the other side of mt. heart attack
Non c'è aria - i corridoi di Hall Point ronzano come le coste cave di un nido di calabroni, palpitano come le viscere ingrigite e logore di un malato. Ezra incespica, senza fiato, nel labirinto organico ch'è la sua nuova prigione in sottovuoto, bagnato di sudore gelido; la consistenza del pavimento è una palude poco salda, che rende le sue falcate goffe, affondi in un pantano di carne morente.
André è intero, questa volta, ma i fori che gli costellano gli avambracci sanguinano tutti - è il muro a vomitarne la sagoma asciutta, aprendosi come una ferita. Nello sguardo di Ezra scroscia un dolore ardente, la cui anima di sale prende a scottargli con troppa brutalità ogni argine del taglio degli occhi - appiccica le ciglia e gli deforma i lineamenti in una smorfia insopportabile, ingravescente, poco trattenuta dall'irrigidirsi spasmodico di ogni muscolo.
Le dita di Vandoosler scivolano piano sotto l'estremità sdrucita della camicia per trovare pelle, ma come la cima di una sigaretta accesa spalmata su carta. Eppure il dolore di cui rimangono imbevute le ramificazioni nervose ad Ezra costa più terrore che sofferenza effettiva: André sprofonda nella sua carne senza fretta, scottando vertebre e costole con urti casuali dei polpastrelli. Si spinge sino ai polmoni, che si accartocciano su loro stessi all'istante, devia per il cuore senza però riuscire ad afferrarlo - il diciottenne atterrito nel quale affonda sino ai polsi scatta in avanti, ad affrontare la verticalità di un pendio improvviso, che ha storto il corridoio della stazione spaziale nel miraggio di una vetta sicura.
A polmoni bruciati Ezra si arrampica, ed André non lo insegue - l'impronta del suo corpo gli palpita dentro come un'emorragia, strozzandogli la gola e le narici sino a colmarle e tracimare oltre, mischiando al gelo delle lacrime d'argento, liquefattosi nei suoi occhi e colato sulle guance lisce in sentieri paralleli e abbacinanti, il bollore vischioso del sangue fresco. Spezza le dita sulle pareti di carne; non sa di essere sulla cima, quando la raggiunge. Colmata di male ogni ansa del suo involucro spigoloso, rimane aggrappato per guardare il labirinto dall'alto: nella distesa infinita di svolte molli, strettoie e vicoli senza uscita non può fare a meno di riconoscere le consistenze intricate e spugnose di un cervello umano privato del suo guscio d'osso.
Ezra solleva una mano, gelida, cerca ventre, ombelico, costole, sterno. Sale addosso al pendio delle clavicole, striscia piano contro la gola per non farsi sbalzare via dal palpitare feroce della giugulare. Trova, solo coi polpastrelli, la nuca fradicia e arroventata, sale piano sulla cervicale mentre l'inquietudine si fa piombo nella trachea.
Non trova la solidità confortante dell'osso occipitale ma un buco - largo, intagliato chirurgicamente sull'area posteriore del cranio.
If you need me, I can always be found.
I won't run far, I can always be found.
I can always be found.