Hoy @talco_punkchanka en @elcantoral 20:00 hrs es la cita, cáiganle #SomosWEIRD #Talco #punkchanka https://www.instagram.com/p/BxlZNzGFCb-/?igshid=aetmx4562kx3

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TALCO - Combat Circus
Come sta andando il tour in giro per l'Europa? Per adesso tutto bene! Abbiamo fatto le prime quindici date più o meno e devo dire che le nostre aspettative sono state superate perché non ci aspettavamo di fare pienoni in Italia e anche in Spagna c'erano delle sfide un po' difficili! Alcune sale erano da 2000 persone e abbiamo fatto molti sold out fino ad ora, quindi sta andando tutto alla grande!
Se dovessi descrivere i Talco a chi ancora non vi conosce, come li descriveresti? Siamo un gruppo che si autodefinisce “punkchanka”, un mix di molti generi musicali che ci piacciono con la base di Manu Chao, La Mano Negra, un po' più in chiave punk però comunque mischiamo molti generi come fanno loro: il punk, lo ska, il folk italiano, il balcanico. Cerchiamo di mischiarli e creare il nostro stile perché comunque sei all'interno di stili già collaudati, non stai inventando niente, ma cerchi di renderlo un po' più personale!
Come siete nati e come avete scelto il nome? Il nome è un po' demenziale nel senso che all'inizio eravamo degli studenti che facevano canzoni a caso, quando poi il progetto è diventato un po' più serio abbiamo mantenuto comunque il nome.
Com'è nato “Silent Town”? Ho letto che prende spunto dall'omonimo libro e conclude una trilogia... Io scrivo tutte le canzoni e l'ho vissuto un po' diversamente rispetto agli altri perché l'ho vissuto in viaggio, essendo sempre in tour lo facevo con il computer e poi ci lavoravamo insieme. I nostri dischi partono sempre da una nostra visione della situazione italiana e cerchiamo di trattare delle tematiche che partono dall'Italia però poi si espandono a livello internazionale, dato che suoniamo molto all'estero. Con “Silent Town” volevamo parlare di alcuni lati dell'attualità italiana di cui non avevamo parlato nei dischi precedenti, però per cercare di non essere tediosi e ripetitivi abbiamo pensato di fare una storia nostra, basata un po' sul realismo magico, perché alla fine quelle sono le nostre letture! Abbiamo così costruito questo intreccio in cui ogni cosa è il tassello di un puzzle: il disco completa il libro e viceversa, non c'è una gerarchia in queste cose. In questa storia abbiamo cercato di raccontare tutto quello che ci interessava relativamente all'Italia e che avevamo lasciato un po' in sospeso.
Come nasce una vostra canzone? C'è una routine creativa? Sì! Innanzitutto non abbiamo scadenze; dopodichè io a casa con la chitarra solitamente comincio a trovare il ritornello della voce e il ritornello dei fiati, perché sono quelle le cose su cui a livello artistico si basano i Talco. Una volta funzionate quelle cerco di costruire la struttura, registrando tutto a casa mia con la batteria in midi, dopodiché lo arrangiamo e andiamo in studio a registrarle. Di solito, ad esempio con “Silent Town”, quello che è successo è che avevamo un 20/25 canzoni però abbiamo deciso di registrare un cd volendo valorizzare al massimo le potenzialità di quel disco, non lasciando momenti vuoti. Negli altri dischi (poi essendo mie sono molto critico!) abbiamo lasciato dei momenti in cui si allentava la tensione, in “Silent Town” abbiamo raggiunto l'obiettivo che volevamo all'inizio.
Un consiglio che ti sentiresti di dare ai giovani che stanno intraprendendo adesso la carriera musicale? La prima cosa che mi viene in mente è non dare retta a nessuno, nel senso che molta gente si mette a suonare “alla maniera di..” per paura di esporsi troppo; io credo che la creatività sia sempre premiata, in un modo o nell'altro; logicamente in Italia è un po' più difficile perché non c'è molta meritocrazia in questi casi. C'è molta gente che tende a demonizzarti, a criticarti, a scartarti perché non hai la voce di Anastacia o di chissàchi... con i talent alla fine è questo che si è creato: si è perso un po' il talento, la creatività personale che ognuno di noi ha. Il primo consiglio che mi viene in mente è quello di essere se stessi, fare quello che piace maggiormente e con il proprio modo di pensare!
Com'è il rapporto con i vostri fan? Béh, ne abbiamo due nel backstage adesso! Molto buono! Nei limiti del possibile cerchiamo di stare insieme alla gente dopo i concerti, magari in alcuni casi se siamo troppo stanchi andiamo subito a dormire, ma cerchiamo di stare a contatto con loro quanto più possibile! In linea di massima cerchiamo di avere quanto più possibile un contatto diretto con la gente: a Madrid siamo stati svegli fino alle sette in aftershow! È importante, è una cosa normale da vivere, ma a volte ho notato che appena un gruppo inizia a fare 500/1000 o 2000 persone crede di essere Bruce Springsteen ed è una cosa che ammazza la musica e il rapporto tra le persone. Tu stai facendo di una tua passione un lavoro, sei fortunato che la gente ti segue, ma devi anche essere grato che quella gente ti segua, altrimenti quel lavoro non lo puoi svolgere!
Sogni nel cassetto e speranze per il futuro a breve termine? In realtà sogni nel cassetto... suonare tanti, tanti, tanti anni ancora! Mi sto divertendo molto: ogni anno mi dico “magari mi passerà” e invece ogni anno capisco che è la mia vita. A breve termine sicuramente c'è la volonta di continuare con i sold out, fare tanti festival, quel centinaio di concerti che ci siamo prefissati per quest'anno e riuscire a non saturare nessun ambiente: questo ci permette di poter suonare ancora per molti anni.
C'è una domanda che nessuno fa durante le interviste a cui vorresti rispondere per parlare di qualcosa che ti sta a cuore? Sì, ci sono delle cose che non vengono mai chieste a gruppi come noi perché essendo impegnati politicamente la gente si concentra o sulla carriera o sul lato politico. A noi non hanno mai chiesto molte cose sui nostri rapporti, sul perché abbiamo fatto determinate scelte... ci sono molte cose sul lato intimo e personale, non private, che la gente di solito nelle interviste tende a ignorare! Avendo fondato i Talco, la cosa su cui abbiamo sempre lavorato e che richiamiamo all'attenzione è il mantenimento di un'etica in tutto quello che facciamo. Siamo un gruppo di amici e la cosa deve rimanere comunque sempre come all'inizio anche se le cose si allargano, entra gente nella famiglia... ci sono delle volte in cui molti gruppi sfruttano l'immagine della “famiglia”, della “crew” e in realtà è un fatto promozionale; a noi che non viene chiesto invece sembra una cosa fondamentale e la viviamo per davvero. Io e il chitarrista ci conosciamo sin dalla nascita; i fiati sono del Centro Italia e anche se non li vediamo tutti i giorni, abbiamo un rapporto molto stretto: non c'è differenza tra musicista e crew, c'è un ambiente familiare che non rendiamo pubblico perché non lo riteniamo un fatto promozionale, ma ci fa strano che la gente ci consideri più un partito politico che una banda di amici!