All’asta metallica alla mia sinistra avevano appena appeso la terza sacca rossa e delle persone vestite di verde andavano e venivano dalla stanza. “Codice rosso!” sentii urlare da una di loro e subito si precipitò dentro un ragazzo in divisa bianca spingendo un carrello.
Lo riconobbi dalle scarpe. Era nel letto di fianco al mio, il resto del corpo coperto da un telo, compresa la testa. Il solito esagerato.
Non era la prima volta che faceva scherzi come questo, o se non proprio come questo, estremi.
Dipende sempre da cosa si intende per estremi ma ricordo bene quella volta in cui fece credere a sua sorella che qualcuno aveva investito il gatto. Andò in macelleria e si fece dare delle interiora, scelse un pupazzo che fosse il più simile possibile a un certosino nero e poi lo sporcò di terra, olio e tempera rossa. Gli tagliò la pancia e ci ficcò dentro le budella comprate, facendo attenzione che fuoriuscissero in parte dalla ferita e infine lo abbandonò sulla soglia di casa. Quando lei fece per uscire per andare al lavoro, le prese un colpo.
Vide il presunto cadavere di Pepe davanti ai suoi piedi, sbiancò e pochi secondi dopo la trovai inginocchiata che vomitava. Credo che non gli perdonò mai del tutto la bravata. Luigi si divertiva come un matto, nascosto in cucina non riusciva a smettere di ridere, più i conati si facevano forti più lui sentiva di aver fatto centro.
Questo per me può definirsi uno scherzo estremo.