Dioniso nella religione greca
Con tutta probabilità, Dioniso è il dio più complesso del pantheon greco. Il dio è già presente nei testi micenei e nelle tavolette di Pilo, dove è indicato come figlio di Zeus, anche se Dioniso è percepito nel culto come il dio straniero che le fonti antiche dichiarano proveniente, volta per volta, dalla Tracia, dalla Lidia o da Creta.
Dobbiamo anche dire che Dioniso è il dio che meglio incarna l’alterità, e forse questo aspetto della sua personalità spiega il fatto che nei poemi omerici si parli poco di tale divinità. In Omero, Dioniso viene definito “gioia dei mortali” da Zeus nel XIV canto dell’Iliade, ma è nel VI canto che emerge uno degli aspetti più significativi della personalità del dio.
Infatti, in tale canto si narra la vicenda della persecuzione di Licurgo contro Dioniso, dal momento che Licurgo era nemico del culto dionisiaco. Inseguito dal folle re, Dioniso fugge e si getta in mare, ma poi si vendica di Licurgo accecandolo. Quello che è opportuno mettere in evidenza è il comportamento di Dioniso, che alcuni studiosi hanno definito antieroico proprio perché il dio è insieme persecutore e perseguitato.
D’altra parte, l’annullamento delle differenze sembra essere una caratteristica importante del Dio: egli è insieme forte e debole, maschio e femmina, folle e datore di follia. Inoltre, Dioniso è il dio che sfiora la mortalità come nessun altro. Dobbiamo anche mettere in evidenza che Apollo e Dioniso sono nello stesso tempo rivali e contestatari del culto e del rito.
Nel mito, l’eccezionalità del Dio risiede già nella sua nascita doppia. È figlio di una donna mortale, Semele, che nell’incontro amoroso con Zeus trova la morte. Dioniso rappresenta una specie di confine tra umanità e divinità, e la sua nascita avviene in circostanze eccezionali. Semele desidera vedere il suo amante divino in tutto il suo splendore.
Zeus cerca di farle cambiare idea, ma alla fine accetta. La vista del Dio, però, è abbagliante, a tal punto da incenerire la donna gravida di Dioniso. Il padre degli dei se lo cuce allora nella coscia per portare a termine la gravidanza di Semele. Dioniso nasce così due volte, conosce la vita attraverso la morte della madre, e questo stigma resta incancellabile nel suo mito, nella sua biografia divina.
Proprio la morte della madre e la prosecuzione della vita uterina nella gamba di Zeus rinsaldano il legame con il padre celeste. Possiamo parlare di una vera e propria concorrenza tra i figli di Zeus, allo scopo di contendersi il primato dell’onore, di rivendicare un rapporto privilegiato con Zeus. Una caratteristica molto importante di Dioniso è il fatto di causare la mania, ovvero l’invasamento, che rappresenta la cessazione dell’ordine, il superamento del regime politico rappresentato dalla città.
Anche se già in Omero Dioniso appare come dio debole, tuttavia il dio si vendica sempre dei suoi aguzzini che lo perseguitano di volta in volta, cosicché la sua crudeltà è un aspetto inseparabile della divinità di Dioniso. Come in tutti i drammi nei quali Dioniso è personaggio, la follia diventa una forza attiva, un vero e proprio motore degli eventi e dei fatti.
Dobbiamo anche dire che, indipendentemente dall’ebbrezza del vino, Dioniso è un dio che causa nei suoi seguaci mania e follia. Molto interessante è anche la relazione di Dioniso con i suoi due persecutori, Licurgo e Penteo. Tale relazione è, in ultima analisi, anche una relazione di affermazione di potere. Comunque sia, anche nel rapporto con i suoi due persecutori Licurgo e Penteo, la follia dionisiaca irrompe sulla scena rituale e drammatica, altera e scompone le regole sociali e cittadine.
Ma, d’altro canto, Dioniso non rappresenta l’impolitico, come si potrebbe pensare, ma una diversa concezione del politico. Patria di Dioniso sono i monti, spazio selvaggio e precivile, nonché la plurale bellezza delle cerimonie orgiastiche celebrate in onore del dio. Compagne inseparabili di Dioniso sono le Menadi, donne che dimenticano la loro condizione familiare, che lasciano dietro di sé anche la dimensione domestica e annullano le differenze di genere.
Tra l’altro, le Menadi abbandonano la vita silenziosa del focolaio domestico per ritornare alla natura e per riappropriarsi della loro antica natura animale. Scopo ultimo delle Menadi è tentare un'impossibile unione con Dioniso attraverso l’estasi. Dobbiamo anche dire che nelle "Baccanti" l’essenza del dionisismo è ricodificata all’interno di una femminilità diversa, incompatibile con quella che la polis andava predicando.
Molto interessante per gli storici delle religioni è la versione orfica del mito di Dioniso. In tale versione del mito, il dio viene fatto a pezzi dai Titani e solo in seguito il suo corpo è ricomposto. In questo caso è possibile stabilire una simmetria e un rovesciamento al tempo stesso rispetto al rituale dionisiaco dello "sparagmos", ovvero lo sbranamento dei nemici del dio, evocato alla fine delle "Baccanti" di Euripide.
In tale tragedia di Euripide, la vittima dell’orgia dionisiaca è fatta a pezzi, sbranata a mani nude. Dioniso è dunque anche un dio violento che causa morte e distruzione. In ultima analisi, Dioniso è il dio che riporta all’ordine solo ed esclusivamente attraverso il disordine, la follia, la disgregazione che il suo stesso mito accetta di condividere.
Possiamo dire che la mania dionisiaca non è altro che una forma di estasi di tipo religioso, di disordine e di follia, che frantuma e rompe l’ordine sociale creato ed istituito dalla polis. Il ciclo di vita e di morte nella biografia del dio greco evoca riti di iniziazione connessi e collegati al culto di Dioniso: fulminato nel grembo della madre prima di nascere, il suo feto viene cucito nella coscia di Zeus fino a quando non avviene la nascita anomala di Dioniso.
Tale divinità greca nel mito è soprattutto associata al vino e all’ebbrezza. Dobbiamo tuttavia mettere in evidenza che proprio il dono della vite rende Dioniso un dio collegato con la civilizzazione del genere umano, dal momento che insegna agli uomini a coltivare la vite. Di conseguenza, possiamo anche dire che Dioniso può essere messo a paragone con Demetra, la divinità greca che insegna all’uomo l'arte della coltivazione del grano.
Possiamo concludere il nostro discorso su Dioniso ribadendo che non solo Dioniso, ma tutti gli dei del pantheon olimpico sono caratterizzati dalla compresenza di elementi polari. Tale dato di fatto non ci deve assolutamente sorprendere, così come non deve sorprendere gli storici delle religioni, dal momento che questi stessi elementi polari che caratterizzano gli dei del pantheon olimpico sono gli stessi elementi che in fondo caratterizzano il pensiero greco.
Di conseguenza, non deve neanche sorprendere il fatto che tali elementi polari si ritrovino anche nei rituali della religione dell’antica Grecia. In ultima analisi, appare evidente che il rito non fa altro che confermare le funzioni e gli attributi divini delle divinità principali della religione del mondo greco antico. Tuttavia, non si può fare a meno di legare la maggior parte delle divinità della religione greca, in qualche modo, alla dimensione della polis, dimensione che come tutti sanno è il fulcro dell’universo ellenico.
Prof. Giovanni Pellegrino










