A partire dalla performance di Francesco Fonassi, questo ciclo di testi ideato da Eleonora Numico vuole raccontare OGR YOU e gli artisti che incontreremo partendo da un loro oggetto senza parlare in modo didascalico di loro ma lasciando che sia la loro arte a raccontare loro. Buona lettura!
Francesco Fonassi è stato inginocchiato davanti al mixer, ad alzare, abbassare e ruotare i tasti, per quaranta minuti. Le sue mani percorrevano rapide la console, modificavano il volume, distorcevano le tracce audio e le attaccavano le une all’altre. Non alzava mai lo sguardo.
Ha creato una catena di suoni che si è slegata dal tempo e che si è estesa nello spazio, che si è infilata tra le sedie degli spettatori, che è salita lungo le pareti di mattoni fino a raggiungere il soffitto e riempire tutta la sala.
I suoni che uscivano dal suo mixer si mescolavano alle voci di alcuni dei ragazzi di Ogr You che, seduti sul palco accanto a lui, leggevano le poesie dell’artista Max Neuhaus, il cui lavoro ha ispirato la ricerca sonora di Francesco. I brevi poemi e i disegni che li accompagnano sono le uniche tracce rimaste della maggior parte dei lavori di Neuhaus. Questi testi neri su sfondo bianco raccontano del tentativo di svincolare il suono dal tempo, di renderlo esperienza fisica e spaziale.
È a questo principio che si è ispirato Francesco nella realizzazione della performance di martedì 26 febbraio a Ogr You ed è per esplorare questo concetto che nel 2014 ha realizzato Territoriale, un’installazione al Maxxi di Roma. È partito da un’intervento sullo spazio costruendo un muro che dividesse una delle gallerie del museo e ha usato questo elemento architettonico per ricreare un fenomeno quasi elettromagnetico. Ha costruito un impianto audio speculare nelle due porzioni di spazio divise dal muro. In questo sistema incrociato la prossimità e la densità di persone rispetto alla parete veniva trasferita e comunicata dall’altra parte del muro. Il suono faceva sì che la presenza dei visitatori venisse percepita altrove e che essi dialogassero con altri corpi creando una tensione, fisica e mentale.
Nell’installazione del Maxxi come nella performance a Ogr, Francesco Fonassi ha riconsegnato al suono la sua dimensione spaziale, manipolandolo e dandogli forma con le sue mani e con i tasti del suo mixer.