“ Quando si riproduce digitalmente un’opera d’arte musicale o visiva, siamo ormai abituati a perdere un po’ di qualità a favore della comodità : ascoltare un’orchestra dal vivo non è come ascoltarla sul vinile né come ascoltarla con un lettore MP3 o su Spotify, in compenso è molto meno facile portarsela dietro; se non possiamo andare fino a Mosca per vedere la Trinità di Rublëv, possiamo ammirarla su Google Art: noteremo particolari che nell'affollamento del museo magari ci sono sfuggiti (tipo la testa di vitello che spunta dal piatto al centro), ma non potremo provare quella sospensione di fiato, immergerci in quella luce-pace che pare provenire dal dipinto stesso, che ci arriva addosso anche quando la Tret’jakov è piena di gente. Quel che non è “webbabile”, stranamente, è proprio l’imprecisione: perfino nell'arte che più prescinde dalla mano dell'artefice, come la fotografia, la grana che il digitale si sforza di riprodurre è troppo regolare e omogenea, non sarà mai grossolana come quando la pellicola si sviluppava in camera oscura. L’esattezza uccide la sfocatura, il pulviscolo inafferrabile, la scivolata del violino – insomma quell'indefinito e casuale in cui consiste, psicologicamente, l’impressione di infinito. La tecnologia ci potrà forse dare il Tutto (tutti i quadri del mondo, tutte le musiche, tutti i libri riprodotti e conservati per sempre in giganteschi cloud), ma l’Infinito mai. “
Walter Siti, Contro l’impegno. Riflessioni sul Bene in letteratura, Rizzoli (collana Narrativa italiana), 2021. [Libro elettronico]












