Ljós í þokunni
Ci rincorriamo la sera al cellulare per dirci tutti i pensieri di una giornata, poi ci rendiamo conto che sono così tanti che in quell'ora di conversazione non riusciamo mai a farlo. L'album che sto ascoltando di Olafur Arnalds si chiama Eulogy for Evolution. Un elogio per l'evoluzione; la nostra, forse. Il mare non può più farmi del male, mi dicesti, io non ho più paura. Il tuo esser speciale si misura in piccole dosi. Quando mi racconti di come sei salita sul letto in piedi a leggere quella frase del libro che ti piaceva tanto. Quando mi racconti di come hai sussurrato tante parole per me al mare. Si dice che le persone si amano per le piccole cose e nel mio caso è proprio per quelle piccole parti del tuo modo d'essere che ti amo. Riverso su di te ogni mio più dolce pensiero, tu li prendi al volo e li fai entrare dentro di te. Cerco -inutilmente- di farmi passare questo enorme mal di testa con la musica. Vorrei appoggiare la mia testa sulla tua spalla, socchiudere gli occhi e lasciare che il tuo odore pervada i miei polmoni. Regalarti un bacio sul collo dolcissimo e pian piano risalire verso le tue labbra che mi aspettano con la serenità di chi è davvero al sicuro. Condivisione. È la parola alla base del nostro rapporto. Ed abbiamo condiviso tanto in questi pochi, seppur intensi, mesi. Dal nostro primissimo concerto, da sconosciuti, ad un altro primissimo concerto, Insieme, però. Scrivermi sulla mano che sono il tuo Dexter e poi correggerti sull'altra dicendo che in realtà sono la tua Didi. Unirsi attraverso la musica. Poi evolversi ed unirsi con i propri corpi; annullare qualsiasi possibile imbarazzo con il nostro amore. Correre senza paura, controvento. Intanto piango come un idiota. A cuore scalzo.







