[…] L’impianto della loro drammaturgia è pertanto, sul piano strutturale, non una trasformazione del reale, ma una sorta di affiancamento misurato che punta a mantenere in una continuità lineare ciò che altrove avrebbe a generare sorpresa, colpo d’effetto. Il loro teatro è dunque linguisticamente in sottrazione, ma nei contenuti non si pone limiti, permettendosi affermazioni destabilizzanti che il linguaggio soltanto confonde, giungendo a definirsi come una scrittura clandestina, una resistenza silenziosa e però irriducibile rispetto alla sovraesposizione “mediatizzante” che ripropone del vero unicamente il contesto della riproduzione e ne spinge i caratteri sul palcoscenico senza che vi sia alcuna distanza critica. […]
Simone Nebbia, Il teatro "a parte": divagazioni dalla realtà.













