"Se lo sportivo esegue un salto verticale dopo una “caduta impegnativa” con l'obiettivo di elevarsi il più in alto possibile ..., queste condizioni costringono il suo sistema nervoso e fisiologico centrale a superare i limiti ordinari. La creazione di tale condizione nel processo allenante è l’intensificazione forzata del regime di lavoro che diventa un potente stimolo allenante. Apparentemente, in queste condizioni, il corpo impegna tutti gli innati meccanismi ideati dalla natura e disponibili per queste ed anche più estreme situazioni ". Per tutti i preparatori che operano nell'ambito di sport dinamici, con particolare riguardo per quelli provenienti dall'atletica leggera, il significato concreto della disamina è evidente: l'utilizzo del sovraccarico naturale, con un'omogenea e funzionale attivazione dei distretti muscolari nella loro correlazione (cosiddette “catene” cinetiche), è sempre preferibile ad un lavoro settoriale con pesi o macchine (per coerenza funzionale ed aspetti biomeccanici) e può comunque implicare - come nel caso in specie dello shock method – condizioni di impegno massimale e sovra-massimale pressoché infinite. Nella pratica empirica quotidiana le mode ci consegnano attività - come il parkour – che ripropongono la naturalità del gesto sportivo in presenza di livelli d'impegno estremi. Tutte queste rielaborazioni non possono prescindere dai pionieri della plyometria, che hanno ispirato i grandi campioni dell'atletica, e non solo, nelle loro routine su gradonate, plinti, o pedane, senza che tuttavia fossero del tutto compresi i sottesi meccanismi d'attivazione neuro-muscolari. #shockmethod (presso Libreria DELLO SPORT Palermo) https://www.instagram.com/p/Biw_3__glq7/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=qneojnm2b6qk













