Oggi pomeriggio ero coricata sulla pancia, faceva molto caldo. Avevo finito di rileggere Seta, e la parte della lettera in cui l’amante dice a lui come si deve toccare pensando a lei mi ha lasciata accesa.
Così ad occhi chiusi ho cominciato a immaginare.
Te.
Te che mi prendevi da dietro, con quella violenza controllata che a volte in momenti di intimità mi hai fatto vedere, forse senza neanche accorgertene. Non so bene in che modo immaginassi tu potessi prendermi da dietro. So che per un momento ho immaginato le tue dita, ma l’idea non mi soddisfava. Uno strap on, non ho ragionato molto, sapevo solo come avrei voluto riempire la sensazione di bisogno.
L’ho immaginato e l’ho desiderato. Stavo per scriverti.
Poi mi sono ricordata che avevo del lavoro da fare, quindi non mi sono toccata, non ho finto tu fossi veramente con me. La fantasia è rimasta tale, con quel retrogusto di incompiuto e impossibile che finirà col tormentarmi.
Io e te a malapena ci parliamo, figurati.
Ho promesso che avrei raccontato di più delle mie emozioni e dei miei pensieri per non negarmeli, quindi eccoli a voi.











