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Wasn't Francis the runner up when Benedict was elected?
Allegedly, but the conclave votes are supposed to be secret so the votes we have from the 2005 conclave are out of a diary and are entirely speculative as well those of 2013. They do not officially communicate those and the exact numbers are not confirmed.
The surprise of Francis becoming pope is something I saw in this video that I'll link below. Worth a watch, I think it's really lovely how Pope Francis spoke to the people from the start and set the tone.
Al conclave del 2013 lo Spirito Santo trovò il papa già eletto?
Al conclave del 2013 lo Spirito Santo trovò il papa già eletto?
Quando non si usa più quel “sì, sì e il no, no”, di cristiana memoria, ecco che si possono far nascere le vere leggende che in questo caso più bronzea che aurea, finisce per riempire le cronache tra ulteriori partitismi. Noi vi pubblichiamo la cronaca di un libro in uscita (e la presentazione da una nostra traduzione), i fatti come sembrano si sarebbero svolti, ai posteri la sentenza, a noi il…
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Secondo Mons. Gracida fu una cospirazione a portare all'elezione di Bergoglio
Papa Francesco dice "qualcosa di eretico un giorno" e il giorno dopo lo contraddice con la verità, questo secondo il vescovo emerito di Corpus Christi, René Gracida (di 95 anni), a PatrickCoffin.media (10 luglio). Pertanto, secondo Gracida, non si può non parlare di un papato eretico.
Garcida è convinto che l'elezione di Francesco nel 2013 non fosse valida, a causa di una cospirazione della cosiddetta "mafia di san Gallo" che aveva già nel 2005 cercato di impedire l'elezione del cardinale Ratzinger e poi tramato per portarlo a dimettersi per poter fare eleggere Jorge Bergoglio.
“Non c'è dubbio che ci sia stata una cospirazione per oltre 20 anni a partire dagli anni '90", ha detto Gracida, ricordando che la Constitutio Apostolica Universi Dominici Gregis (1996) minaccia di scomunica chi cerca di manipolare un conclave.
Gracida ha scritto le sue conclusioni a un certo numero di cardinali, ma [senza sorpresa] non ha mai ricevuto una risposta.
Nella stessa intervista, Gracida rivela di aver smesso di celebrare la Nuova Messa quando è andato in pensione nel 1997 e di aver celebrato la Messa Tridentina in latino da allora in poi.
Gracida pensa che Paolo VI "abbia fatto un errore terribile" introducendo il Nuovo Rito.
Volete sapere i segreti del Conclave? Ecco il libro della vaticanista amica di Bergoglio
di Matteo Matzuzzi (23/11/2013)
Fino a oggi, la migliore e più dettagliata ricostruzione dell’ultimo Conclave è quella fornita dalla giornalista argentina Elisabetta Piqué, corrispondente per l’Italia e il Vaticano del quotidiano La Nacion. Nel suo ultimo libro, Francesco – vita e rivoluzione (Lindau), Piqué ripercorre i momenti salienti di quei convulsi giorni di marzo, ma racconta anche molto di più. Lei, infatti, ha il privilegio di essere amica di Jorge Mario Bergoglio. Rivela momenti passati insieme all’allora cardinale argentino, dal pranzo natalizio del 2012 in curia a Buenos Aires (un ottimo agnello patagonico, ricorda) e mette nero su bianco l’emozione per aver ricevuto, il giorno dopo l’elezione, alle ore 9.55 del mattino, la telefonata del nuovo Papa sul cellulare. A livello giornalistico, naturalmente, il clou è rappresentato dalla scansione fotogramma per fotogramma del Conclave. Dalla mattina, quando Bergoglio lascia prestissimo la residenza di via della Scrofa, alla sera del primo giorno, quando si apparta, forse consapevole che su di lui si stanno convergendo sguardi attenti.
LA RICOSTRUZIONE DEL CONCLAVE
Inannzitutto, Piqué parte dalle candidature ritenute più forti: l’arcivescovo di Milano Angelo Scola e quello di San Paolo del Brasile, Odilo Pedro Scherer. Quest’ultimo, in particolare, sarebbe spinto “da un gruppo di cardinali della curia della vecchia guardia diplomatica, fra cui gli italiani Giovanni Battista Re e Angelo Sodano, che ha avuto l’idea gattopardesca di proporre Scherer”. Ma l’operazione Scherer, nota la giornalista argentina, naufraga già il 2 marzo. E poi c’è Scola, il grande favorito (stando ai titoli dei giornali). In realtà, nota Piqué, la prima votazione è stata molto dispersiva, “sono comparsi più di dieci nomi”. L’arcivescovo di Milano è colui che ha preso più voti (circa trenta), molti meno del previsto. Bergoglio si sarebbe fermato a venticinque. Va detto che altre ricostruzioni, più o meno verificate, raccontano che Scola si sarebbe fermato ben sotto la soglia dei trenta voti e che la sua candidatura sia sfumata già al primo scrutinio.
SCOLA NON SFONDA E SCHERER NAUFRAGA
L’autrice si sofferma dunque sul perché l’arcivescovo di Milano non abbia sfondato. “Non convince del tutto”, sottolinea la corrispondente della Nacion; addirittura qualche eminentissimo “a bassa voce” dice che “quando parla ci vorrebbe un interprete”. Il primo scrutinio, così, si conclude in un nulla di fatto. Alla sera, a Santa Marta, Bergoglio cena con il connazionale Leonardo Sandri. Quest’ultimo, affetto da faringite (il futuro Papa Francesco lo guarda ed esamina l’antibiotico prescritto al “collega”), gli dice profeticamente: “Preparati, caro mio”. Al mattino dopo, già si delinea l’esito finale. Bergoglio nella notte ha dormito molto poco, come se sentisse che di lì a poche ore qualcosa sarebbe cambiato. Alle 11.39 esce la seconda fumata nera. Niente di fatto neppure nelle due votazioni del mattino. Eppure, nella Sistina la svolta è vicina: “Bergoglio è in vantaggio. Sia nella seconda che nella terza votazione di stamattina è stato il più votato, raccogliendo più di 50 voti e superando gli altri papabili”, scrive Piqué, che aggiunge: “E’ chiaro che la candidatura di Scola non decolla, così come quelle del canadese Ouellet e di Scherer, il brasiliano candidato dagli anti-riformisti, come hanno semplificato alcuni vaticanisti”. Il pranzo, come già accaduto nel 2005, prelude all’elezione: “Le tre ore e mezza di pausa rivelano che non si può tornare indietro, è chiaro che per la prima volta nella storia della Chiesa oggi il papato attraverserà l’oceano Atlantico. La dinamica psicologica pro-Bergoglio sembra inarrestabile e il cosiddetto effetto domino è irreversibile”. Tutto è compiuto, dunque, manca solo il passaggio nell’urna. Ma Bergoglio “si è ormai reso conto che è arrivata la sua ora” e a pranzo mangia poco, seduto allo stesso tavolo del cardinale Oscar Maradiaga (poi nominato coordinatore del gruppo di porporati incaricati di riformare la curia romana).
IL GRUPPO CHE NON VUOLE BERGOGLIO PAPA
Tuttavia, non tutti vogliono che l’arcivescovo di Buenos Aires diventi Papa. “Durante quello stesso pranzo, anche se è evidente che ormai si gioca a carte scoperte – si legge nel libro –, continuano le manovre per boicottare il cardinale argentino; una lobby a lui contraria diffonde la voce che gli manchi un polmone”.
IL MISTERO DELLA SCHEDA IN PIU’ NELL’URNA
Tornati nella Sistina, si svolge il quarto scrutinio. Bergoglio è vicinissimo alla soglia magica dei 77 voti, “ormai non c’è alcun dubbio sul fatto che stia per diventare Papa”. Alla quinta votazione accade una cosa inaspettata, di cui Formiche.net aveva già dato conto qualche settimana fa, sulla base della prima edizione del libro di Piqué pubblicato in Argentina: ci si accorge che nell’urna è stata depositata una scheda in più. Probabilmente, a un eminentissimo è sfuggito che un cartellino era rimasto attaccato alla scheda sui cui era stato regolarmente scritto il nome del prescelto. Come prescrivono le norme, immediatamente la votazione fu dichiarata nulla, senza neppure procedere allo spoglio. Si procedette così a un nuovo scrutinio, l’ultimo.
UN’ELEZIONE NON PLEBISCITARIA
Jorge Mario Bergoglio è eletto Papa, “sfiora i novanta voti“, scrive Piqué, che si lascia andare all’emozione e scrive che è stato “un plebiscito”. In realtà, se nel 2005 si parlò di elezione “risicata” per Ratzinger, che secondo la ricostruzione più attendibile e accreditata ottenne ottantaquattro voti, è difficile pensare che “sfiorare i novanta” rappresenti una situazione molto diversa. Il fatto è che, se questi sono i numeri, fino all’ultimo c’è stato uno zoccolo duro di cardinali (quasi una trentina) che ha negato il voto al primate argentino. Forse, gli stessi cui si riferiva Piqué mentre raccontava i retroscena della pausa pranzo del 13 marzo. Finalmente, poi, viene sfatata la leggenda della frase colorita che il neoeletto avrebbe detto al Maestro delle Cerimonie, mons. Guido Marini, mentre questi gli porgeva la mozzetta rossa di velluto: “Non è carnevale” o “E’ finito il Carnevale”, si era detto all’indomani dell’elezione. In realtà, spiega l’autrice, “è una versione poco verosimile” e Francesco si sarebbe limitato a un più sobrio “No, grazie”.
© FORMICHE.net

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Tutti i segreti del Conclave con Bergoglio Papa svelati da un libro
di Matteo Matzuzzi (01/11/2013)
A ormai quasi otto mesi dal Conclave che ha portato sul Soglio di Pietro il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, le ricostruzioni su ciò che avvenne nel chiuso e nel segreto della Cappella Sistina iniziano a essere più d’una. L’ultima, in particolare, aggiunge dettagli che cambiano l’andamento del Conclave, che si sarebbe concluso non dopo cinque votazioni (come fino a oggi unanimemente ritenuto), bensì dopo sei. A raccontare come andarono le cose è la giornalista del quotidiano argentino La Nacion, Elisabetta Piqué, nel suo libro Francisco, vida y revolución di prossima pubblicazione in Italia. Secondo quanto scrive Piqué, nel pomeriggio del 13 marzo, dopo le 17, si sarebbe verificato un piccolo “incidente” nella Sistina. Dopo la prima votazione pomeridiana (la quarta in assoluto), si sarebbe proceduto, come dettano le regole, al quinto scrutinio.
La scheda in più nell’urna
Ma ecco che, nell’atto di contare le schede depositate nell’urna, i cardinali scrutatori si sono accorti che i bigliettini erano 116 e non 115: uno in più dei porporati presenti e aventi diritto al voto. Immediatamente, come prescrive la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, la votazione è stata dichiarata nulla e (senza verificare le preferenze) si sarebbe proceduto al nuovo scrutinio, il sesto e ultimo. Il vaticanista Andrés Beltramo Álvarez aggiunge che al quarto scrutinio il cardinale Bergoglio fu molto vicino a ottenere i 77 voti necessari per essere eletto Papa. Una conferma diretta a ciò l’ha data il Papa stesso, in una delle recenti interviste, in cui spiegava che durante la pausa pranzo sentiva crescere attorno a lui un forte consenso. Un piccolo dettaglio è aggiunto sempre da Beltramo Álvarez, quando racconta che essendoci problemi di audio nella Sistina (molti cardinali non riuscivano a sentire gli scrutatori che declamavano le preferenze), il facente funzioni di decano, il cardinale Giovanni Battista Re, chiamò al tavolo centrale il porporato messicano Sandoval Iñiguez, noto per il suo timbro vocale. Non era consentito, infatti, usare un microfono. Sul numero di voti raccolto da Bergoglio, le opinioni divergono. Per il vaticanista argentino, l’arcivescovo di Buenos Aires non partì forte, ma vide crescere progressivamente il consenso attorno alla sua figura. Molto ampia fu la dispersione di voti al primo scrutinio, e Bergoglio non “è stato il più votato la sera del 12 marzo”.
L’elezione di Bergoglio e il flop di Scola
Tutto cambiò dopo il terzo scrutinio, l’ultimo della mattinata del 13 marzo. In quel momento, sul cardinale gesuita confluirono i voti dei latinoamericani, degli statunitensi e di qualche italiano. Altre ricostruzioni, invece, sottolineano che fin dal primo voto Bergoglio poté contare su un nutrito seguito, che si sarebbe rafforzato ulteriormente di scrutinio in scrutinio. Tutte le tesi, però, concordano su un punto: la candidatura di Angelo Scola, arcivescovo di Milano, non è mai decollata. Il giorno prima dell’apertura della Sistina, qualche giornale italiano scriveva che l’ex patriarca di Venezia trasferito da Benedetto XVI sulla cattedra di Sant’Ambrogio poteva contare in partenza su ben 40 voti. In realtà a quanto pare, Scola non arrivò neppure a trenta voti – c’è chi sostiene che si fermò addirittura sotto i venti.
Il diario anonimo del 2005
Chissà se anche per il Conclave del 2013 uscirà un diario anonimo di qualche porporato che aveva annotato (senza riconsegnare le carte, come prescritto) l’andamento degli scrutini. Così era accaduto nel 2005, quando Limes pubblicò una minuziosa ricostruzione delle votazioni che portarono all’elezione di Benedetto XVI. Il testo (anonimo) era stato curato dal vaticanista del Tg2 Lucio Brunelli e descriveva minuziosamente procedure, sensazioni, dettagli di colore (il Patriarca di Lisbona, Policarpo, che esce da Santa Marta per fumare l’immancabile sigaro). Di tutto quanto contenuto in quel diario, spiccavano essenzialmente tre elementi: l’elezione di Ratzinger non fu affatto plebiscitaria (84 voti nello scrutinio decisivo), che il cardinale Carlo Maria Martini non fu mai in gioco e che il vero “antagonista” del teologo tedesco fu il cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio. In realtà, quando sul gesuita di Buenos Aires si coagularono i 40 voti necessari per bloccare l’elezione di Ratzinger, l’opera certosina messa in piedi per sbarrare la strada all’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede crollò di colpo. E il responsabile – sempre secondo il diario anonimo – fu proprio Bergoglio, che si fece da parte, lasciando strada libera a colui che poi sarebbe apparso sulla Loggia delle Benedizioni come Benedetto XVI.
© FORMICHE.net
"And now we take up this journey... Let us always pray for one another. Let us pray for the whole world."
Pope Francis, Urbi et Orbi
Habemus Papam! We Have a Pope!
Pope Francis, formerly Jorge Cardinal Bergoglio of Argentina, now Bishop of Rome. Love him already. :)