La pioggia batte sui vetri e io a fare qualcosa che non so bene, in una stanza con poca luce, mentre la radio trasmette il notiziario del pomeriggio. Fuori è un mondo triste. Come un cane che riconosce l'odore del padrone, alzo lo sguardo: sei tu, che ti scorgi dalla porta, con addosso solo un mio maglione. Ti avvicini a me, con la grazia di una dea, con quel mio maglione che ti tiene scoperta una spalla e mi togli gli occhiali, che riponi sullo stipite della finestra alle mie spalle. Ti siedi sulle mie gambe, il tuo viso difronte al mio. Palpitazioni. Con un gesto graziato mi abbassi le palpebre. Me le baci. Palpitazioni. Sono immobile. Sindrome di Stendhal. Le tue braccia si allungano dietro al mio collo, le tue mani si stringono e mi baci il collo. Palpitazioni. E io che rimango sempre più immobile e incapace di reagire, per paura di rovinare questa magia. Mi sussurri qualcosa all'orecchio e con una voce carica di emozione ti dico "si". Mi baci ancora. La radio passa qualche canzone di Modugno. Il tempo è fermo. Tu il mio desiderio, il mio peccato migliore. Trovo coraggio e ti sussurro parole dolci all'orecchio. Piangi. Ti asciugo le lacrime con le mie mani grandi, così grandi che ti coprono il viso. Palpitazioni.









