[ Joseph & Winter _ #ravenfirehunters _ #Ravenfirerpg ] « C’è un passaggio del romanzo Orgoglio e Pregiudizio che mi affascina molto e penso che potrebbe suscitare lo stesso fascino in lei, Miss /Butterfly/. Cita: “avrei potuto perdonare la sua Vanità se non avesse mortificato la... Mia.” » * Le parole espresse in maniera alquanto tranquilla da parte di Joseph sembravano entrare in netto contrasto con quello che il dooddrear razzista aveva appena pronunciato. Non erano certamente parole di rabbia o di odio, ma, in maniera sottile, sembravano denunciare il suo rammarico nei confronti della donna a cui ora si stava rivolgendo. Aveva riconosciuto Winter come si fa di solito con le proprie anime gemelle, ma lì di gemello vi era soltanto l’essenza del Borrison. Dall’ultima volta in cui si era ritrovato a pensarla e aveva inviato come regalo una piuma per farle comprendere che custodiva in sé un ricordo vivido di ciò che era successo ad Halloween, Joseph si era chiesto perché non giocare con la donna, non assicurarsi sulla sua natura. Il Borrison si chiedeva tante cose, troppe domande affollavano la sua anima maledettamente teatrale, e forse proprio per questo che i suoi passi lo condussero a /lei/.* « Mi chiedo se... tutto sia vanità a questo punto. »
Winter Alease N. Lindholm
Quanti mesi erano trascorsi dall'ultima volta che i due s'erano visti, dall'ultima volta in cui s'erano ritrovati l'uno di fronte all'altra con quella trepidazione quasi adolescenziale. Le labbra improvvisamente secche si schiusero non appena riconobbe quella voce profonda che avrebbe potuto riconoscere ovunque. L'aveva sognata, l'aveva accarezzata con la propria mente, ma mai sarebbe potuta essere come ascoltarla in quel momento. Lentamente si voltò nella di lui direzione, non riuscendo a nascondere quella sensazione di vergogna che sembrava aleggiare in lei. « E' questo ciò che crede? Che sia solamente futile ed inutile vanità? » Domandò con curiosità la fata. Non avrebbe potuto trattenerlo se avesse deciso di andare via, non avrebbe nemmeno potuto nascondere ciò che senz'altro ricordava dall'ultimo evento al quale avevano entrambi partecipato, ma era ancora lì Winter, davanti a lui. « Eppure siamo ancora qui, tu ed io. »
Joseph Borrison
* Era trascorso del tempo da quando i due si erano incontrati l'ultima volta, ma probabilmente era stato meglio così. Il destino aveva voluto prendere le parti della giovane Lindholm e Joseph stranamente aveva acconsentito. Una cosa era certa di quella storia: il dooddrear avrebbe potuto ucciderla senza alcun rimorso, avrebbe potuto anche cercarla, trovarla ed ucciderla senza alcun rimorso, ma nessuna di quelle azioni era stata davvero compiuta. Soltanto parole. Soltanto lievi movimenti provocati dal proprio pensiero erano stati compiuti da quel tale che, a sua detta, era pronto a diventare il re di Ravenfire e mettere tutti sotto il proprio controllo. In quel momento, esattamente in quel preciso istante, quel sogno sembrava essersi vanificato, prendendo le sembianze di colei a cui non osava chiedere davvero. La fanciulla si voltò lentamente verso di lui e quel movimento che svelava il suo sguardo sembrava essere quello proprio di una scena di un film. * « E' tutto così futile ed inutile vanità... Così tanto che quando la guardo ricordo che i sogni si infrangono proprio come le onde del mare ed è in questo momento che rimembro perché il teatro è cosa sempre giusta e migliore. » * Rispose con una certa eleganza e sicurezza, com'era di solito fare d'altronde. Sospirò leggermente, guardò una persona che gli passava di fronte per poi tornare su quello sguardo /maledetto/. * « Eppur si muove quel destino che ci attanaglia. »
Winter Alease N. Lindholm
Era un dato di fatto quello che menzionò la fata nell'osservare quegli occhi che tanto aveva ricordato nelle notti passate. Ricordava come la osservassero con sorpresa dapprima e con sgomento poi, intrisi di una vergogna che solamente la fata conosceva. Lo osservava, guardava quei minuscoli dettagli che sembravano essere disegnati prendere vita, mentre la di lei schiena mostrava un irrigidimento avrebbe potuta farla scattare nella direzione opposta. Ma era ancora lì, di fronte all'unico uomo che provocava in lei cotali sensazioni contrastanti.
« Teatro di finzione, teatro di apparenza, teatro che mette in scena ciò che che vorremmo vedere ma che è diverso dalla verità. »
Commentò la fata prima di scostare lo sguardo per un momento. L'eleganza di quel momento si sovrapponeva alla tensione che cresceva tra i due ma erano gli occhi a tradire desideri inespressi.
« Fuggire o restare, ecco cosa decidere di fronte a cotale destino imprevedibile. »
Joseph Borrison
* Era come un'ossessione ormai, un'ossessione che sembrava infinita, pronta a perseguitarlo per sempre. Non riusciva a non pensarci, le sue palpebre non riuscivano ad eliminare quella figura che si trasformava, che diventava un qualcosa di estremamente orribile. Il grande dooddrear era divenuto carne da macello per le fate? Era questa la storia alla quale Joseph era destinato? In cuor suo, sperava propriamente che la risposta fosse negativa. Lo sguardo della donna sembrava non cessare di esistere e continuava a posarsi sul doodrear i cui occhi, a sua volta, non riuscivano proprio a non fissarla. Sensazioni contrastanti e silenziose si facevano strada nella sua mente mentre la voce di Winter raggiungeva le sue orecchie e invadeva il suo udito. * « La verità, infima, ti pugnala alle spalle. Cerchi di scappare dal teatro, ma noti che quel teatro non è nient'altro che lo specchio di una verità molto più profonda. La verità non è nient'altro che il palco sul quale le messe in scena vengono esibite con sorrisi, con parole, gesti e... con ali. » * Chiaro riferimento alla loro situazione, seppur il disprezzo sembrava serpeggiare tra le frasi elegantemente costruite a modo. * « Il destino imprevedibile si affronta... »
Joseph Borrison
Inchiodata, immobile, letteralmente impossibile era per la fata compiere alcun gesto se non quello di sbattere una, due volte le palpebre. Più si ritrovava al cospetto dell'uomo, più sentiva nascere in lei sensazioni che trovava spesso contrastanti, e non per la sua natura. Era il suo sentore di pericolo ad averla attratta come una falena di fronte ad una fiamma, ed inconsciamente Winter stava facendo di tutto azzerando quella distanza seppur metaforica. I suoi riferimenti, il suo essere misterioso lo rendeva affascinante, diventando ossessione, ma dove l'avrebbe portata? Solamente quel riferimento fece indietreggiare la fata, la quale fece un passo indietro. Affrontare ciò che non avrebbe mai accettato in pieno era qualcosa che non poteva ancora affrontare. « Per affrontarlo, però, bisogna avere forza, coraggio... E bisogna trovare il giusto tempo per farlo. » Commentò guardandolo negli occhi. Sapeva che lui sapeva, ma dirlo a voce alta sarebbe stato qualcosa che avrebbe cambiato completamente la carte in tavola. Scivolò via la fata, sapendo che quello non era altro un altro round a favore del Borrison.
❪ 𝑭𝒊𝒏𝒆 𝑹𝒐𝒍𝒆. ❫












