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IUDe – evento di sabato 12 aprile presso l'Hotel Principi di Piemonte di Torino.
Un salto nel tempo e nello spazio.
Così mi è parso l’evento organizzato da IUDe lo scorso sabato sera.
L’ampio salone rivestito di mosaici leggerissimi rifletteva se stesso in una luce d’oro e bianca. Poi, tra le ombre, hanno sfilato le forme diafane e astratte delle modelle, accentuate dal trucco e dalle acconciature dell'Accademia di Ezio Fontana.
Figure pulitissime per tutte le quattro stiliste: una notevole capacità di controllo dei volumi e dei tessuti è il loro comune denominatore, insieme a una forte personalità di stile.
La produzione di Agata della Torre è minimal, nordica, quasi severa, ma capace di disegnare sul corpo una sensualità discreta e decisa. Anche quando i tessuti sono cascanti e rigidi, riescono a rimane sospesi, avvolgenti.
I tagli e le trasparenze sono rigorosi, così come i bianchi, freddissimi oppure lattiginosi, mai protagonisti, piuttosto, giochi di luce e movimento. Pieghe nascoste e spacchi che sembrano cesellati, a piombo, come tele di quadro, mantengono integra la linearità dei capi.
Le creazioni monacali di Claudia Ligari, in un blu notte fluido come un colore a olio, provocano, ricordandomi le donne di Klimt, il bianco luminoso della pelle fino a spezzarne i toni scuri. Corpi e sguardi ne fuoriescono risaltati e quasi rinnovati... proprio come le forme proposte: mantelle, pastrani, pantaloni, con pieghe e spacchi che giocano con il corpo, addolcendolo, esaltandone le forme, nonostante la geometria dei tagli; proponendo in una veste nuova e trasformista i capi, che non sono più gonne o pantaloni, mantelle o cappotti, ma ibridi di sapore antico per nuove generazioni future.
Boda Kim mi ha suggerito linee iperfemminili, aderenti e adescanti, ma pur sempre severe. Un unico elemento frivolo: un gioco, delicatissimo e sobrio all'estremo, di righe di colori appena accennati nella trasparenza di tessuti impalpabili. Gonne strette su giacchine corte e ampie, quasi coniche, in tessuti assorbenti e opachi altenanti a rigati trasparenti che sembrano fragilissime garze di cristallo. Il mio capo preferito: un vestito a tubino con camicia bianca rigida da collegiale, appoggiata – sì, così mi è parso, ma credo fosse un pezzo unico – su una gonna quasi trasparente. Irriverente, sì, con molto gusto!
La musica nel buio scandisce, infine, l'ultima promessa... e mai promessa fu più mantenuta!
Agata di Masternak mi ha regalato, nel vero senso del termine, la soddisfazione e la compiutezza di un finale da favola, in una trama di alto livello.
Colori e tessuti, righe e trasparenze usate con la maestria di un direttore d'orchestra.
I visi, motivo ricorrente, archetipi che sembrano disegnati sulla tela da un'artista annoiata, escono dagli schemi, si immergono nei bianchi cangianti, nei blu e nei prugna vivaci dei tessuti pesanti che avvolgono le figure in silhouette asciutte ed eleganti.
Talvolta poi, si increspano su morbide garze trasparenti e vanno a disegnarsi sui corpi delle modelle come appesi a morbidi nodi, quasi senza costruzione... all'apparenza, ma che si trasformano in fili narranti di dimensioni e tempi sconosciuti.
La magia delle quattro artiste si de-finisce nella scelta assolutamente perfetta per tutte le loro creazioni degli accessori, sia per quanto riguarda i gioielli, delicate curve in acciaio di Design Digest, eleganti rappresentazioni di luce, e le scarpe, pesanti e belle, per ancorare alla terra corpi avvolti in forme ideali e concettuali.