Un paio d’anni dopo l’epilogo di Stella Noris, e una parentesi biografica, con Pino Cacucci ai testi, entrambi al servizio di Jim Morrison, il percorso si fa audace, indagine dell’immaginario erotico, senza lesinare coi dettagli, penetrando nei generi, bondage, fem-dom, omaggi a Betty Page, corpi pneumatici e narrazione ad alto voltaggio, in un cui la figura femminile la fa da padrona, ma è proprio quel gioco di cromie a separare nettamente il suo lavoro, una polaroid dei sensi, malizioso ma non ammiccante, esplicito ma non volgare, dalla poco appetibile deriva porneggiante che invece ha contagiato altri autori italiani.
Baldazzini c’è, non ci fa.
Interessante notare come lo stesso segno abbia portato a sviscerare istanze del tutto diverse, il coevo Prof. Bad Trip è incredibilmente vicino all’autore emiliano ma è figlio della psichedelia e della cultura underground americana, non a caso illustrerà  Il pasto nudo di William Burroughs, quel segno, portato alle estreme conseguenze, si rivela efficacissimo nella resa del romanzo cyberpunk. Oppure, basti scorrere le pagine di Black hole di Charles Burns, già colonna estera del gruppo Valvoline di cui erano parte integrante anche Brolli e Igort, da sempre amici di Baldazzini, al cui tratto sono contigui gli stilemi di Burns, funzionali però, in quel volume, all’esplorazione di una sessualità ben diversa: viaggio metaforico alla scoperta del corpo in epoca adolescenziale, sullo sfondo di un’epidemia dai risultati drammatici.