e gli disse: ÂŦFiglio, prepara quanto occorre per il viaggio e parti con questo tuo fratello. Dio, che ÃĻ nei cieli, vi conservi sani fin là e vi restituisca a me sani e salvi; il suo angelo vi accompagni e vi conduca a salvezza, o figlio!Âŧ.
Tobia uscÃŽ per mettersi in cammino e baciÃē il padre e la madre. E Tobi gli disse: ÂŦFa' buon viaggio!Âŧ. 18Allora la madre si mise a piangere e disse a Tobi: ÂŦPerchÃĐ hai voluto che mio figlio partisse? Non ÃĻ lui il bastone della nostra mano, che ÃĻ sempre stato in casa con noi? 19Non temere di aggiungere denaro a denaro; esso non vale nulla in confronto a nostro figlio. 20Quello che per vivere ci ÃĻ stato dato dal Signore ÃĻ sufficiente per noiÂŧ. 21Le disse: ÂŦNon stare in pensiero: nostro figlio farà buon viaggio e tornerà in buona salute da noi. I tuoi occhi lo vedranno il giorno in cui tornerà sano e salvo da te. 22Non stare in pensiero, non temere per loro, o sorella. Un angelo buono infatti lo accompagnerà , il suo viaggio andrà bene e tornerà sano e salvoÂŧ. 23Ed ella cessÃē di piangere.