Ho dato così tanto amore a lei, che ora non mi ricordo più come ci si ama.

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Ho dato così tanto amore a lei, che ora non mi ricordo più come ci si ama.

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Teatro Italia, Venezia.
Tu.
Ho detto così tante volte “Sei bellissima” alle persone che per un periodo della mia vita neanche le parole avevano un senso e tu sai quanta importanza do alle parole.
Ricordo la prima volta che ti ho vista: capelli lunghi e ricci, occhiali e due occhi marroni pieni di semplicità, già in quel momento io pensavo “E’ bellissima”, ma non aveva senso dirlo ad una persona che avevo appena conosciuto.
Tu lo faresti mai? Andare a dire ad una persona appena conosciuta “Sei bellissimo?”, sarebbe strano, no?
Eppure tu lo eri, ma non te l’ho detto quella sera.
Non credo di avere reagito a nessun altro: “Sei bellissima” dopo quella sera, riferito a nessun’altra, almeno non con lo stesso sguardo che ho dato a te in quel lontano Agosto 2016.
Mi è capitato di guardarti altre volte dopo la famosa prima sera che ti ho conosciuto, dove ti abbia osservato e pensato solo a: “Wow, è davvero bellissima” .
Sto parlando di quando la mia scelta tra tutte le ragazze dell’universo era centrata su di te, te e basta.
Avevi un vestito nero, capelli lunghi, ma piastrati e lisci, sempre con due occhi pieni di semplicità, ma con tanta voglia di essere se stessa ed amata, ma ancora non sapevi cosa potesse realmente significare tutto ciò.
Strana la vita.
Ti mette davanti a persone che non conoscevi prima e ti dice solo: “Gestiscitela tu ora, io vi lascio soli” e tu ti devi arrangiare.
Ho fatto tanti errori prima di mettere la testa a posto e tu lo sai, tu li hai vissuti i miei errori, ma non c’è stato giorno in cui tu mi facevi sentire una persona migliore.
Dopo mesi, eccomi ancora lì, a pensare a te e ancora una volta alla famosa frase: “E’ bellissima”.
Io vivevo all’estero e tu, senza pensarci due volte, senza scappare troppo dalla realtà, sei venuta a trovarmi e come sorpresa ti ho portato a vedere un Musical.
Quella sera però è stata l’ultima volta che ho pensato: “E’ bellissima”.
Si.
Non aveva più senso dirlo. Non mi piacevi più, non come prima.
Quella sera avevi capelli, sì, ricci, ma più corti, li avevi tagliati e ci stavi pure bene.
Quella sera però, come ti stavo dicendo, fu la sera in cui ho smesso di vederti come quella ragazza con occhi pieni di semplicità.
Eri cambiata, non eri più tu.
Quella sera, per la prima volta, ho pensato: “Lei è davvero perfetta per me” e non c’è giorno che passa che io non lo pensi.
“Sei perfetta” questo è quello che penso ogni mattina alzandomi dal letto, guardando il tuo messaggio del “Buongiorno”.
Ho detto così poche volte “E’ perfetto” alle persone che, solo quando sono sicuro di poterlo dire, uso quelle parole e tu sai quanta importanza do alle parole.
“Sei perfetta lo sei davvero, per me”.
- Ricordounbacio -
Sei bellissima, lo sei sempre stata.
Era passato così tanto tempo che ciò che ricordavo di lei ormai era solo il suo nome. Non ricordavo nemmeno quanto fosse bella con i capelli legati a coda di cavallo, le bastava un semplice elastico nero fra i capelli, e, rimaneva sempre bellissima. “Ciao” mi disse, ma senza la paura di sembrare sciocca. “Ehi” risposi io, confuso. “Come stai?” esitò. “Sì...” aggiunsi, non aveva senso, non aveva per niente senso, ma fu l'unica cosa che mi venne in mente in quel momento. “Si cosa?” rise sopra lei. “Sì... Cioè, sto bene...” la guardai e a voce abbastanza alta dissi: “...Mi manchi”. Doveva rimanere un pensiero, ma con lei i miei pensieri dovevano essere detti a voce alta, era una nostra promessa, fatta tempo addietro. Non mi esprimo molto con le persone, so che feriscono e quindi meno la gente sa di me, meglio è. Eppure, ricordo che lei un giorno mi disse, di punto in bianco: “Tu, ogni volta che fai un pensiero, di qualsiasi tipo e sei con me, devi dirlo a voce alta”. Quando le uscì dalla bocca quella frase, io iniziai da quell'istante, dicendole: “Sei bellissima” e lei sorrise. “Si... Cioè, sto bene, mi manchi” dissi a voce abbastanza alta. “Stai mantenendo la promessa fatta, bravo! Anche io sto bene! Sono stanca, ma tutto sommato me la cavo” finì lei. Mi diede un abbraccio e se ne andò per la sua strada. Non ricordavo i suoi capelli con un elastico, figuriamoci se mi fossi ricordato un suo abbraccio, così mi girai, le bussai alle spalle e non appena si girò la baciai. Fu un bacio inaspettato, freddo e caldo, per niente umido. “Cosa.. che...” era confusa. “Ho sempre avuto questa curiosità” “Ovvero?” sempre più confusa. “Non ho mai provato le tue labbra, me ne sono andato prima di poterle provare, credendo che, non appena fossi tornato, sarebbero state lì ad aspettarmi... Ma la vita non è fatta per le attese, la vita è fatta per essere vissuta...” “Non capisco...” m'interruppe. “...Nemmeno io” dissi io “...solo che dovevo provarle, ero incompleto e mi dispiace, ma avevo bisogno di viverti, almeno una volta”. “Ma..” “Scusa” dissi io, mi girai e tornai sui miei passi. Non mi girai, non volevo, non sapevo nemmeno cosa avrei voluto che accadesse; eppure accadde qualcosa. Mi busso le spalle, mi girai e con tutte le giustificazioni, mi tirò uno schiaffo in faccia. “Tu mi conosci! Coglione” urlò. “Io... non ricordo più chi sei” dissi, toccandomi con la mano fredda la guancia colpita. “Tu mi conosci benissimo e sai che...” notai i suoi occhi, erano lucidi. L'ultima volta che la vidi con la stessa espressione, fu la volta che decisi di provare una nuova vita, lontano da tutto e tutti. “Tu sai che sono la stessa persona che hai descritto, prima di partire a migliaia di chilometri da tutti e da me.. ricordi?” “...Fragile come una foglia, ma robusta come le radici di un albero” conclusi la sua frase. “Sì.. Sono sempre io. Tu eri la mia ninfa e io il tuo albero preferito” disse con una lacrime che le scendeva sul lato sinistro del viso. “Ho voglia di baciarti...” fu un pensiero, ma non mio. “Cosa?” dissi, confuso. “Ho voglia di baciarti... questo fu quello che pensai prima che tu riaccendessi la macchina, alle 3 di notte, nel parcheggio sotto casa mia, prima di partire per l'avventura della tua vita... Ma poi ho pensato: se glielo dico, lo fermerei e basta. Lui deve vivere la sua vita. È il meglio per lui.” “Testa di cazzo.” urlai io “...Io avrei voluto baciarti, non tu a me. Io. Ma poi ho pensato, lei deve fare la sua vita e io non posso farne parte da distante, lei deve essere amata da qualcuno che ci possa essere sempre, in ogni momento.” conclusi, con gli occhi ormai pieni di sentimenti trasformati in lacrime. “Tu...” disse. “Sei bellissima” continuai io. “Tu, sei la testa di cazzo” aggiunse lei. “E tu sempre bellissima” conclusi. Le diedi un abbraccio così forte che le sue costole erano quasi a contatto con le mie. Passai poi le mie dita fra i suoi occhi, asciugandoli e chiedendole di dirmi sempre ciò che pensava, in qualsiasi occasione. Lei sorrise, rispose che l'avrebbe fatto sicuramente, poi, con tutta la sua eleganza, mi salutò e con un sorriso, tornammo alle nostre vite, senza più vederci per un periodo, che ormai, dopo anni, non ha più importanza.
Fragile come una foglia, ma robusta come le radici di un albero.
ricordounbacio (G)

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Break time.
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Scappo non di paura, ma per rancore, rancore per avermi lasciato andare.
(via frescosoffiodivento)
Era finita già da tempo, ma la speranza che potesse rinascere qualcosa tra di noi mi rimaneva sempre. Eravamo in macchina e ricordo le sue labbra muoversi, ma senza un vero suono, senza un vero perché. “Hai mai pensato ad un futuro, dove ci siamo noi due assieme? È solo curiosità” chiesi. “Uno serio serio?” ribatte. “Si, uno dove, anche se ora non siamo più niente, dove io e te viviamo dentro una casa, con dei gatti, che a te piacciono tanto e con dei figli... o anche no.. Si, insomma, un futuro assieme..” chiesi sentendomi totalmente stupido. “È capitato una volta, ma non c' ho mai pensato sul serio, sembrerebbe una cosa carina... a cui pensare...” rispose, sentendosi in imbarazzo. Siamo sempre stati così: litighiamo e poi torniamo, per poi tornare sempre al punto di partenza. Siamo un grande punto di domanda. “Io ti vedo in cucina, poco prima di cena, mentre stai per cucinare una pasta. La pentola calda è già piena d'acqua sul fornello e non appena mi vedi entrare da quella porta, fai un sospiro di sollievo. Non perchè sono tornato da lavoro e sei felice di vedermi, beh anche quello, ma soprattutto perchè sai di essere un disastro in cucina e speri che io arrivi prima, proprio per cucinarti qualcosa che tu adori.” dissi fantasticando a voce alta. “Ma smettila, che io so cucinare meglio di te! Potrei anche cucinare ora, solo che sono stanca e i miei genitori stanno dormendo” rispose, facendomi tornare al mondo reale con quell'ultima frase. “Io fantastico su un mondo parallelo e futuro con te, quando non so nemmeno chi sono ora. Per poi tornare al vero punto di partenza: spariamo dalle nostre vite senza un valido motivo.” ribattei. “Pensi mai a questo?” chiesi. “A questo cosa? Al fatto che ci troviamo per parlare e poi finiamo col salutarci con nemmeno uno sguardo?” chiese lei, quasi come domanda retorica, ma per sicurezza risposi: “Si” “Certo che ci penso! Ci pensò non appena esco dalla tua cazzo di macchina! Prima penso: ma perchè è così coglione e poi penso, perchè cazzo non mi bacia invece di dire tutte quelle stronzate!” “Tu, tu... Tu cosa?” urlai, fermandola. “Io, tu... tu cosa? Cioè..” e la situazione cambiò, mi fece quasi un rimprovero: “sai, sei bravo a cucinare e c'hai ragione sul fatto che dovresti cucinare tu nel nostro futuro. Sei bravo a letto, sei bravo nel parlare, in quasi tutto, sei perfetto. Eppure non appena salgo qui dentro spero di finire con un tuo bacio e non con il litigare, ma non accade mai.” concluse, con tono triste, a pezzi. “Senti, io non è vero che sono perfetto, ma guardami, guardaci, siamo sempre qui. Io voglio cambiare quel punto di partenza che dobbiamo affrontare ogni volta. Io sono qui per dirti che ho bisogno di te nella mia vita. Sono stanco di litigare e perderti per mesi, quando quei mesi potrei passarli con te” aggiunsi io. “Si, sarebbe proprio un sogno..” concluse lei. La guardai e ricambiò fissando il mio volto. “Tu lo sei, ragazzina” conclusi io. “Forse è meglio che me ne vada” disse lei. “Stai...ancora poco, anche se in silenzio. Voglio avere un'ultima volta il tuo profumo così vicino. Ti prego, ancora per poco” le chiesi e acconsentì. “Un'ultima domanda.. puoi sparire dalla mia vita?” pronunciò lei dopo momenti di silenzio. “Potrei, ma non ci riuscirei” risposi con tutta onestà. “Perchè, perchè è così difficile capire che non ti voglio nella mia vita” obbiettò, con le lacrime in viso. Mentiva, me lo sentivo, glielo si leggeva tra gli occhi che se ne voleva andare per non soffrire più. Non so se baciandola le avrei rovinato o migliorato la vita. “Sono un coglione” pensai: “Sono un senza palle, devo fare qualcosa” mi dissi. La guardai e senza un perchè le dissi: “Vattene”. “Cosa?” chiese, “vattene da qui” risposi. Si asciugò le lacrime con eleganza e senza che ci scambiassimo nessuno sguardo aprì la portella della macchina e se ne andò. Sapevo che avrebbe sofferto e sapevo che avrei sofferto pure io. Rimasi fermo nel parcheggio davanti a casa sua per alcuni minuti, in silenzio e con la macchina spenta. Era inverno, faceva freddo, ma il mio cuore lo era di più.
ricordounbacio