– Tu ragioni troppo. Perché mai l'amore va ragionato? – Per amarti di più. Ogni cosa, a farla ragionando, aumenta il suo potere.
Italo Calvino, Il Barone rampante

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Italo Calvino, Il Barone rampante

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Chi afferma di essere del tutto felice e soddisfatto della propria vita secondo me o si droga pesantemente o non è normale. Tutti abbiamo un neo nella propria esistenza e nella propria vita. E va bene così, perché la perfezione non esiste e se anche esistesse sarebbe troppo noiosa da vivere.
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Bramosìa e doppiezza complottano con la più efferata crudeltá
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Ragionando di Stato e di Società
Salvador Dalì – La Tentazione di Sant’Antonio – 1946
Gerardo Gaita
In dottrina ufficiale lo Stato viene definito come quella:
«comunità di individui che detiene il monopolio della forza legittima su un determinato territorio e che dà vita ad un ordinamento in grado di sostenere i suoi interessi generali».
A questa definizione il sottoscritto preferisce di gran lunga quella data dal teorico libertario Murray N. Rothbard il quale inquadra lo Stato come:
«quell’istituzione che possiede una o entrambe (quasi sempre entrambe) le seguenti proprietà: ottiene il suo reddito dalla coercizione fisica conosciuta come “tassazione” e (2) afferma e solitamente ottiene un monopolio imposto dei servizi della difesa (polizia e tribunali) in una data zona territoriale».
Il perché della preferenza è presto detto ed è rintracciabile nella genesi dell’istituzione Stato. Gli Stati sono sorti nel momento in cui alcuni capi famiglia coabitanti si sono sforzati di perseguire, nell’ambito di un determinato territorio, i loro specifici interessi anche attraverso la sottomissione dei più deboli alla loro protezione. In questa storia non può esservi presente, quindi, alcun contratto (sociale), poiché un contratto presuppone la “libertà contrattuale” di tutte le parti in causa (formale ed ancor prima contenutistica), e la formula “sostenere i suoi interesse generali” ha più il sapore del pizzo che di una comunione d’intenti. Lo Stato, dunque, non è nient’altro, o quantomeno sopratutto, che “il risultato di una attività al servizio di interessi prettamente individuali/settoriali”. Gli interessi individuali/settoriali di tutti coloro che possono accedere all’uso dei mezzi politici e burocratici mediante i quali poter poi dominare i processi economici di produzione, scambio e donazione che avvengono nella società civile di riferimento. Dominare questi processi al fine di espropriarne, più o meno subdolamente e più o meno ingentemente, le ricchezze, e garantirsi di conseguenza alcune rendite di posizione.
Per questo motivo ha poco senso affermare lo STATO SIAMO NOI. Quale parte del noi? In quale punto del noi? Quella che in qualche modo usufruisce e si giova del potere di confisca? O quella che in qualche modo subisce, suo malgrado, la confisca?
Alla luce di ciò, ora bisogna affermare che non tutti gli Stati sono uguali, o per meglio dire, pur essendo uguali nella sostanza, essi possono differire enormemente nel grado di rapporto che sussiste al suo interno fra dominanti e dominati.
L’imposizione della volontà statale da parte dei dominanti verso i dominati può essere irresistibile e, pertanto, i primi devono prestare molta cura a non attuare troppi abusi sui secondi se non vogliono innescare forti opposizioni o addirittura rivoluzioni. Oppure, se decidono di abusarne in eccesso, cercare costantemente di convincere i dominati che lo si sta facendo comunque per il loro bene mediante l’implementazione di una congrua, raffinata, e martellante “strategia del Terrore” che renda i dominati assuefatti nell’accettare tutti gli abusi di Stato che si compiono.
Queste due diverse volontà daranno forma, in ultimo, ad organizzazioni statali profondamente divergenti che in astratto possiamo far confluire in due idealtipi.
Nel primo idealtipo abbiamo organizzazioni che, basate su legislazioni ed istituzioni sufficientemente intelligibili, quantitativamente limitate, e prevedibili, non intralceranno più di tanto lo sviluppo di una società civile ricca, dinamica e vivace, dove c’è ampio spazio per un sano decentramento decisionale, dove le relazioni sociali sono governate da forze in larga parte impersonali, dove le dispute giudiziarie possono essere risolte senza incorrere in costi proibitivi e/o in ritardi spropositati. Nel secondo idealtipo abbiamo, invece, organizzazioni che, basate su legislazioni ed istituzioni oltremodo difettose e per quantità ridondanti, tenderanno ad ostacolare a dismisura l’accumulo del capitale economico e umano, dove la società civile langue in un deserto in cui ciascuno pensa che i problemi degli altri non lo riguardino e attende indolentemente che lo Stato risolva sempre tutto, dove lo spazio per un probo decentramento decisionale è scarso se non assente, dove il sistema giuridico è lasciato marcire in una giungla discrezionale.
Il limes che separa i due idealtipi è un confine che nella realtà può essere sottoposto a continue sollecitazioni e divenire, di conseguenza, instabile fino a decadere del tutto. E’ infatti assolutamente evidente, nonché storicamente e attualmente comprovato, che uno Stato nato all’interno del perimetro del primo idealtipo possa scivolare e degenerare nel secondo, producendo, in tal maniera, stagnazione e successivamente lento declino.
Questo processo di degenerazione viene innescato dall’élite dominante nel momento in cui, nel perseguire la sua “caccia alla rendita”, incomincia regolarmente a violentare una ad una le leggi dell’economia; una politica fiscale che diventa tutto fuorché ragionevole, lo svilimento costante della valuta e strutturali trasferimenti intergenerazionali di ricchezza attuati tramite la leva del debito andanti a discapito dei più giovani e/o dei nascituri, sono tra i segni più visibili dell’inizio della fine. Tale processo di degenerazione può essere invertito con volontà pacifica semplicemente liberando la società civile dall’eccessive pretese dello Stato attraverso la concretizzazione di una serie di riforme radicali promosse da una politica che ritorni a sottostare, almeno in buona parte, alle immutabili leggi dell’economia. Più libertà d’impresa, più libero commercio, più rispetto per i diritti di proprietà privata, meno burocrazia, meno clientelismo, meno assistenzialismo, meno confisca. Sono ovviamente queste le prescrizioni per favorire la rigenerazione. Tuttavia, l’inversione, prima o poi, sopraggiungerà comunque, con o senza volontà pacifica, e ritardarne nel tempo il varo significa, in conclusione, solo aumentare i costi complessivi della sofferenza a cui dover far fronte.
Portando a compimento la nostra riflessione, c’è da chiedersi a questo punto se lo Stato sia l’unica forma storica di ordine possibile, ossia, è plausibile edificare e vivere nell’ambito di compagini umane che non siano sottomesse ad alcuna volontà statale, e dove perciò non esistono soggetti che ottengono il loro reddito per il tramite di quella coercizione fisica denominata imposizione fiscale e più comunemente tassazione?
Innanzitutto, va detto che essere contro lo Stato non significa necessariamente essere ostile ai servizi che spesso sono collegati solamente al suo monopolio; essere contro lo Stato non implica che dobbiamo essere avversi alla protezione di forze dell’ordine e di tribunali; essere contro lo Stato non significa essere fautore di un mondo senza ospedali, strade, scuole, moneta, e quant’altro sia segno di civiltà e/o benessere. Si può tranquillamente supporre, al contrario, che tutte le cose al momento realizzate unicamente, o per lo più, dagli Stati, potrebbero essere realizzate, compresi i sistemi giuridici e i servizi di difesa (in tal senso, M.N. Rothbard, Society without a State (Società senza Stato) traduzione di Flavio Tibaldi), da una organizzazione umana basata esclusivamente sui principi e le regole del libero mercato. E realizzate molto probabilmente, a parità di efficienza, a costi decisamente inferiori rispetto a quanto oggi viene costruito grazie alla scure della fiscalità.
Affermare che lo Stato sia una istituzione indiscutibilmente necessaria per mantenere l’ordine sociale è, pertanto, una idea quantomeno non pienamente corroborabile dal punto di vista storico/scientifico. Sul come è possibile giungere, sia nei tempi che nelle modalità, ad una “Società senza Stato” la discussione è allora certamente aperta.
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Rischio Calcolato
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RAGIONANDO DI (N)EURODELIRI
Dopo il mio ultimo post sul tema BCE e Quantitative Easing in salsa europea (del quale ne suggerisco la lettura QUI), sempre sullo stesso argomento, vi propongo alcune riflessioni tratte da alcuni post pubblicati nei giorni scorsi sul mio canale Facebook, che potete seguire QUI.
Si parte con questo primo post:
Prima hanno condannato a morte gli strati sociali più deboli (e non solo) dei paesi mediterranei, dicendo che la Bce non può finanziare (direttamente) i debiti pubblici degli Stati.
Quindi hanno regalato miliardi di euro a banche -altrimenti condannate al fallimento- in modo tale che queste potessero comprare debito pubblico da un lato, e dall’altro incassare tonnellate di interessi per sistemare bilanci allo sfascio. Interessi, pagati dai contribuenti appositamente spremuti di tasse.
Tra poco più di un mese si voterà per le europee, e siccome, anche alla luce del risultato delle elezioni amministrative francesi, temono l’affermarsi di movimenti euroscettici, cambiano strategia.
Quindi, che fanno?
In Italia, per tramite Napolitano, insediano Renzi (non eletto da nessuno, se non in una riunione di condominio) e promettono 80 euro al mese proprio a quegli strati sociali (o parte di essi) che hanno prima distrutto.
Poi, riscrivono (a loro piacimento e secondo le loro logiche) le regole di funzionamento della Bce, aprendo all’ipotesi del quantitative easing da 1000 miliardi di euro, fino a questo momento ipotesi tabù, grazie all’ortodossia del monetarismo tedesco.
Guarda caso, queste due soluzioni arrivano proprio a ridosso delle elezioni europee.
Capolavori di democrazia, si direbbe!
Forse, se la Bce avesse adottato (o avesse potuto adottare) questo tipo di soluzione già dal 2011, magari anche le sorti della democrazia sarebbero state diverse, visti gli strattoni che gli sono stati inflitti.
Poi arriva questo
Si da il caso che, dal 2011 ad oggi, il debito pubblico, nonostante manovre lacrime e sangue varate dai diversi governi che si sono avvicendati, sia salito di circa 200 miliardi. Questo maggior debito è stato assorbito dal sistema bancario italiano, grazie alle aste LTRO messe in campo dalla Bce quasi 3 anni fa.
Si da anche il caso che ad oggi le banche italiane debbano ancora restituire alla Bce qualcosa come 210 miliardi di euro, che dovranno essere rimborsati entro la fine dell’anno e l’inizio del prossimo.
Se la Bce dovesse fare un QE da 1000 miliardi di euro, e suddividere gli acquisti in base alla partecipazione dei singoli stati al capitale della banca centrale, all’Italia arriverebbero meno di 200 miliardi di euro. Soldi che, a quel punto, non potrebbero giungere all’economia reale, poiché ritornerebbero direttamente alla Bce attraverso la restituzione dei prestiti da parte del sistema bancario.
Quindi, de che stamo a parla’?
A cui fa seguito questo post:
Quando si pensa a un possibile QE da parte della BCE, sarebbe appena il caso di ricordare che lo stesso Weidmann, dopo la sua apertura per questo tipo di soluzione, ha precisato che dovrebbero essere acquistati titoli con elevato merito creditizio. Quindi, qualche riflessione al riguardo sarebbe opportuno farla.
Occorrerebbe riflettere anche sul fatto che l’eventuale intervento della Bce dovrebbe essere finalizzato a sbloccare il credito, facendo giungere la liquidità all’economia reale. Cosa che al momento non avviene poiché il sistema bancario, per ragioni già note, osserva grande parsimonia nella concessione di prestiti, oltre ad essere diffidente sulla solidità della ripresa economica. Quindi, l’acquisto secco di titoli, in mancanza di meccanismi incentivanti tali da veicolare la liquidità a favore degli ultimi prenditori di denaro (famiglie e imprese) non risolverà il problema di fondo.
Da aggiungere anche che le banche, per poter prestare denaro, oltre a ricorrere altri presupposti, dovrebbero poterlo fare godendo di buona salute dal punto di vista patrimoniale e di bilancio. Cosa che al momento non avviene.
E poi questo:
Se dovessero fare un QE vero e proprio, dopo aver rinnegato sistematicamente la possibilità di giungere ad una soluzione del genere, perderebbero la faccia. Quindi si inventeranno qualcosa di perverso, idoneo a salvare capra e cavolo.
Che faranno?Difficile dirlo. Ma non sarebbe neanche esclusa l’ipotesi di un QE con la Bce che compri titoli garantiti dal fondo salva stati ESM. Lo stesso Weidmann, qualche giorno fa, ha chiarito che, eventualmente, la Bce dovrebbe acquistare titoli con massimo merito creditizio.
E questo, che a mio avviso è il più importante:
….Pensateci un attimo. Se il QE dovesse essere di 1000 miliardi, non potrebbe mai essere assorbito da titoli di emittenti privati, o ABS o roba del genere. Quindi, penso che buona parte parte di questi 1000 miliardi saranno destinati l’acquisto di debito pubblico. Ora occorrerebbe capire in che modo possano essere ripartiti gli acquisti tra gli stati: lo faranno in base al peso del Pil di ciascuna nazione rispetto al Pil DELL’EUROZONA? Non credo. Forse lo faranno in base alla partecipazione dei singoli paesi alla Bce. A quel punto la Bce dovrebbe acquistare proquota anche i debiti pubblici di paesi con merito creditizio vicino alla spazzatura. Dovrebbe acquistare Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e via dicendo. Pensate davvero la Bundesbank possa aprire ad una ipotesi del genere senza ottenere nessuna garanzia in cambio? Ci sarebbe anche da considerare un paio di aspetti, non del tutto trascurabili.Il primo è che, nel caso dell’Italia, gli acquisti, di fatto andrebbero a finanziare le banche italiane per importi analoghi a quelli che le banche it devono restituire alla Bce, a fronte dei due LTRO. Quindi immagino che non produrrebbero nessun effetto concreto e sperato sull’economia reale.Il secondo è l’eventuale uscita di un paese membro dall’euro. Poniamo il caso che esca l’Italia o la Francia o chicchessia: la Bce si troverebbe con degli attivi svalutati poiché verrebbero (forse) rimborsati nella nuova valuta adottata dal paese che abbandonerà l’uro. Pensate davvero che la Germania, a quel punto, si accolli la ricapitalizzazione della banca centrale? Per non escludere poi il fatto che, forse, a quel punto, l’euro si disintegrerebbe. Ecco perché penso che Germania, in caso di QE, pretenderà la garanzia dell’ESM. Tutto qua. E mi pare anche un percorso logico, questo.
In fine, per concludere, questo:
C’è da aggiungere che, a sfavore dell’ipotesi da me avanzata (cioè quella della garanzia dell’Esm sull’acquisto dei titoli, ndr), ci sarebbe anche da considerare che l’Omt, per quanto non sia stato mai utilizzato, ne uscirebbe comunque depotenziato. Proprio perchè l’Omt prevede l’intervento della Bce sulle scadenze brevi, mentre all’Esm sono riservate le scadenze lunghe. Se l’ESM dovresse garantire il QE, è chiaro che questa eventulità assorbirebbe patrimonio che non potrebbe essere destinato a eventuali interventi successivi dell’Omt, che ne uscirebbe, appunto, depotenziato. Ma forse, a quel punto, diminuirebbe anche l’importanza strategica dell’OMT quale strumento deterrente contro la speculazione, che verrebbe assunta da un BCE più interventista.
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LETTURE SUGGERITE:
TUTTE LE RAGIONI PER ESSERE CONTRARI ALL’AUMENTO DELLA TASSAZIONE SUI RISPARMI
ASSALTO AI RISPARMI
L’IMPOSTA PATRIMONIALE: SE LA CONOSCI LA EVITI
L’ANNO ORRIBILE CHE ATTENDE LA BANCHE ITALIANE
COME ESSERE POLLI (DA SPENNARE) E NON SAPERLO
I RISPARMI AI TEMPI DEL COLERA
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Prima hanno condannato a morte gli strati sociali più deboli (e non solo) dei paesi mediterranei, dicendo che la Bce non può finanziare (direttamente) i debiti pubblici degli Stati.
Quindi hanno regalato miliardi di euro a banche -altrimenti condannate al fallimento- in modo tale che queste potessero comprare debito pubblico da un lato, e dall’altro incassare tonnellate di interessi per sistemare bilanci allo sfascio. Interessi, pagati dai contribuenti appositamente spremuti di tasse.
Tra poco più di un mese si voterà per le europee, e siccome, anche alla luce del risultato delle elezioni amministrative francesi, temono l’affermarsi di movimenti euroscettici, cambiano strategia.
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In Italia, per tramite Napolitano, insediano Renzi (non eletto da nessuno, se non in una riunione di condominio) e promettono 80 euro al mese proprio a quegli strati sociali (o parte di essi) che hanno prima distrutto.
Poi, riscrivono (a loro piacimento e secondo le loro logiche) le regole di funzionamento della Bce, aprendo all’ipotesi del quantitative easing da 1000 miliardi di euro, fino a questo momento ipotesi tabù, grazie all’ortodossia del monetarismo tedesco.
Guarda caso, queste due soluzioni arrivano proprio a ridosso delle elezioni europee.
Capolavori di democrazia, si direbbe!
Forse, se la Bce avesse adottato (o avesse potuto adottare) questo tipo di soluzione già dal 2011, magari anche le sorti della democrazia sarebbero state diverse, visti gli strattoni che gli sono stati inflitti.
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Si da il caso che, dal 2011 ad oggi, il debito pubblico, nonostante manovre lacrime e sangue varate dai diversi governi che si sono avvicendati, sia salito di circa 200 miliardi. Questo maggior debito è stato assorbito dal sistema bancario italiano, grazie alle aste LTRO messe in campo dalla Bce quasi 3 anni fa.
Si da anche il caso che ad oggi le banche italiane debbano ancora restituire alla Bce qualcosa come 210 miliardi di euro, che dovranno essere rimborsati entro la fine dell’anno e l’inizio del prossimo.
Se la Bce dovesse fare un QE da 1000 miliardi di euro, e suddividere gli acquisti in base alla partecipazione dei singoli stati al capitale della banca centrale, all’Italia arriverebbero meno di 200 miliardi di euro. Soldi che, a quel punto, non potrebbero giungere all’economia reale, poiché ritornerebbero direttamente alla Bce attraverso la restituzione dei prestiti da parte del sistema bancario.
Quindi, de che stamo a parla’?
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Quando si pensa a un possibile QE da parte della BCE, sarebbe appena il caso di ricordare che lo stesso Weidmann, dopo la sua apertura per questo tipo di soluzione, ha precisato che dovrebbero essere acquistati titoli con elevato merito creditizio. Quindi, qualche riflessione al riguardo sarebbe opportuno farla.
Occorrerebbe riflettere anche sul fatto che l’eventuale intervento della Bce dovrebbe essere finalizzato a sbloccare il credito, facendo giungere la liquidità all’economia reale. Cosa che al momento non avviene poiché il sistema bancario, per ragioni già note, osserva grande parsimonia nella concessione di prestiti, oltre ad essere diffidente sulla solidità della ripresa economica. Quindi, l’acquisto secco di titoli, in mancanza di meccanismi incentivanti tali da veicolare la liquidità a favore degli ultimi prenditori di denaro (famiglie e imprese) non risolverà il problema di fondo.
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Se dovessero fare un QE vero e proprio, dopo aver rinnegato sistematicamente la possibilità di giungere ad una soluzione del genere, perderebbero la faccia. Quindi si inventeranno qualcosa di perverso, idoneo a salvare capra e cavolo.
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C’è da aggiungere che, a sfavore dell’ipotesi da me avanzata (cioè quella della garanzia dell’Esm sull’acquisto dei titoli, ndr), ci sarebbe anche da considerare che l’Omt, per quanto non sia stato mai utilizzato, ne uscirebbe comunque depotenziato. Proprio perchè l’Omt prevede l’intervento della Bce sulle scadenze brevi, mentre all’Esm sono riservate le scadenze lunghe. Se l’ESM dovresse garantire il QE, è chiaro che questa eventulità assorbirebbe patrimonio che non potrebbe essere destinato a eventuali interventi successivi dell’Omt, che ne uscirebbe, appunto, depotenziato. Ma forse, a quel punto, diminuirebbe anche l’importanza strategica dell’OMT quale strumento deterrente contro la speculazione, che verrebbe assunta da un BCE più interventista.
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