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Uno, nessuno, centomila: Umberto Simonetta, un milanese da riscoprire.
Talvolta si polemizza sulle mancate convergenze istituzionali, è vero. Eppure, il 2 Ottobre, nell’aerea scenografia della Fondazione Feltrinelli, la communis opinio, per una volta, è stata smentita, perché pubblico e privato hanno unito le forze per un evento di ben quattro ore, aperto a tutti, e magistralmente coordinato dal prof Gianni Turchetta. L’occasione della mobilitazione è riassumibile in un nome: Umberto Simonetta, il milanese “non tanto regolare” che, dopo un’attività prolifica, è stato dimenticato. I colpevoli? I libri di testo, o meglio, per usare le parole di Luca Daino, uno dei relatori invitati, il canone letterario che, nella sua inevitabile selezione, ha finito per falciare un autore di tutto rispetto.
Così, nello spazio di un pomeriggio, Milano e le sue istituzioni, prime fra tutte la storica Biblioteca Sormani e l’Università degli Studi, si sono strette in un ricordo di chi fu Umberto Simonetta e di quello che può dirci ancora oggi. Riassumere un autore poliedrico come Simonetta non è certo cosa da poco; proprio per questo gli organizzatori hanno coinvolto relatori che potessero dominare la sua mosaica produzione artistica. Allora si è parlato di tanti Simonetta. Andrea Aveto ci ha parlato del ragazzo, a cui la madre dice di non fare il giornalista, che, da buon ribelle, scrive in segreto per poi “filare a casa di corsa”, quando scopre che è stato pubblicato su un giornale. Rimanendo nell’ambito scrittorio, Luca Daino e Piero Colaprico hanno ricordato i suoi romanzi, fatti di “personaggi balordi”, aspiranti malavitosi in cerca di “grana facile” e di donne; in difficoltà con entrambe – “a donne anche peggio” legge Luca Sandri, figlio adottivo di Simonetta, doppiatore ed attore che, come gli altri ospiti, si è speso con le sue competenze.
La sua voce si è quindi esibita in brani scelti da Lo Sbarbato, riedito gratuitamente in formato ebook, e dal suo capolavoro, Tirar Mattina, mentre un pubblico variegato ha potuto ascoltare, dal miglior lettore possibile, parole che, ormai da troppo tempo, l’editoria ha scelto di trascurare. I personaggi in scena sono anti-eroi, estranei alla società milanese “retorica, operosa e brava”, quella Milano che guarda storto gli inoperosi e i Peter Pan che c’erano allora come oggi; quegli eterni bambini che rendono Simonetta attuale e pubblicabile ancor oggi. Ma non è finita qui. Alberto Bentoglio è intervenuto, da lettore, ringraziando una collega, Giovanna Rosa, per avergli fatto riscoprire Simonetta, autore di romanzi e di teatro, menzionando il suo intervento salvifico al teatro Gerolamo nel ‘78, le sue rappresentazioni, nonché il complesso rapporto fra la ricerca di un’agognata normalità e un ribellismo sociale che porta i suoi personaggi ad essere, sempre, in guerra col mondo. Se la colpa sia loro o della società non si può dire con certezza. E del resto, come parlare di certezze con un autore che nasconde, dietro l’umorismo, una visione spesso drammatica dell’esistenza? Così, musa tragica e comica si fondono in uno sperimentalismo trasversale, comprendente anche la canzone italiana. Sì, perché come ha ricordato Umberto Fiori, Simonetta fu anche l’autore di brani notissimi come La ballata del Cerutti e Una fetta di limone dell’istrionico Gaber; tanto noti da suscitare in alcuni tra i presenti un’attiva partecipazione. In altre parole, si inizia a cantare. Si accenna a quelle canzoni genuine e popolari che, agli occhi di tanta critica, hanno macchiato il nome dell’autore, rendendo legittima la sua dimenticanza e la sua esclusione dal canone. Eppure, spuntano dei sorrisi di piacere nel canto spontaneo, così come sulle labbra di chi sente leggere di Aldino e “dello Sbarba”, due mondi forse troppo distanti per la critica, ma non per il pubblico, a giudicare dalle reazioni.
Il 2 Ottobre è stato tutto questo: appassionati che si riuniscono per celebrare la multiformità di un artista trascurato dall’intellighenzia, ma amato dal pubblico, che, come la scuola spinazzoliana insegna, è la cosa più importante.
Per concludere, citiamo un altro momento significativo, quasi teatrale: la chiusura delle tende oscuranti per la proiezione di due video, quando il pubblico di uditori si è fatto spettatore, prima, di un’intervista ad Umberto Simonetta che, condotta da Tonino Curagi e Anna Gorio nel 1996, è stata resa disponibile per la prima volta nella sua interezza, anche grazie al Medialogo;
infine, di una testimonianza di Vittorio Zucconi che, avendo conosciuto Simonetta fin dell’infanzia, in quanto collaboratore ed amico del padre, si è lanciato in una rievocazione umanissima e piena d’affetto, utile a far conoscere Simonetta nella sua quotidianità, fino a conclude con un appello sentito: “È vero che oggi non si legge più tanto - afferma - ma, se si vuol rincominciare, che si rincominci dai libri di Umberto Simonetta”.
Giuro che nella seconda foto sono sempre io e non un bambino che mi somiglia..😅
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