Edgar Froese, Macula Transfer inlay, 1976
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Edgar Froese, Macula Transfer inlay, 1976

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Earth Studies Field Trip No1: The Heartwood Institute - Plague Dogs. Out 20th April
Il primo disco dei Blut Aus Nord nasce per metà in modo strutturato, praticamente completamente debitore da Burzum (soprattutto di Hvis Lyset Tar Oss), dalla resa sonora di Diabolical Fullmoon Mysticism e dalla stratificazione di Vikingligr Veldi. L’altra metà dal massiccio uso di synth ma in maniera precisa, oculata, portando il black metal ad un livello secondario, sotto all’ambient. O al dark ambient. O alla kosmische musick. E si sente fin da subito questo modo di usare synth non convenzionali nel mondo black metal: glaciali quasi da colonna sonora de La Storia Infinita, evitando ogni genere di pianoforte che, come dei rintocchi su cristalli di ghiaccio enfatizza tutta la componente black metal. Ci sarebbe molto da dire anche sul lato black metal: tralasciando le urla, tipicamente calate nello stile, le chitarre sono gravi e zanzarose; il flusso dei riff – quando si distinguono dei veri e propri riff – creano una specie di oscillazione sonora che non mette mai a fuoco l’onda sonora delle chitarre. Si sente la potenza della distorsione ma è come se arrivasse da una radio che non si sintonizza bene. La batteria è digitale, il che fin da subito mette in chiaro la relazione fra Vindsval e la macchina, fra i Blut Aus Nord e il mondo androide, che successivamente si relazionerà col digitale, con l’alieno. Certo, Ultima Thulée è un album del 1995 e ancora le sperimentazioni di The Work Which Transforms God sono ancora lontane ma questa straordinaria e inimitabile creatura, già con The Mystical Beast of Rebellion muterà in maniera tangibile. La cosa più sorprendente sono ogni singolo ingresso dei synth, che danno letteralmente luce ai brani. Ma è una luce straniante, fredda, non rassicurante. Sia in forma di organo hammond ("the Plain of Ida") sia modo più classico, questi synth, che dovrebbero portare i brani in una dimensione di facilità di assimilazione in realtà complicano la faccenda. Solo in rarissimi casi i synth sono orecchiabili, si possono ricordare quasi canticchiando: mi vengono in mente qualsiasi giro di synth dei Dimmu Borgir o dei Cradle of Filth… ecco, i synth dei Blut Aus Nord sono portanti ma difficilmente creano un’aria. Sempre in "The Plain of Ida" è magistrale il momento in cui i riff delle chitarre subentrano ai synth creando melodie che non sono mai in accordo. Da un lato il chiarore cristallino delle tastiere, dall’altro la ferocia a bassa fedeltà e resa sonora delle chitarre distorte. È come se Alan Parson dovesse far coincidere le sue tastiere con il rumore proveniente da un walkman. E poi c’è un’altra novità meravigliosa: a volte i brani evaporano, svaniscono in un nulla spaziale trasformandosi in interludi che ti mandano in trance e che prendono ispirazione proprio dalla musica trance. L’interludio di "The Plain of Ida" ci mostra il basso che sembra uscire da una loop machine o da un Roland mentre la chitarra con i suoi delay crea un ulteriore loop. Il basso cambia nota come se un musicista girasse le valvole del pitch o degli effetti.
L’interludio di "From Hlidskjalf" è una specie di Carmina Burana proiettati nello spazio; i Bathory si confondono nella colonna sonora di Alien. È quel punto del mondo dove i ghiacciai e le stelle del cosmo si incontrano di un immaginario cinematografico. Immaginate le montagne di Twilight of the Gods velocizzate in stile Koyaanisqatsi. "My Prayer beyond Ginnungagap" ci fa vedere il lato più epico, nordico e mitico dei Blut Aus Nord: cori norreni che però sono sempre sul confine di assomigliare ad un richiamo che non viene da questo mondo. I blast-beat e la violenza di "Till I Perceive Bifrost" nascono da un glaciale arpeggio acustico pieno di effetti e, anche stavolta, senza creare una particolare melodia che si imprime nella mente. Gli strumenti acustici e folk, come strumenti per unire la collettività, in questo album vengono svuotati della loro funzione e colmati della funzione avversa. Eppure, sono sempre i synth, lontani che emergono dai riff black metal dei brani e che, come un coro lontano, creano la melodia portante (e sempre in "Till I Perceive Bifrost" questo esempio è incredibile e ammaliante. "On the Way to Vigrid" ha l’unico arpeggio distorto orecchiabile in tutto l’album, uno di quelli che vuoi risuonare con la chitarra e subito emerge una chitarra acustica piena di flanger che fa una melodia vicina ma mai completamente in accordo: è come se i due strumenti non toccassero mai note complementari. Anche le plettrate dei riff metal sembrano seguire un movimento tutto loro che non rientra nella metrica né nel tempo. "The Last Journey of Ringhorn" ci presenta un interludio acustico fatto di flanger e delay che vanno fuori tempo rispetto al lato black metal uscente. E poi ancora i meravigliosi e lontani cori che si incastrano così bene in questo tappeto elettro-acustico ma che per così poco rischiano di deragliare perché la musica elettro-acustica si sta trasformando in musica cosmica. Questi attimi sono una sorta di manifestazioni mutilate di dj Tiesto; è come se i vari In Search of Sunrise venissero captati e trasmessi da una piccolissima radio a bassa fedeltà. E la coda di "The Last Journey of Ringhor", se eliminate le urla di Vindsval, sono un’improbabile fusione di black metal e goa trance. Queste sonorità comprensibili fino ad un certo punto, leggibili ma non completamente, mai decifrabili nella loro esattezza, sono il punto di contatto fra la nostra umanità e un’umanità perduta. La musica dei Blut Aus Nord si sposta lungo questa linea dove Ultima Thulée rappresenta i contatti col passato più remoto e pagano, i Memoria Vetusta sono i contatti col presente, The Work, MoRT e Odinist con quello che era il futuro prossimo nel superamento del vecchio millennio, dai 777 in avanti sono i contatti sempre più diversi e difformi col futuro più lontano. E la traccia di soli synth "Rigsthula" dipinge questa suspence, questa mancanza di dati da decodificare; rappresenta la meravigliosità del mistero, del nascosto, del sepolto, dell’indecifrabile. In pieno stile Tomhet di Burzum questi synth rappresentano il piccolissimo tassello che manca per risolvere tutta la diversità fra la nostra umanità e quella dei nostri avi. Un piccolissimo e infinito tassello.
Kosmische. Planet-sized music and the space in between.
https://fediserve.de/preview.php?v=JPx8FHjRxZw
#tangerine dream #longform ambient #music for nights #kosmische
Modern Nature announce The Heat Warps out 29 August on Bella Union
Jack Cooper introduces new Modern Nature lineup on The Heat Warps Modern Nature will release a new album titled The Heat Warps on 29 August 2025, via Bella Union. The release follows a period of relative quiet for the group, with songwriter and guitarist Jack Cooper relocating to the countryside in 2021 and focusing on family life. The new LP introduces a revised lineup and a shift in structure,…

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Next Millennium Vibrations by Magical Power Mako reissued on All Horned Animals
Magical Power Mako resurfaces with 1993 album Next Millennium Vibrations via new Tokyo imprint All Horned Animals The Tokyo-based label All Horned Animals begins its operations with a reissue of Magical Power Mako’s 1993 album Next Millennium Vibrations. The CD was originally self-released on UAA (Underground Alien Agency) and later reissued by KeroJetter Records and 八幡書店 (Yahata Shoten) in…