Ma ci pensate mai che Omero non ha mai letto un libro, Shakespeare non ha mai preso nessuna laurea in letteratura e chi ha progettato il Pantheon non era iscritto all'albo degli architetti?
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Ma ci pensate mai che Omero non ha mai letto un libro, Shakespeare non ha mai preso nessuna laurea in letteratura e chi ha progettato il Pantheon non era iscritto all'albo degli architetti?

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Il Ministro della Giustizia britannico (Shabana Mahmood) ha appena vietato di ospitare i richiedenti asilo vicino a scuole o asili nido.
Aspetta un secondo...
Quindi sai letteralmente che c'è un rischio abbastanza grande da allontanarli dai bambini, ma li lasci comunque entrare nel Regno Unito.
Interessante.
Così come mentre si usava l'atomica si usava anche il moschetto, così oggi usiamo AI mentre usiamo Google. Stesso gap tecnologico.
Oggi ha nevicato in Scozia - il 4 luglio - ma vi diranno che questo Luglio sarà il più caldo di sempre.
...
Perché tutte le donne al potere sono guerrafondaie?
Perché rappresentano una categoria che non ha "skin in the game".
Quando anche le donne verranno mandate al fronte vedrete che le cose cambiano.

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E ora riporta il bastoncino Donald
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Little (silly) Italy
imageImmaginatevi questa scena. State aspettando il bus alla fermata della vostra città quando un’altra persona che sta aspettando con voi vi chiede nome, numero di telefono, indirizzo e vi invita a cena. Non solo ma questa persona pretende che da quel momento in poi siate amici per sempre. La persona era una totale sconosciuta e non avevate niente in comune. Cosa pensereste? Che la persona sia un pazzo maniaco? “Amico di uno appena conosciuto alla fermata del bus con cui non ho niente in comune? Ma neanche per idea.” Ora spostate questa scena con le stesse persone in una città straniera. Cosa accadrebbe? Di colpo la persona sconosciuta non viene più vista come un pazzo, non avete alcuna remora a darle tutti i vostri dati personali e ad organizzare una cena insieme. Anzi, c’è la possibilità che i ruoli si invertano e siate voi a fare il primo passo per conoscerla. Cosa è cambiato? L’unica cosa che è cambiata è il luogo ed è bastato questo a rendere le due situazioni incredibilmente differenti. Ed è quello che succede ogni giorno all’estero tra italiani. Persone che non si sarebbero mai neppure scambiati un “salve” o “buongiorno” in Italia, all’estero diventano immediatamente amiche. Il motivo di questo strambo comportamento – che non avviene tra inglesi, tedeschi o cinesi – è l’istintivo tribalismo italiano. L’appartenenza alla tribù diviene irresistibile quando l’italiano si trova circondato da stranieri fuori dalla sua “comfortable zone”. Sembra incredibile ma spesso quello che due italiani all’estero hanno in comune è solo il passaporto e il fatto che i propri genitori abbiano trombato all’interno di un territorio conquistato da altri uomini cento o più anni prima. Ogni volta rimango sconcertato da questo comportamento. Essere amico di qualcuno non dovrebbe dipendere dal passaporto ma da una serie di caratteristiche comuni che rendono l’amicizia piacevole. Capisco che per chi sia appena emigrato il fatto di avere qualcuno che parli la stessa lingua sia di aiuto (ci mancherebbe) ma questo comportamento è comune pure tra emigrati navigati da molti anni. “Ma la lingua comune…” Ma la lingua è solo uno strumento per comunicare, non è sinonimo di “comunicazione”. Altrimenti i sordomuti italiani non si sentirebbero italiani. Insomma ho più cose in comune con il mio amico giapponese che con un casertano incontrato per caso alla fermata del bus. Perché dovrei preferire il secondo al primo? Solo perché parla la mia lingua madre? E la/e lingua/e che ho imparato nel frattempo non sono abbastanza per avere una conversazione? Oppure queste radunate tipiche tra italiani per me non hanno senso. Sembra di rivedere le associazioni di italiani emigrati all’inizio del 1900 in America, stile ghetto Little Italy. E perché non posso invitare il mio amico greco e quello indiano e fare una bella spaghettata al curry e ouzo? “Ma perché poi non possiamo parlare in italiano.” E perché dovresti se tra di noi ci sono persone che non usano quello strumento di comunicazione? Per carità, ho sempre incontrato bravissime persone all’estero che provenivano dall’Italia e con cui ancora intrattengo ottimi rapporti di amicizia (alcune veramente straordinarie) ma spesso tutto questo tribalismo pare eccessivo. O forse nasconde una incapacità profonda degli italiani di relazionarsi con il diverso, di imparare un’altra lingua, di accettare il prossimo anche se viene fuori dal proprio paesotto di provincia? fabristol 25 agosto 2015
A Fabristol
Vangeli e Corano sono così imbottiti di contraddizioni che non c’è affatto da stupirsi possa trarsene ogni cosa e il contrario, però su un punto sono inequivoci, accomunando i due monoteismi a quello che con un termine mutuato dalla storia potremmo chiamare programma di conquista, e questo punto è l’universalismo: cristiani e musulmani hanno il mandato divino di conquistare il mondo, se con le buone o le cattive maniere è questione certo importante, ma tutta contingente alla storia, al momento che produce il mezzo per inverare il fine, sicché se oggi abbiamo una frattura tra cristianesimo e colonialismo che ci consente di considerare almeno momentaneamente chiuso l’arco storico che ha visto ogni fazione cristiana lottare per il predominio sulle altre e per la conquista di spazi sempre più ampi, mentre invece l’islam mostra in certe sue espressioni la velleità di espansione politico-militare, questo non deve indurci a dimenticare che nel bruciante desiderio di ogni buon cristiano e di ogni buon musulmano c’è il mondo intero assoggettato ad una sola legge morale, eternamente e universalmente valida; così, se questo ci fa orrore, siamo senza dubbio tenuti a fare i conti in modo decisamente diverso tra mezzo e mezzo, ma a non dimenticare che in entrambi i casi il fine è identico, sicché la cosa più idiota che possa ritenersi idonea a debellare una fede armata di kalashnikov sia quella di scendere in campo armati di una fede che oggi, almeno a chiacchiere, predica la tolleranza, ma nel programma ha «ut unum sint» e per statuto «qui non est mecum contra me est». Viene dal Corano la devastante furia degli uomini dell’Isis? Senza dubbio. Ma non è lo stesso Corano in cui sta chiaramente scritto che «non c’è costrizione nella religione»? Senza dubbio. Ma è che ogni testo sacro, per poter sfidare i secoli, deve essere necessariamente contraddittorio e ambiguo, meglio se poi qui e lì è oscuro, per offrirsi a interpretazioni opposte, una utile oggi, l’altra domani. Sicché conviene, caro Fabristol, non insistere troppo sul fatto che dietro la bestialità dell’Isis ci sta un libro. Ci sta, senza dubbio, ma la questione è tutta nella ragione storica che oggi ne fa un potenziale strumento di conquista. Non devo farti alcuna lezioncina, perché tu sei persona colta: sai bene per quali motivi Hassan al-Banna propose una lettura del Corano che consentisse questo, nel 1928, e sai bene perché abbia potuto trovare un consistente seguito solo cinquant’anni dopo, perché ce ne siano voluti altri venti per diventare un’onda. Che teologia e politica siano mischiate tra di loro, senza dubbio, è un fatto. Ma la realtà si legge meglio, credo, separandole. MALVINO