Mai incontrato un combinato disposto di arroganza e incompetenza simile. Questa città con questo sindaco non si salva.

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Mai incontrato un combinato disposto di arroganza e incompetenza simile. Questa città con questo sindaco non si salva.

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Caterina Tufarelli Palumbo. La prima sindaca d’Italia
https://www.unadonnalgiorno.it/caterina-tufarelli-palumbo-la-prima-sindaca-ditalia/
La prima sindaca d’Italia è stata una calabrese, Caterina Tufarelli Palumbo, eletta a soli 24 anni, nel comune di San Sosti, piccolo borgo montano nel Parco Nazionale del Pollino, in provincia di Cosenza.
Chiamata Ketty, nacque a Nocara il 25 febbraio 1922 in una famiglia agiata. I suoi genitori erano Giuseppe, avvocato, e la gentildonna Maria Miceli.
Rimasta orfana a pochi mesi venne mandata in collegio a Roma, presso le suore del Sacro Cuore, sino al conseguimento della maturità classica che ottenne col massimo dei voti. Si è laureata poi in giurisprudenza a Napoli.
Nel 1943 sposò Baldo Pisani, anch’egli avvocato, da cui ebbe tre figli.
Il 24 marzo del 1946, quando per la prima volta le donne poterono votare ed essere votate, divenne sindaca di San Sosti.
Tra i suoi primi provvedimenti si registra la nomina del comitato comunale di assistenza, organismo di vitale importanza per far fronte alla dilagante povertà e alla diffusa disoccupazione.
Democristiana, grazie all’amicizia nata ai tempi del collegio romano con le figlie di Alcide De Gasperi, allora Presidente del Consiglio, riuscì a ottenere i fondi per edificare il palazzo comunale con annesso cinema, costruire strade, case popolari, l’acquedotto e il mercato coperto.
Per promuovere l’alfabetizzazione fece costruire scuole e asili nido e anche un orologio cittadino che permetteva alla popolazione contadina di non lavorare oltre le ore per le quali veniva pagata.
Sdoganò l’uso della bicicletta per le donne, considerata al tempo un mezzo di dubbia moralità.
Per oltre trent’anni è stata anche Presidente delle Dame di Carità, dove si è prodigata per persone che vivevano ai margini.
La figura straordinaria di questa donna determinata e altruista è da inserirsi in una realtà caratterizzata da povertà e disagi di vario genere.
A fine consiliatura, nel 1952, lasciò un bilancio consuntivo con tutte le opere realizzate, scusandosi per quello che non era riuscita a fare. Uno degli ultimi atti dell’amministrazione fu l’assunzione di un mutuo presso la cassa depositi e prestiti per 29 milioni, per la costruzione del nuovo edificio scolastico.
In seguito, si dedicò a sostenere la carriera del marito, eletto consigliere provinciale e poi Presidente della Provincia di Cosenza per tre mandati. Scriveva anche articoli e saggi per diverse testate giornalistiche.
Si è spenta a Roma il 7 dicembre 1979, a soli 57 anni. Le è stata intestata una strada nel paese natale e l’aula consiliare a San Sosti.
Nel 2016, l’allora Presidente della Camera, Laura Boldrini l’ha inserita nella Sala delle Donne a Montecitorio dove sono raffigurate donne esemplari che hanno avuto un ruolo di rilievo nella Repubblica italiana.
Rai Storie le ha dedicato una ricostruzione in Donne di Calabria.
Italia Viva del chierese e del carmagnolese ha criticato la collocazione della nuova casa di comunità a Poirino, che sarà situata all'ex scuola Gaidano
Anche “Il Carmagnolese” online riprende le nostre analisi sulla nuova Casa di Comunità da realizzare a Poirino.
Meno problematico sarebbe l’accesso alla tettoia di Piazza Morioni che La stessa Sindaca Mollo aveva inserito nel suo programma elettorale come possibile sede di una Casa della salute.
Italia Viva del chierese e del carmagnolese ha criticato la collocazione della nuova casa di comunità a Poirino, che sarà situata all'ex scuola Gaidano
· Le vie di accesso sono strette,
· Sia l’ingresso principale di Via Gaidano 4 sia l’ingresso secondario di Via Roma 17 sono entrambi in Vie a senso unico;
· L’ingresso principale si affaccia su una strada in forte pendenza.
· Non esiste un parcheggio fruibile nelle immediate vicinanze.
Meno problematico sarebbe l’accesso alla tettoia di Piazza Morioni che La stessa Sindaca Mollo aveva inserito nel suo programma elettorale come possibile sede di una Casa della salute.
Vogliamo ripercorrere gli errori del passato investendo un milione di euro in una nuova struttura sanitaria sovracomunale che presenta le stesse forti criticità dell’ospedale di Moncalieri?
Sarebbe divertente riformulare tutte le professioni al femminile!

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