Quando il Re muore senza eredi, la legge parla chiaro.
Nel silenzio che segue il lutto, i sacerdoti scelgono giovani uomini nati in un anno di carestia da donne morte dandoli alla luce. Si crede che questi orfani appartengono all’intera comunità e che siano più forti, poiché sopravvissuti nonostante l’assenza di una madre, nonostante la siccità e le privazioni.
Giovani così sono speciali. Giovani così hanno la stoffa per fare i re.
Solo due corrispondono a questi requisiti: due uomini, entrambi ventenni, cresciuti dallo stesso popolo che ora attende un nuovo sovrano.
Per stabilire, però, chi dei due sarà il successore, la tradizione impone una prova. I ragazzi devono affrontare le Tre Notti del Re: sopravvivere tre notti e tre giorni nel Bosco dei Sussurri e chi tornerà, verrà incoronato.
Mavron è il più aggressivo e forte ed è amato dalla gente, che scommette quasi a occhi chiusi su di lui: con la sua stazza, la pelle spessa come cuoio, nessuno dubita che riuscirà a sopravvivere alla fame, agli animali feroci e alle strane creature che, si dice, si aggirano di notte tra gli alberi del bosco.
Mavron del resto è uno dei guerrieri che difende i campi e il bestiame dalle razzie dei predoni e dai lupi. Ce la farà.
Larsi, invece, è diverso. Non è il più veloce, né sa usare la spada. E’ un contadino, cresciuto zappando la terra, biondo come il grano che falcia d’estate, le labbra sottili e lo sguardo sempre basso. E’ taciturno, Larsi, non ama starsene seduto a bere birra insieme agli altri uomini e non corre dietro alle ragazze. Nel villaggio lo considerano strano, dall’indole brusca e spiccia. E sembra spesso perso nei suoi pensieri, lo sguardo che si fa velato quando se ne sta sdraiato sotto la quercia durante la pausa di mezzogiorno, con gli occhi scuri che inseguono i bagliori del sole che filtrano tra i rami.
La cerimonia si svolge all’alba, sotto gli occhi del popolo. Mavron e Larsi vengono spogliati. Ricevono soltanto un pugnale, una ciotola di rame per raccogliere l'acqua e una corda. Il sacerdote segna la loro fronte con il sangue della capra sacrificata agli dei.
“Possa il vincitore ritornare agli uomini, possa il corpo del perdente essere offerta agli spiriti del bosco” esclama. Tutti guardano verso Mavron: credono che sarà lui a uscire vivo dal bosco. Larsi coglie con la coda dell’occhio un paio di uomini passarsi furtivamente qualcosa, aldilà del cerchio di pietre e di fuoco dove si sta svolgendo il rito. Stanno scommettendo, alla faccia della sacralità del momento. Stanno scommettendo e non su di lui.
Poi, scortati fino ai margini del Bosco, vengono lasciati lì, sotto le fronde del frassino.
Rimasti soli, Mavron ghigna. Punta contro Larsi il proprio pugnale “Se ti uccido subito, ti faccio un favore” La sua voce è graffiante e l’alito sa della bevanda di orzo e farina che hanno bevuto durante la cerimonia “Il bosco è pericoloso. Dicono che se non sono le bestie feroci ad ucciderti, ci penseranno gli spiriti della foresta” Larsi piega di lato il capo. Lo osserva, senza emozioni in volto. “Il corpo del perdente dev’essere offerta per il bosco” dice “Così ha detto il sacerdote. E’ il bosco che sceglie chi vive e chi muore. E nel bosco non ci siamo nemmeno entrati” Per un attimo, Mavron si irrigidisce. Gli occhi gli si fanno stretti, calcolatori. Le mani tremano, tese.
Si ritrae di un passo. “Allora corri, verme. Che il bosco ti divori”
Larsi non aspetta altro. Si volta e si lancia tra le fronde, il fiato corto, le gambe mosse da un istinto feroce: restare vivo.
Corre. Schiva rami, rovi, radici. Il bosco è una trappola verde che si stringe attorno a lui. Dietro, il suono dei passi. Pesanti. Determinati.
Poi, di colpo, si fermano.
Larsi si gira. Niente. Nessun’ombra. Nessun rumore
Mavron non lo segue più. Qualcosa l’ha trattenuto. O forse Larsi è riuscito a seminarlo?
Non lo saprebbe dire. Attorno a lui, solo silenzio. Ma non è un silenzio vuoto: è fitto, carico, come se il bosco trattenesse il fiato.
Il giorno si consuma in un lento perdersi. Larsi vaga, senza meta. La fame gli stringe lo stomaco, e scavando nel terreno trova radici fibrose, vermi umidi. Quanto basta per non morire.
Un ruscello gli disseta la bocca impastata, l’acqua gelida gli punge i denti.
Ma la morte gli sta ancora addosso.
Sa bene che, al calare della sera, non saranno soltanto le bestie feroci a cercarlo. Non tutta la gente del villaggio crede che il Bosco dei Sussurri sia abitato da spiriti antichi, custodi del Velo. Ma Larsi sa che questi spiriti esistono. Alle volte, ne ha percipito la presenza, mentre se ne stava sdraiato sotto la quercia, a guardare il sole fare capolino tra il fogliame. Alle volte gli sembrava persino di sentirne le voci. Una in particolare lo colpiva: una voce dolce, femminile, un sussurro tenue che gli accarezzava l’orecchio con una tenerezza che Larsi non aveva mai conosciuto. Una tenerezza che gli faceva stringere il cuore.
Continua a camminare, in cerca di un riparo. Ogni passo è più incerto, ogni ombra più lunga. Tre notti e tre giorni sembrano adesso un tempo sterminato.
Quando tenta di guadare il ruscello, scivola. La corrente lo spinge su una pietra sporgente. Il fianco sbatte contro il sasso, ma è il petto a lacerarsi.
Sente il dolore prima ancora del sangue. Un graffio lungo, profondo. Come l’artiglio di una bestia.
Resta lì, boccheggiante, il respiro spezzato. Il bosco si fa più scuro. Più silenzioso.
Un ringhio proveniente dalla riva lo riscuote dal dolore. Stringe i denti, si rialza. Una mano premuta sul petto, il sangue che cola tra le dita. Fa un passo, poi un altro. Trascina i piedi come può. Cammina per ore — o forse giorni. Il tempo perde contorni, si fa ovatta. Il dolore lo tiene desto, ma anche quello, dopo un po’, inizia a farsi distante.
La notte del solstizio cala senza preavviso.
Un momento prima è ancora luce tremula tra le fronde. Un momento dopo, buio.
E oltre le radici e il fogliame, oltre ill bosco, c'è qualcos'altro.
Non sente più la fatica, la fame, la paura, solo lo sguardo di lei. Gli occhi grigi come pietre di fiume. I capelli morbidi e lunghi del colore del grano maturo.
Non parlano. Non serve.
Larsi non capisce se è sogno, o se è morto. Ma per la prima volta nella vita, non ha paura. Non ha paura anche se quella creatura, dalla pelle lucente dai riflessi di smeraldo, stringe una lancia nel pugno. Le si fa vicino, attratto da lei come una falena verso la fiamma. E’ forse la morte, arrivata da lui sotto forma di una ninfa dei boschi?
Forse. Sa solo che il suo destino è quello di stringerla. Che sia morte, che sia amore, Larsi sceglie di abbracciarla. Cadono insieme a terra, stretti l’uno all’altra. La sua bocca la esplora, le mani scorrono lungo il suo corpo.
E per la prima volta Larsi si sente vivo. Felice. In pace.
Quando torna, è scalzo, sporco di terra e sangue secco. Non sa nemmeno come ritrova il portale che gli ha concesso di attraversare il confine tra il suo mondo e quello di lei. Ma quando torna nel mondo degli uomini, è giorno. Da lontano, proviene insistente il suono di un corno. I tre giorni sono passati. Il re è già stato scelto.