Giulia Berra, Mattang, installazione, 2018
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Giulia Berra, Mattang, installazione, 2018

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GIULIA BERRA “Nowhere is a Cloud” 13 - 28 giugno 2015 Castello Visconteo Viale Toselli, Legnano (Milano)
CASTELLO VISCONTEO di LEGNANO
Il Castello Visconteo sorge su un'isola naturale del fiume Olona. È conosciuto come Castrum Sancti Georgi ("castello di San Giorgio") sin dal XIII secolo. La presenza di un castello a Legnano è collegata alla funzione strategica che la città ebbe dal Medioevo al XVI secolo. Legnano si trovava infatti lungo un'importante via di comunicazione che proveniva dalla valle dell’Olona verso Milano. Legnano dunque era un importante avamposto, baluardo nella difesa di Milano. Dal XVI secolo Legnano iniziò a perdere gradualmente la sua funzione strategica e si trasformò in un semplice centro agricolo. Di conseguenza, anche il castello perse la sua funzione militare. Per tale motivo, sulle torri del castello non si trovano postazioni per armi di artiglieria, che iniziarono infatti a diffondersi sui campi di battaglia proprio nel XVI secolo.
Le origini del castello di Legnano sono collegate ad un antico convento di Regolari Agostiniani, la cui presenza è documentata fin dal 1231. Tale complesso religioso non compare però nel Liber notitiae sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero, che descrive il contesto religioso dell'area milanese tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo. A seguito dell’abbandono del complesso da parte dei monaci, Il monastero ed i terreni circostanti furono acquisiti dai Lampugnani e dai Torriani. Accanto ad una preesistente torre di vedetta, i Torriani tra il 1261 e il 1273 ampliarono l'edificio costruendo due ali che diventarono il nucleo originario del castello. Nel 1277 l'edificio passò ai Visconti in seguito alla sconfitta di Napo Torriani per mano di Ottone Visconti, che decise di insediarsi nel castello.
Il castello di San Giorgio è stato di proprietà dei Visconti fino al 1437, quando l'ultimo signore della dinastia che dominava Milano, Filippo Maria, lo assegnò in dono al fedele Oldrado Lampugnani. Nel 1445 il complesso venne fortificato e l'anno successivo furono costruite nuove torri, le mura difensive, un fossato e un ponte levatoio. Con questo ampliamento venne soppresso l'ingresso principale, che un tempo era sul lato di ponente, e venne costruito un nuovo e più grande torrione d'ingresso. Persa la sua importanza strategica nei secoli successivi, il maniero è stato di proprietà dei Lampugnani fino al 1729, quando fu donato all'Ospedale Maggiore di Milano dall'ultimo discendente della famiglia, che non aveva eredi diretti. Nel 1798 venne acquistato dal marchese Carlo Cristoforo Cornaggia. I Cornaggia erano una famiglia benestante che commerciava cotone e che era presente a Legnano sin dal 1598. Nel 1883 il castello venne convertito ad uso rustico e di conseguenza il castello conobbe una fase di decadenza. Nel 1973 i Cornaggia lo vendettero al comune di Legnano, che ne è l’attuale proprietario.
COME RAGGIUNGERE IL CASTELLO
AUTO: Con l’autostrada A8, prendere l’ uscita Legnano e seguire le indicazioni Centro Città.
TRENO: I treni partono ogni 30 minuti, orari: www.trenitalia.com, da Milano Porta Garibaldi ( FS o Passante S5) e raggiungono la stazione di Legnano in circa 30/40 min. La stazione dista a 10 minuti a piedi dal centro della città. Dalla stazione di Rho Fiera Milano Expo 2015 Legnano si raggiunge in 15 minuti.
AUTOBUS: La città di Legnano può essere raggiunta facilmente con il servizio autobus. Per controllare percorsi e orari: www.movibus.it
GIULIA BERRA
“Nowhere is a cloud“ Curated by Fabio Carnaghi
Dal 13 al 28 giugno 2015 LOCATION/ CASTELLO VISCONTEO Legnano (Milano)
“Nowhere is a cloud″
La scelta di Giulia Berra di indagare la natura da un punto di vista pressoché leonardesco, sperimentandone i confini scientifici e la riproducibilità ingegnosa e ingegnata spesso per mezzo di apparati miniaturistici e concentrandosi sulla mimesi della fenomenologia naturale. Il volo è attrattiva cruciale nell’immaginario dell’artista che spazia da suggestioni entomologiche, alla progettualità costruttiva in quanto tentativo poetico. L’aspirazione umana a divenire creatura in grado di volare si tramuta in nostalgica condivisione dell’esistenza degli uccelli. Il volo è effetto di una metamorfosi, rappresentazione della libertà ed emblema dell’evasione. Il progetto installativo di Giulia Berra sembra ribadire lo scambio tra consistenza e inconsistenza, tra atto fondativo e sospensione eterea: in poche parole la spazialità realizza la sua valenza definitiva e dunque risulta essenziale la localizzazione di un non luogo. L’intervento artistico si focalizza su due aree una terrena ed una a mezz’aria, ovvero polos – il cielo – a cui basta lo scambio di una lettera per tramutarsi in polis, la città. I due livelli di polos e polis intraprendono un dialogo polivoco sulla nascita e la caducità, sulla stanzialità e la provvisorietà, sull’integrazione e l’apolidia. Le piume diventano così tracce di un passaggio proprio del nomadismo migratorio ma anche della persistenza nidificata. Una nuvola è l’agglomerato etereo che le accoglie dopo la loro conservazione a seguito della loro raccolta, testimonianza della loro esistenza e della loro crescita in natura. La piuma in quanto objet trouvé assume i significati più estesi, da quello talismanico alle sue estreme valenze apotropaiche. Andando oltre le sovrastrutture antropologico-culturali, l’intervento dell’artista coinvolge il torrione d’ingresso del Castello Visconteo, teatro della restituzione atmosferica dell’elemento naturale, che consente all’installazione di continuare a vivere nell’aria e di mutare secondo la destinazione del piumaggio degli uccelli. La fragilità diventa ritorno all’elemento aereo e alla libertà autoreferenziale di ogni piuma, in questo modo autarchica ed autonoma, rispetto alle connotazioni attribuitele dall’umano. Emerge la discrasia tra cultura e natura, rappresentata da macchine di intrecci e di cordami, apparati quasi proto-teatrali, in cui le piume si imprigionano, destinate alla volatilità e alla caduta. Per metonimia il mondo degli uccelli torna ad essere imprendibile con la sua forza naturale, ribadendo la sua impalpabile astrazione e idealità. I due poli di Nowhere is a cloud, una nuvola sospesa e una cupola a terra, ricostruiscono il modello di Utopia nella tendenza rappresentativa in scala dell’artista. Dall’invenzione di Aristofane all’apologo poetico in Pasolini, il regno degli uccelli è depositario dell’armonia ideale e della libertà, secondo un principio convenzionalmente umano. Una biosfera aerea è rifugio autistico dalla comprensibilità e dalla contaminazione, a cui la poetica dell’artista allude attraverso una partitura musicale le cui note sono coloratissime penne esotiche, segni di una musica non musicabile. Il nonsense del versificare degli uccelli fa da sottosfondo ad una ipotetica architettura disegnata, paesaggio utopico di vestigia di una civiltà alata ormai scomparsa. In questa archeologia ipotizzata o nell’idea più hitchcockiana di una quiete dopo la distruzione torna come un presagio l’impossibilità di imprigionare la natura e la sua forza. Fabio Carnaghi