esegesi del tempo che passa
Il sabato due anni fa si pranzava con gli spaghetti al salmone, il tempo scorreva sul piano cottura e le zucchine hanno sostituito il nobile pesce dalle carni rosee. L'angolo del pianoforte due anni fa era il posto degli occhiali da vista di mia madre. La fautrice della mia esistenza suonava quindi il piano con puntualità ,le suddette lenti hanno stazionato lì con sufficiente assiduità da aver visto il tempo scorrere mutare copiosamente la forma delle cose che non si vedono. Un pomeriggio umido di agosto camminavamo su una strada in discesa quando sentimmo delle urla sulla destra, oltre un cespuglio dalle foglie aride per il troppo caldo. Il tuo sgomento era palpabile e senza necessità di chiedere mi dicesti che i litigi ti intimoriscono. La tua dichiarazione, per reazione contraria, mi provocò un certo sgomento, eppure tra noi due non ce n'era mai stato il bisogno, di dirsi le cose urlando o di chiarirsi le idee a pugni in faccia. A sua volta questa mia osservazione mi intimorì ulteriormente: come può un oceano garantire la sua mutevolezza all ecosistema vivendo di calma piatta? All'acqua serve erodere la roccia al vento spazzare via le foglie vecchie distruggere è in sè creare e viceversa. Ma la stagione della distruzione non rientrava nel nostro calendario, nel nostro ameno vederci di sfuggita e condividere il condivisibile, non ci è mai stato dato il tempo di distruggere insieme, che già era tanto la concessione di viverci vicino qualche sera. Non ci è mai appartenuto nulla di quello che avevamo attorno eppure ci siamo sempre trovati comodi anche a dormire sulla roccia salata. Non c’è mai stato davvero il tempo di deciderci veri o abitudinari, le nostre cose il nostro citazionismo sono andati poi a scemare con il tempo, quello che scorre quando ti cerco e non riesco a vederti neanche da lontano, quello che scorre mentre aspetto e innaffio i fiori. La distanza è il litigio involontario che più divide e meno riesce a farsi spazio nella caotica routine di cui entriamo forzatamente a far parte. Le nostre ore contate non ci hanno concesso l’ ausilio dello scontro. Poi è tutto un tornare a casa e scoprire che il dissidio si nasconde proprio nel quotidiano ripetersi delle cattive abitudini che incompatibili si aggregano sotto lo stesso tetto e ne fanno pian piano crollare le fondamenta e l' ideale scompare sotterrato smentito. Adesso mi siedo a suonare e contemplo quel paio di lenti con ammirazione: la tenacia di resistere al cambiamento, loro, che in fatto di osservazione sono campionesse. Delle urla del silenzio delle maschere crepate del risultato di una partita fallimentare che ci accingiamo ancora a giocare dei miei calci contro le persiane verde scuro dell orgoglio di mio padre, lui il pianoforte non lo ha mai suonato. Chissà se ogni tanto, la donna che mi ha serbato in se per il lasso di tempo necessario, inforcando gli occhiali non noti attraverso le lenti l'incrinatura temporale che sui nostri corpi è scritta in bassorilievo.














