Le divinità greche di nuova generazione
Prenderemo ora in considerazione la generazione dei nuovi dei del pantheon greco, figli di Zeus. Tra questi campeggia Apollo, definito il più greco degli dei, solitamente rappresentato nei suoi caratteri in giovinezza virile. Attualmente si pensa che il culto di Apollo si sia affermato in età più tarda; sono le attestazioni del nome del dio sulle tavolette in Lineare B.
I tratti distintivi di Apollo sono la musica, il canto, la malattia e la medicina. Anche Apollo ha una duplice natura: è il dio che punisce con la pestilenza, ma è anche il dio che risana. La lira è lo strumento con cui allieta i convivi degli dei, mentre le Muse intonano il loro canto che, non a caso, diverrà uno dei simboli del dio Apollo.
Nell'inno omerico dedicato al dio si racconta la sua nascita nell’isola di Delo, che non a caso diverrà uno dei luoghi privilegiati del culto di Apollo, anche se la dea patrona del tempio era Artemide. Quando Latona sta per partorire chiede ospitalità all’isola di Delo; essa gliela concede pur di ottenere in cambio di diventare sede privilegiata del culto del dio.
In realtà il culto di Apollo a Delo, se fu forse anteriore a quello delfico, non ebbe mai la prevalenza in materia oracolare. Delfi e Delo, tuttavia, costituiscono un asse religioso ben preciso, costituiscono i due centri culturali panellenici del dio, peraltro venerato un po' dovunque. Delo divenne centro di feste religiose come Delfi lo fu dei giochi pitici.
Dobbiamo tra l’altro mettere in evidenza l’importante dimensione oracolare della religione greca, ricordando tra l’altro che Apollo è signore in assoluto della profezia e della mantica. Tuttavia, la parola di Apollo è per sua natura doppia e ambigua, poiché Apollo è un dio nascosto, obliquo. Apollo è signore di Delfi, di una sapienza cifrata e nascosta.
A Delfi egli diviene padrone della profezia e di un'etica della colpa e della purificazione, e si allarga l’orizzonte panellenico. La norma delfica per eccellenza è il “conosci te stesso” scritto sulle porte del tempio, summa vera e propria dello spirito di Apollo, dio nascosto, arbitro del sapere. Apollo presiede i giochi pitici e in suo onore si celebrano le gare poetiche.
Fratello di Apollo è Hermes, il dio dell’inganno per antonomasia. Nasce ed è subito musico e ladro, e a lui si fanno risalire le invenzioni primarie della civiltà. Il furto è il segno del superamento del limite che si rivela anche nell’estrema disinvoltura con cui Hermes attraversa la morte. Uno dei suoi epiteti è psicopompo, poiché invia le anime dei morti a Caronte, il traghettatore oltremondano, e spesso l’iconografia lo mostra mentre conduce ad Ade le anime dei morti.
È inoltre dio dei confini e degli araldi, del sogno, ed è spesso presente nei rituali di iniziazione giovanile; inoltre è il dio per eccellenza nel passaggio, sia perché la sua stessa figura è al limite tra mondi diversi, sia perché asseconda i passaggi della vita umana. Nell’inno a Hermes, l’elemento più fortemente sottolineato della personalità del dio è, assieme all’inganno, la capacità inventiva e demiurgica. Appena nato inventa la cetra e ruba le vacche del fratello Apollo, tutto ciò in un sol giorno.
A sua volta, Atena è la dea guerriera e si caratterizza per l’appartenenza al mondo della lotta e della battaglia. È divinità ricondotta già al pattern minoico, poiché viene normalmente identificata con la dea del palazzo, e forse proprio questa sua centralità spiega poi la continuità del suo culto nella città di Atene. Il culto di Atena è particolarmente radicato ad Atene, dove la dea è celebrata da feste annuali e dove incarna il principio di convivenza pacifica, delle arti e dell’operosità.
Protegge gli olivi, patrocina i lavori di telaio delle donne, è vicina agli uomini come nell’epica lo era stata agli eroi a lei cari. Atena nasce armata dalla testa di Zeus, che si è unito a Metis, incarnazione dell’intelligenza in grado di trasmutarsi in azione e astuzia. L’intelligenza è la caratteristica che meglio identifica Atena, caratteristica che spiega in parte il suo rapporto privilegiato con Ulisse.
Tuttavia Atena, sebbene spesso aiuti gli eroi, rifiuta il maschio e il destino matrimoniale, simboleggiando di conseguenza l’autarchia e l’autosufficienza. Inoltre, Atena rifiuta la maternità. Comunque sia, Atena nel mito esercita una maternità indiretta educando Erittonio, ovvero quello che sarebbe diventato uno dei mitici re di Atene. Dobbiamo dire che in tal modo Atena rende più saldo e durevole il suo rapporto con la città di Atene.
Artemide è divinità antichissima, identificata con Cibele, erede degli attributi dell’antica “Potnia Theron”, ovvero la signora degli animali. Città amate in modo particolare da Artemide sono Smirne e Claro, anche se il più imponente tempio a lei dedicato sorgeva a Efeso. Gemella di Apollo, vergine inviolabile come Atena, Artemide domina gli spazi agresti, selvaggi, al di fuori della città, ma le sono consone le forme della ritualità e della sacralità. Artemide protegge le giovani vergini, delle quali presiede i riti di iniziazione, come poi ne veglierà le nozze.
Dobbiamo anche dire che la sfera di influenza privilegiata di Artemide è senz’altro il sacrificio cruento consumato nei boschi, simbolo del rapporto dell’uomo con la natura e con la caccia. Dobbiamo anche mettere in evidenza che Artemide è rappresentata quasi inevitabilmente in compagnia delle ninfe. Esse sono figure di passaggio, altrettanto attratte come Artemide dal mondo agreste e segreto dei boschi.
Inoltre, le ninfe sono spesso nemiche del matrimonio come la stessa Artemide, e tuttavia legate in qualche modo alla sfera erotica della iniziazione sessuale. Infatti, il ruolo di Artemide è quello di favorire il passaggio delle giovani donne all’età adulta, sia nel mito che nelle feste ad Artemide dedicate. Appare quindi evidente che la transizione e il passaggio sono centrali nella funzione della dea, che come il fratello Apollo è custode delle porte, che altro non sono che il luogo fisico di comunicazione tra esterno e interno.
Concludiamo il nostro discorso su Artemide dicendo che ella può anche essere divinità gelosa e possessiva: è a lei che spesso nel mito sono dedicati perfino sacrifici umani, come quello di Ifigenia.
Inoltre, al di fuori del mito, spesso le testimonianze storiche ci danno la prova dell’esistenza di olocausti nei templi dedicati ad Artemide di varie città dell’antica Grecia.
Prof. Giovanni Pellegrino










