Martedì 11 aprile si è conclusa la stagione di prosa del Teatro Herberia di Rubiera con La Semplicità ingannata. Satira per attrice e pupazze sul lusso d’esser donne di e con Marta Cuscunà. Lo spettacolo segna la seconda tappa del progetto sulle Resistenze femminili in Italia ed è liberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine.
Lo spettacolo nasce per dimostrare che il femminismo non è roba vecchia ma esiste tuttora e lotta per contrastare le differenze tra uomo e donna. Con questo scopo, vengono mostrati degli esempi positivi di donne che hanno lottato per riscattare la loro posizione all’interno della società.
Ci troviamo a Udine nella seconda metà del 1500, epoca in cui le figlie femmine venivano viste dal padre solo come una spesa: le più carine e miti potevano essere maritate per pochi ducati mentre quelle con problemi fisici o temperamenti accesi, non avevano tante alternative alla monacazione forzata. Ed è precisamente nel convento delle Clarisse di Santa Chiara che le pupazze di sei monache prendono vita, ognuna col suo carattere e le sue particolarità ma tutte con uno scopo comune impensabile per quell’epoca: prendersi uno spazio di contestazione e di libertà di pensiero. Incominciarono ad uscire, ad istruirsi con libri negati loro dalla chiesa e ad innamorarsi. Tutta la città le ammirava e le stimava per il loro ruolo e per la loro influenza, tanto da volerle come istruttrici delle loro facoltose figlie. I fatti non passarono inosservati all’Inquisizione che cercò in tutti i modi di accusarle di eresia per far smettere questo loro eccesso di libertà. Ma queste donne, facendosi beffa del potere maschile, riuscirono a resistere per anni e a crearsi un’alternativa di vita all’interno del monastero stesso.
Il tema trattato è più che mai attuale e cerca di riaccendere gli animi a quelle che donne vittime di discriminazioni quotidiane che non sanno come lottare per uscirne vincitrici. È uno spettacolo per le donne fatto da una donna ma anche gli uomini più ben disposti si ritroveranno a simpatizzare per queste monache desiderose di libertà ed emancipazione.
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Dopo un periodo di riallestimento, arriva al Teatro Herberia di Rubiera lo spettacolo di Fausto Paravidino I Vicini: commedia che narra di una coppia con dei nuovi vicini di casa che creano subito un certo scalpore, facendo riaffiorare quelle che sono le paure dei personaggi.
Il testo, commissionato dal Théâtre National de Bretagne e vincitore del premio Hystrio alla drammaturgia nel 2013, è una produzione del Teatro Stabile di Bolzano, Organizzazione Nidodiragno.
Lo spettacolo assume una nota che rimanda al genere thriller e al noir domestico improntandosi sulla rappresentazione della suspense, del mondo sconosciuto sia questo reale o immaginario. Si rappresenta un mondo in bilico tra commedia e tragedia, consapevole che non tutto ciò che noi vediamo è reale e tutto ciò che non vediamo non lo è. E’ presente anche il fantasma della vecchia vicina di casa che provoca una duplice reazione nei protagonisti: c’è chi non ci crede ed è convinto di non vederla e chi invece la vede e ne rimane terrorizzato.
Con questa nuova messa in scena, lo spettatore si troverà davanti alle sue più grandi paure: l’inizio di nuovi rapporti, le relazioni che vengono ad instaurarsi e il concetto di sconosciuto.
Come si affrontano rapporti con persone così diverse tra loro? Come si sconfigge la paura suscitata da tutto ciò che è nuovo? Come ci si comporta con qualcosa che noi vediamo e percepiamo e il resto del mondo non sa nemmeno che esiste?
Questa commedia cerca di rispondere a queste domande e mostra come delle persone qualsiasi riescano ad affrontare i dubbi e le paure che tanto affliggono la nostra società.
Incontro con Marco Lorenzi, compagnia Il Mulino di Amleto, in residenza in questi giorni (febbraio/marzo 2017) presso gli spazi de La Corte Ospitale per l’allestimento del Misantropo di Molière, in anteprima nazionale il 14 marzo 2017 al Teatro Herberia di Rubiera.
Perché ti confronti sempre con il repertorio? E perché questa volta hai scelto Il Misantropo di Molière?
Una volta finita l’Accademia ci siamo costituiti come compagnia, Il Mulino di Amleto, e abbiamo espresso un’esigenza comune di costruire una nostra identità poetica, mia personale e anche del gruppo. Ho pensato che per cercare e costruire questa identità fosse necessario (e lo è tutt’oggi) confrontarci con dei punti di riferimento forti, alti…insomma dei maestri e dei “padri” da cui poter imparare e tradire.
In un’epoca come la nostra non è facile trovare questi riferimenti. Il rapporto tra le generazioni è cambiato molto e questo è il motivo che ci ha spinto a cercare i nostri “maestri” nella scrittura dei classici. Trovare in una drammaturgia del repertorio uno scoglio forte con cui confrontarsi, scontrarsi, alle volte anche restarne sconfitti: questo accade quando un testo non è frutto di una scrittura di scena. Dialogare con una voce così distante, così alta, ci permette di uscire da un periodo di allestimento diversi da come ci siamo entrati: questa è la nostra sfida.
Perché e come Il Misantropo parla al pubblico di oggi?
Se la forma invecchia, il contenuto, e nel caso del Misantropo si parla della relazione tra l’Io e l’Altro, non invecchia mai. La domanda che mi pongo come regista è come posso intervenire sulla forma per fare sì che il contenuto continui ad essere forte e attuale.
L’elemento che trovo originale nel Misantropo è che questo testo parla sostanzialmente del confronto costante tra l’io, il personaggio, e la comunità sociale con cui mi relaziono.
Questo è di fatto quanto accade ogni sera a teatro: ogni sera tra gli attori e gli spettatori nasce una piccola nuova comunità Questa è una opportunità unica da sfruttare nel lavoro su Misantropo. E’ per questa ragione che in questo nostro nuovo allestimento, più che nei miei precedenti lavori, prevedo una relazione più attiva con il pubblico, proprio perché questo incontro tra io e altro da me è una peculiarità del testo che mettiamo in scena.
Trovo affascinante anche che Il Misantropo sia proprio un testo teatrale e non ad esempio un romanzo: perché il teatro è il luogo in cui verità e finzione (altro tema centrale del testo di Moliére) raggiungono un equilibrio pazzesco, e così ho pensato di sfruttare questa metafora anche nella resa scenica. Il camerino (che è un luogo presente nel nostro spazio scenico) è lo spazio in cui in genere sto prima di interpretare un ruolo, una “funzione sociale”
Alceste, il protagonista, in tutto lo spettacolo difende la necessità di una coerenza tra quello che pensiamo e come agiamo o cosa diciamo davanti agli altri. Ecco: il luogo dell’incontro con gli altri, invece è rappresentato dal salotto di Celimene (altro luogo centrale del nostro allestimento), ma anche il luogo in cui mi trovo a parlare direttamente con gli spettatori. Per questo ho chiesto ai miei attori di lavorare su una recitazione “diretta” trasparente, che tenesse presente lo spettatore come altro referente della relazione tra i personaggi.
Qual è il ruolo della musica in questo allestimento?
In preparazione alle prove ho chiesto ad ognuno degli attori di portare una propria personale playlist che veniva suggerita dalla lettura del testo. È su queste singole proposte che stiamo lavorando e che costituiscono la colonna sonora dello spettacolo.
A che pubblico pensi quando ti metti al lavoro su un testo?
Quando ho iniziato a lavorare, ironicamente, pensavo a mia nonna come “spettatrice ideale”. Nel senso che se quello che facevo poteva essere fruibile e comprensibile a tutti i livelli anche da lei, avevo fatto centro.
Ora, crescendo, anche artisticamente, la questione si è fatta più complessa.
Ho cominciato a cercare una stratificazione più complessa dei segni e ad approfondire gli strumenti con cui posso comunicare con il pubblico. Penso fermamente che in un periodo storico come il nostro non valga la pena fare teatro se noi artisti non alziamo l’asticella dei nostri contenuti e del nostro linguaggio. Però , credo che in me sia rimasta traccia di quando pensavo a mia nonna come spettatrice ideale e quindi continuo a pensare al pubblico come terminale imprescindibile del mio lavoro.
Il mio desiderio è quello di essere trasversale e pop (nel senso più nobile del termine ) con i nostri spettacoli. E di trovare un terreno di incontro con tutti gli occhi e le orecchie che voglio vedere e ascoltare.
Come è stato questo vostro lungo periodo di lavoro qui alla Corte Ospitale? Quanto è stato utile per la creazione vivere i nostri spazi?
Questo è il punto di partenza di tutte le altre domande: questo posto è un miracolo, c’è in questo luogo un’energia creativa meravigliosa, fortissima, perché è forse l’energia che si è accumulata in questi vostri anni di lavoro e nel lavoro degli artisti che sono stati ospiti in residenza. Essere completamente assorbiti in questo luogo bellissimo dà una forza impagabile al lavoro stesso.
Il Misantropo di Molière nella versione del Mulino di Amleto, regia di Marco Lorenzi, viene presentato in anteprima nazionale il 14 marzo 2017 al Teatro Herberia di Rubiera e debutta in prima nazionale il 16 marzo 2017 allo spazio BellARTE di Torino.
Nel corso del progetto #residenzeartistiche la compagnia Mattatoio Sospeso ha voluto raccontarci la loro residenza fatta nei nostri spazi nel mese di novembre 2016 per concludere l’allestimento del loro ultimo spettacolo dal titolo Tu me fais tourner la tete.
Mattatoio Sospeso è una compagnia volante fondata nel 2006 da Marco Mannucci che nel corso del tempo si è specializzata nell’arrampicata, nell’acrobazia e nel teatro di strada.
Lo spettacolo che la compagnia ha proposto narra di un vecchio Caghall e di un uomo che cerca eternamente di ritrovare il suo amore perduto, la moglie Bella della “Promenade”, ma non ci riesce perché lei non c’è più. Forse in sogno diviene possibile inseguire, ricreare quell’amore, quel ricordo. Ma i sogni spesso si trasformano in incubi. Il nostro vecchio Chagall diverrà marionettista, costruttore dei suoi stessi sogni.
Ma i sogni spesso si trasformano in incubi. Il nostro vecchio Chagall diverrà marionettista, costruttore dei suoi stessi sogni. Una sorta di malinconico demiurgo di un divertito sogno dove incontrerà Bella e il suo alter-ego, quel giovane Chagall innamorato che non esiste più. O forse lassù in volo c’è ancora speranza… perché la perdita forse non è la fine ma nuovo inizio.“Noi ci lanciamo, voliamo, ci proviamo” sono queste le parole rilasciate dagli attori, che ci hanno spiegato che il loro obiettivo principale è quello di “portare il volo in teatro”.
La loro residenza nei nostri spazi è stata caratterizzata anche da un’altra bella e significativa esperienza: un laboratorio teatrale con gli anziani in residenza nella Casa Protetta comunale, che testimonia la volontà di regalare sorrisi a persone più sfortunate di noi.
Antonella Questa domina la scena nelle vesti di una madre perfetta con un matrimonio di 20 anni sulle spalle, un figlio che vive in America e una figlia adolescente. Una vita condotta a fungere da motore per l’intera casa, amministrando l’intero nucleo familiare. Tutto sotto controllo direte voi, ma la realtà entra sempre come un uragano, e quello che sembrava così perfetto si distrugge in un attimo.
Così la quotidianità viene rotta dal ritrovamento di foto femminili particolarmente spinte sul cellulare di lavoro del marito. Inutile il richiamo alla fiducia dell’accusato, Chicca si ritrova ad affrontare quello che ogni giorno coinvolge diverse donne, l’amaro tradimento. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, infatti la protagonista ci invita in un percorso sull’emancipazione femminile e guidata da un “Virgilio” a dir poco insolito, ci conduce con ironia verso la ricerca della propria femminilità e verità nascoste.
Coinvolgente, comico, Antonella Questa trascina gli spettatori in un argomento ancora tabù: l’erotismo. Tra canzoni attuali e la scenografia racchiusa in un cubo rosso fuoco, l’attrice fa appello alla nostra immaginazione, simulando gesti ordinari dove ognuno di noi può immedesimarsi.
A dir poco imperdibile se volete sostenere L’Associazione CuRare Onlus divertendovi.
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Le Nina’s Drag Queen presentano la “Drag Penny Opera”
[ a cura di Simone Piumi ]
L’eccentrica e variopinta compagnia Nina’s Drag Queens presenta, al Teatro Elfo Puccini di Milano, dal 3 all’8 Novembre, lo spettacolo “Drag Penny Opera”, liberamente ispirato alla celebre “The Beggar’s Opera” di John Gay.
Il cast è composto da cinque personaggi in scena, mentre il regista, e in questo caso protagonista principale, non compare mai fisicamente sul palcoscenico ma partecipa con la narrazione fuori campo.
La scenografia è volutamente modesta: non sono previste le quinte, le ambientazioni e i costumi vengono cambiati di volta in volta dagli stessi attori, gli strumenti di scena non sono comunque numerosi a differenza dei molteplici ed elaborati costumi.
I temi affrontati sono forti e trattati in maniera cruda ma autentica. La morte, l’amore, il sesso e i soldi, si mescolano in una rappresentazione dinamica e polimorfa. Si alternano in scena, il cantato in playback con il cantato dal vivo, monologhi con interazioni col pubblico, musiche passate e musiche attuali, linguaggio forbito e linguaggio scadente, danze di gruppo e danze individuali,…
Il contesto è degradato e dal sapore vagamente arcaico, ma l’opera rimane attualissima.
È una cupa tragedia con sfumature leggere, divertenti, irriverenti e piccanti, ciò che richiama alla cifra della drag.
A detta degli stessi attori, il mondo drag permette di divenire figure sovrumane, alle quali sono permessi atteggiamenti aggressivi, autorevoli e travolgenti spesso anche spregiudicati, indossando una maschera che consente di celare incertezze e debolezze umane. La preparazione dello spettacolo, all’interno della Corte Ospitale, ha rafforzato le varie personalità e coeso ancor più solidamente il gruppo.
Uno spettacolo travolgente, dinamico e attuale, in salsa dolceamara.
Si è appena concluso alla Corte Ospitale uno dei primi laboratori che porteranno all’allestimento di Romeo|Giulietta, il nuovo spettacolo di Oscar De Summa (produzione La Corte Ospitale 2015, in collaborazione con Armunia), la terza tappa dopo Amleto a pranzo e a cena e Un Otello altro, di un progetto di riscrittura in chiave pop dei classici shakespeariani ideato da Oscar De Summa.
Abbiamo incontrato Oscar in residenza presso i nostri spazi per il riallestimento di Un Otello altro, in questi mesi in tournée, e disponibile in circuitazione per l’estate 2014 e per la prossima stagione 2014-2015.
Oscar ci ha parlato del suo progetto Shakespeare, degli spettacoli già allestiti – Amleto a pranzo e a cena e Un Otello altro, di quello in produzione produzione – Romeo|Giulietta, e di quelli futuri – Macbeth e Riccardo III; delle sue residenze alla Corte Ospitale; di Chiusigliocchi – lo spettacolo che ha debuttato a Primavera dei teatri a novembre 2012, e infine di un nuovo monologo che sta scrivendo in questi mesi, Stasera sono in vena, in cui racconterà della droga.
Guarda l’intervista.
Leggi la recensione di Un Otello altro scritta da Giulia Menegatti e uscita su Krapp’s Last Post in occasione della recita dello spettacolo a Torino presso il Teatro di San Pietro in Vincoli, 14 febbraio 2014.
Al via il crowfunding per Vocazione di Danio Manfredini
Danio Manfredini, artista che da qualche anno il nostro centro promuove e sostiene, è in residenza stabile in questi mesi presso i nostri spazi, al lavoro su una nuova creazione: Vocazione è il titolo del nuovo spettacolo che debutta a luglio 2014 e in cui Danio parte da pagine del repertorio per delineare la figura dell’attore tra palcoscenico e vita privata; saranno presenti nello spettacolo anche molti spunti autobiografici.
Parte del budget che ci serve per la produzione verrà raccolto attraverso una campagna di crowdfunding che prende il via il 13 febbraio e si conclude intorno alla metà di maggio. Vogliamo sperimentare questo forma di autofinanziamento, che copre una piccola parte delle spese di allestimento che sosterremo, e lo facciamo su questo progetto di Danio che ci sembra il più adatto, tra i diversi che compongono la nostra proposta, perchè Danio è un artista molto amato, perchè la sua poetica è universale, perchè ci parla di fragilità, di sofferenze, di solitudini.
Ci siamo prefissati l’obiettivo di raccogliere 5.000 euro. Le ricompense che offriremo a chi ci finanzierà vanno dalla locandina dello spettacolo autografata, ad un acquerello di Danio che racconta una tappa del lavoro; dal cd Incisioni che ha di recente inciso a un abbonamento alla prossiam stagione del Teatro Herberia; dall’occasione di assistere ad una giornata di prove e vedere il work in progress ad un biglietto all’anteprima dello spettacolo che avrà luogo presso La Corte Ospitale a giugno/luglio 2014.
I dettagli delle ricompense sono sul sito www.ideaginger.it che ospita la nostra campagna, al link www.ideaginger.it/progetto.
Su questo nostro blog troverete invece una sorta di diario delle prove, proveremo a raccontare quello che fa Danio quando è qui in sala prove alla Corte, insieme a Vincenzo del Prete, che lo accompagna in questo viaggio; proveremo a scattare qualche foto di lavoro che condivideremo volentieri, e strappare qualche pensiero agli artisti, e chissà, magari qualche frammento di video.
Intanto oggi inizia la campagna: un grazie a tutti quelli che sosterranno questo nostro viaggio.