Vorrei trovare un'espressione per la duplicità del mondo, vorrei scrivere capitoli e frasi in cui melodia e antimelodia apparissero contemporaneamente, in cui al molteplice si affiancasse sempre l'unitario, al faceto il serio. Per me, infatti, la vita consiste soltanto nel fluttuare tra due poli, nell'andare e venire tra i due pilastri-base del mondo. Vorrei continuamente indicare, estasiato, la beata e multicolore varietà dell'universo, e insieme ricordare che alla base di questa varietà c'è un'unità; vorrei fare continuamente vedere che bello e brutto, chiaro e scuro, peccato e santità non sono che antitesi momentanee, le quali trapassano poi sempre l'una nell'altra. Le più alte parole dell'umanità, per me, sono quelle in cui tale duplicità viene magicamente espressa, quei pochi misteriosi detti e parabole in cui le grandi antitesi del cosmo vengono riconosciute, insieme, come necessità e come illusione.
Hermann Hesse, La cura










