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Chi sono i disabili?
Ha fatto bene Luisa Maria Patruno, nel blog elettorale che tiene sull’Adige, a parlare della “scoperta” dei disabili da parte di molti candidati a queste elezioni provinciali. Anche i partiti tuttavia, quando si tratta di preparare la propria lista, cercano il disabile da proporre come emblema di una particolare attenzione a certe tematiche. Facendo parte della categoria mi sento libero di fare alcune considerazioni.
Il candidato del Movimento 5 stelle Gian Piero Robbi, costretto in carrozzina, se la prende con Fabio Pipinato (UPT), che fa la sua campagna a piedi tra i paesi del Trentino, perché ad Arco si è messo su di una sedia a rotelle per capire i bisogni dei disabili. Detta così sembra la solita trovata per ottenere visibilità. Ma non è da oggi che Pipinato, fisioterapista, si occupa di certi temi, lavorando con vari gruppi e associazioni.
Altri invece parlano veramente a sproposito. Dobbiamo però restare ancorati alla realtà, capendo bene che “l’uguaglianza delle opportunità” anche per i diversamente abili è una questione di lungo periodo. È comunque positivo che i riflettori – anche se il più delle volte strumentalmente – si accendano su problemi che un tempo venivano oscurati e rimossi.
Bisogna parlare di “cittadini disabili”, conclude il suo ragionamento Patruno. È giusto, ma è difficilissimo. Nessuno può scagliare la prima pietra: purtroppo le etichette perdurano e si estendono ad altre categorie come le donne o gli omosessuali. Prima, per esempio, emerge il proprio orientamento sessuale: vieni candidato per quel motivo, perché sei diverso o perché rappresenti una minoranza, non per quello che sei (e in cui credi). Anche questo però sembra inevitabile almeno finchè resteranno diffusi stereotipi e pregiudizi.