Politica e azzardo: ecco tutti i nomi
Pubblico il testo integrale del dossier âPolitica e gioco dâazzardo: poche luci e molte ombreâ di Matteo Iori, presidente CONAGGA - Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori dâAzzardo. Il documento è stato presentato al Senato nel febbraio scorso.
Ecco il testo integrale:
Le attuali leggi sul gioco dâazzardo risalgono ai primi decenni del secolo scorso. Di gioco dâazzardo tratta il Codice Penale (del 1930), agli articoli 718 e seguenti, il Codice Civile (del 1942) agli articoli 1933 e seguenti, e il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS) del 1931 nellâarticolo 110. Tutte queste leggi definiscono i limiti del gioco dâazzardo e ruotano intorno a due caratteristiche: il denaro e lâaleatorietĂ del gioco; in pratica quando il risultato del gioco dipende totalmente o in modo prevalente dalla fortuna rispetto allâabilitĂ , e quando su questo risultato si investono soldi per vincere altri soldi: vi è gioco dâazzardo. I legislatori ritennero che questi tipi di giochi dovessero essere vietati dalla legge; salvo eventuali deroghe concesse dallo Stato⌠ciò che comunemente viene definito âdivieto con riserva di permessoâ. E in questi anni i governi che si sono succeduti hanno scelto di derogare con molta facilitĂ .
Dagli anni â90 il divieto di gioco dâazzardo in Italia si trasformò gradualmente, e la Corte di Cassazione (n. 36038 del 2004) e il Consiglio di Stato (n. 334 del 2007), sintetizzarono in questo modo il fondamentale cambiamento avvenuto: ÂŤla legislazione italiana, si propone non giĂ di contenere la domanda e lâofferta di giuoco, ma di canalizzarla in circuiti controllabili al fine di prevenire la possibile degenerazione criminaleÂť. Il ânon contenere la domanda e lâofferta di giocoâ è facilmente dimostrabile guardando i nuovi giochi dâazzardo introdotti dai governi in questi anni: nel 1997 il governo Prodi introdusse la doppia giocata di Lotto e Superenalotto e le Sale scommesse, nel 1999 il governo DâAlema fece nascere le sale Bingo, nel 2003 col governo Berlusconi arrivarono le Slot machine, nel 2005 sempre con Berlusconi vennero introdotte la terza giocata del Lotto e le scommesse Big Match, nel 2006 il governo Berlusconi introdusse i nuovi corner e punti gioco per le scommesse, tra il 2007 e il 2008 col ritorno del governo Prodi vennero promossi i giochi che âraggiungono lâutenteâ (sms, telefonici, digitale terrestre) e venne reso legale il gioco dâazzardo on-line (seppure solo in forma di torneo). Lâennesimo governo Berlusconi nel 2009 (decreto n.39 del 28/04/09) introdusse nuove lotterie ad estrazione istantanea (gratta e vinci), nuovi giochi numerici a totalizzazione nazionale (come il Win for Life), e sancĂŹ la nascita delle VideoLottey (dette VLT, apparecchi simili alle slot machine ma con premi molto piĂš alti e soprattutto con la possibilitĂ di spendere molto piĂš denaro); sempre il governo Berlusconi nel 2011 istituĂŹ il gioco del Bingo a distanza, l'apertura di ben 1.000 sale da gioco per tornei di poker dal vivo, lâaumento del numero delle VideoLottery fino al 14%, lâapertura di 7.000 nuovi punti vendita di scommesse ippiche e sportive, ampliò lâofferta di giochi numerici, introdusse un nuovo gioco promosso in ambito europeo, poi un concorso aggiuntivo mensile del SuperEnalotto, e infine sancĂŹ le modalitĂ di funzionamento dei âgiochi di sorte legati al consumoâ, una specie di azzardo pensato per coloro che vanno a fare la spesa, a cui verrebbe proposto di non ritirare il resto ma di giocarselo⌠Il governo Monti, nel 2012, mise in âstand byâ questâultimo gioco e di fatto impedĂŹ la nascita dellâennesima proposta dâazzardo nel nostro Paese.
Lâintroduzione di tutti questi nuovi giochi e la costante campagna promozionale che li hanno accompagnati, hanno portato gli italiani a investire sempre piĂš denaro in gioco dâazzardo. Di fatto, a fronte di unâevidente contrazione dei consumi familiari negli ultimi anni, la spesa in Italia per il gioco dâazzardo è passata dai 14,3 miliardi di euro incassati nel 2000, ai 18 del 2002, ai 24,8 raccolti nel 2004, ai 28 del 2005, ai 35,2 miliardi di euro nel 2006, ai 42 del 2007, ai 47,5 miliardi del 2008, ai 54,4 del 2009, ai 61,4 del 2010, ai 79,9 miliardi di euro del 2011, a unâulteriore crescita per il 2012 che ad oggi si stima essere intorno agli 85 miliardi di euro. Per correttezza dâinformazione è bene sapere che una buona parte dei soldi spesi in gioco, viene restituito in vincite, o meglio: per pochi fortunati sono vincite, per la maggior parte degli italiani sono diminuzione delle perdite. Di fatto sui 79,9 miliardi di euro giocati nel 2011: 61,5 sono tornati in qualche modo ai giocatori, mentre i restanti 18,4 miliardi sono quelli che tutti gli italiani hanno definitivamente perso al gioco dâazzardo; un poâ meno della metĂ di questa somma è andata allo Stato, la restante parte alla filiera dellâindustria del gioco dâazzardo. Con 18,4 miliardi di euro persi al gioco nel solo 2011, lâItalia detiene il 4,4% del mercato mondiale di perdite, pur avendo solo lâ1% della popolazione mondiale.
Ma tale aumento costante del gioco dâazzardo in Italia non dovrebbe sorprenderci piĂš di tanto, visto che diversi politici autorevoli si sono espressi a favore di questo fenomeno⌠Evidentemente lâincremento del gioco dâazzardo e il conseguente aumento degli italiani che giocano non sono ritenuti un problema, del resto lâOn. Gianfranco Miccichè, ex Vice Ministro per lâEconomia nel governo Berlusconi, nel luglio 2002 a Sisal Tv sostenne che: ÂŤIl gioco non è pericoloso se è legaleÂť. Anche un altro ex Vice Ministro dellâEconomia, Vincenzo Visco dellâUlivo, nelle linee guida 2007- 2009 della politica fiscale parlò chiaramente di âsviluppare e consolidare lâindustria del giocoâ attraverso alcune modalitĂ fra cui: âampliare le reti distributive per lâaccesso al gioco remotoÂť. E persino lâallora Premier Silvio Berlusconi, il 30 marzo 2011, a Lampedusa disse: âio condivido lâidea che Lampedusa possa essere anche sede di un casinòâ.
Visti i legami politici con il presidente Berlusconi non sorprende che anche Gianni Alemanno, allora in AN, nel maggio 2008 durante la sua candidatura a sindaco di Roma sostenne lâapertura di un casinò dicendo: ÂŤnon capisco perchĂŠ Roma non dovrebbe averne unoÂť. In effetti di giochi dâazzardo Alemanno se ne intendeva⌠Non tanto perchĂŠ sua sorella, Gabriella Alemanno, era direttrice dei Monopoli di Stato; non solo perchĂŠ da Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Alemanno, concesse un mutuo da 150 milioni di euro allâUNIRE, lâente che gestiva il business dellâippica in Italia⌠Ma anche perchĂŠ nel 2008 ricevette una donazione da 60mila euro dalla SNAI per il sostegno al suo comitato elettorale a sindaco di Roma.
Ma la SNAI non fu generosa solo con lui... Nel 2006 finanziò con 150mila euro la Margherita, nel 2007 finanziò con 30mila euro lâUdc, nel 2008 finanziò con 45mila euro i Ds tramite Ugo Sposetti, nel 2009 finanziò con 45mila euro il Movimento per lâAutonomia di Raffaele Lombardo. E chissĂ quante altre generose donazioni possono esserci state negli ultimi anni⌠Purtroppo in un Milleproroghe del governo Berlusconi si è innalzata da 6,6 a 50mila la soglia di trasparenza dei fondi privati, al di sotto della quale è impossibile sapere chi ha donato e a chi. E questo certo non aiuta la conoscenza⌠Quando avvenne, Pierluigi Castagnetti, allora della Margherita, disse che: "Permettere che si elargiscano anonimamente cento milioni di vecchie lire, vuol dire che qui non si parla piĂš di 'finanziamento', ma di semplice corruzione politica". CorruzioneâŚ? Non so⌠Sicuramente certe cifre rischiano di influenzare notevolmente, ma penso che anche certi incarichi, dati a politici o ex politici molto influenti, possano rappresentare un rischio da non sottovalutare. E gli esempi nel nostro Paese non mancano.
Come nel caso di Augusto Fantozzi, ex Ministro delle Finanze e poi del Commercio con lâEstero con il governo Prodi, ora presidente della SISAL, una delle piĂš importanti aziende del settore del gioco dâazzardo. O come nel caso di Vincenzo Scotti, 5 volte Ministro con la Democrazia Cristiana e poi Sottosegretario di Stato nel governo Berlusconi. Scotti fu il presidente di Ascob, lâassociazione dei concessionari del Bingo e fu soprattutto il presidente della societĂ che lanciò questo gioco. âFormula Bingoâ fu fondata da Scotti insieme a Luciano Consoli ex militante del PCI, poi uomo di fiducia di Massimo DâAlema (Consoli divenne anche presidente di Red TV, televisione legata ai DS). Certo è che il Bingo non piacque solo ai DS, ma anche alla Lega Nord; un esempio fu il presidente del consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, Edouard Ballaman, dimessosi dopo essere finito nel mirino della Corte dei Conti, aveva ottenuto lâassegnazione âpilotataâ della concessione di una sala Bingo: la Cristallina Srl.
Fra i nomi che passano dalla politica ai giochi dâazzardo, è bene ricordare anche Francesco Tolotti. Tolotti fu un Onorevole dellâUlivo di particolare rilievo per lâindustria del gioco, in quanto grazie allâimpegno suo e degli Onorevoli Nannicini e Vannucci (Ulivo), di Salerno (La Destra) e Gioacchino Alfano (Forza Italia), il 6 dicembre 2007 fu presentato e approvato un emendamento che modificò il comma 6° dellâarticolo 110 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (che è il riferimento normativo a cui sottostanno le slot machine). Il destino delle slot machine cambiò radicalmente con la sola sostituzione di alcune parole nellâarticolo di legge; le parole ÂŤelementi di abilitĂ o intrattenimento sono presenti insieme all'elemento aleatorioÂť, furono modificate con il nuovo testo: ÂŤinsieme all'elemento aleatorio sono presenti anche elementi di abilitĂ , che consentono al giocatore la possibilitĂ di scegliere, all'avvio o nel corso della partita, la propria strategia, selezionando appositamente le opzioni di gara ritenute piĂš favorevoli tra quelle proposte dal giocoÂť. Questa piccola nota, che allâapparenza può sembrare senza rilievo, permise di ÂŤdimostrareÂť quanto lâabilitĂ del giocatore fosse âdeterminanteâ nel gioco delle slot machine, a scapito dellâimportanza della sorte.
PerchĂŠ questo divenne cosĂŹ importante per le industrie del gioco? PerchĂŠ diminuire lâalea e aumentare lâabilitĂ del giocatore avrebbe anche diminuito la discrezionalitĂ dei magistrati e impedito il ripetersi di indagini molto onerose per le concessionarie di gioco, quale fu lâindagine che portò la Procura di Venezia al sequestro di 107.000 apparecchi da gioco in tuttâItalia. Non a caso Bonaccorsi, come Presidente della Sapar (una sorta di sindacato dei gestori di slot machine), allâassemblea regionale del 17 dicembre 2007 ringraziò pubblicamente lâOn. Tolotti, intervenuto come ospite, per âi grandi meriti per lâapprovazione dellâemendamentoâ; Tolotti rispose: âIn Finanziaria abbiamo fatto un passo avanti su un problema che ha avuto, come concausa lâinchiesta di Venezia e il ritiro di oltre 100.000 macchine. In sostanza, siamo pervenuti a una norma meno soggetta a discrezionalitĂ , dove scompare del tutto la componente âintrattenimentoâ, che era quella piĂš difficile da definire in termini oggettivi, mentre lâabilità è stata definita in maniera inequivocabileâ. Evidentemente Francesco Tolotti conosceva bene il mondo del gioco dâazzardo e forse questa è la causa che lo portò ad essere poi scelto come nuovo Responsabile del Centro Studi Automat, organismo istituito dalla citata Sapar per promuovere iniziative socio-culturali sul gioco dâazzardo; e probabilmente fu sempre per queste sue competenze che, una volta uscito dalla carriera politica, venne poi nominato Presidente della Fondazione Unigioco, che è sostenuta da Gamenet una delle industrie del gioco dâazzardo del nostro Paese. La Fondazione ha fra le sue finalitĂ anche lo studio delle patologie del gioco, ma può incuriosire scoprire che promuova convegni quali: âIl gioco come chance per lo sviluppo del turismo italianoâ, oppure âCasinò e proposte di leggeâ. Ma in tutto questo non câè nulla di illegale. Probabilmente diverse cose a mio parere âpoliticamente sconvenientiâ, ma nulla che sia vietato dalla legge o che possa interessare la magistratura.
Ben piĂš complessa è invece la situazione di un altro politico, che fino a un mese fa sembrava inserito di nuovo nelle liste PdL ma che poi è non è stato ricandidato: lâOnorevole Amedeo Laboccetta. Laboccetta fu uno dei politici la cui campagna elettorale fu aiutata economicamente da una delle industrie del gioco, ricevette infatti ben 50.000 euro dallâAtlantis (oggi Bplus) che non solo è una multinazionale del gioco dâazzardo che ha sede nei paradisi fiscali delle Antille Olandesi, ma che con oltre 85.000 apparecchi è anche la piĂš grande concessionaria di slot machine del nostro Paese. LâAtlantis oltre ad essere molto generosa con Laboccetta, lo scelse anche come successore di Giancarlo Lanna (consigliere della Fondazione Fare Futuro legata a Fini), per divenire il procuratore italiano per lâAtlantis che Laboccetta rappresentò fino al 2008. La delicatezza nel rapporto con lâAtlantis non si deve tanto al cognome del suo proprietario: Francesco Corallo, incensurato figlio di Gaetano Corallo condannato ma latitante catanese legato al boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola; bensĂŹ per due situazioni specifiche che suscitarono le attenzioni delle Procure. Nella notte del 10 novembre 2011 la Guardia di Finanza effettuò delle perquisizioni finalizzate ad âAccertare lâesistenza di dazioni, finanziamenti, rapporti dâaffari illeciti generati nellâambito dellâassociazione affaristico criminaleâ; ma quando i militari arrivarono nellâappartamento di Francesco Corallo a Piazza di Spagna, fu detto loro che la perquisizione non poteva avvenire in quanto Corallo sosteneva di essere ambasciatore presso la Fao per conto del Commonwealth di Dominica, un paese dei Caraibi, e quindi di godere dellâimmunitĂ diplomatica. Mentre gli inquirenti verificavano presso il Ministero degli Esteri se la versione di Corallo fosse vera, circostanza poi smentita, arrivò a casa di Corallo il deputato Amedeo Laboccetta, che dopo essersi qualificato e invocando lâimmunitĂ parlamentare, rivendicò la proprietĂ di un computer portatile presente nellâappartamento, e lo portò via con sĂŠ. Solo tre mesi dopo, con il parere favorevole della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, lo consegnò alla Finanza⌠Lâipotesi degli inquirenti era che nel computer potessero esserci anche degli atti utili allâinchiesta sulla Banca Popolare di Milano; inchiesta che a febbraio 2013 ha fatto finire agli arresti domiciliari Onofrio Amoruso Battista, ex consigliere regionale PdL, accusato di avere ricevuto un pagamento per circa 2 milioni di euro da parte di Bplus e altre societĂ per âagevolareâ alcune pratiche. Insieme ad Amoruso lâindagine coinvolge Massimo Ponzellini (ex presidente della BPM) e il suo uomo di fiducia Antonio Cannalire che, guarda a caso, era anche proprietario della Jackpot Game che a Milano gestiva sale da gioco dâazzardo insieme alla Finanziaria Cinema, di proprietĂ di Marco Jacopo DellâUtri, figlio del noto politico Marcello DellâUtri del PdL. La coincidenza vuole anche che gli apparecchi delle sale della Jackpot Game fossero di proprietĂ dellâAtlantis Bplus.
Ma tornando a Laboccetta⌠Costui era finito nellâattenzione degli investigatori giĂ nel 2005, quando in unâintercettazione telefonica, chiedeva allâallora segretario di Gianfranco Fini, Francesco Cosimo Proietti, di fare pressioni sullâallora direttore dei Monopoli di Stato Giorgio Tino, affinchĂŠ fosse evitata la revoca della concessione delle slot machine ad Atlantis. LâAtlantis era solo una delle dieci concessionarie che in quel momento rischiavano grosso⌠Unâindagine della Procura quantificò in 136mila (su 207mila allora presenti in Italia), le slot machine che non avevano trasmesso i dati ai Monopoli di Stato, dati che avrebbero consentito una chiara tassazione sulle somme incassate. Come prevedeva la concessione le aziende rischiarono una sanzione complessiva che inizialmente venne stimata in 98 miliardi di euro (50 euro per ogni ora di mancanza di collegamento). La Corte dei Conti chiese un risarcimento anche ai Monopoli di Stato nelle persone di: Giorgio Tino (allora direttore generale dei Monopoli), alla sua compagna Anna Barbarito e a Antonio Tagliaferri anchâessi dirigenti dei Monopoli, in quanto ritenne che i tre avrebbero volontariamente concordato di non applicare la convenzione e la revoca delle concessioni, nel caso di Tino per poter essere poi riconfermato dalla politica come direttore dei Monopoli (e qui lâinteressamento di Laboccetta su Proietti). Nel tempo e nei dibattimenti che seguirono la sanzione prevista calò costantemente fino ad arrivare ad una richiesta di âsoliâ 800 milioni di euro (meno di un centesimo dalla somma iniziale).
La cosa curiosa fu che a fare i conti per la nuova sanzione, fu una commissione voluta dal Ministro dellâEconomia Tremonti, alla presidenza della quale fu messo il Ragioniere di Stato Andrea Monorchio; lo stesso Andrea Monorchio che dal 2006 siede anche nel consiglio di amministrazione di Almaviva, societĂ che possiede Gmatica, una delle dieci concessionarie multate. Successivamente il Consiglio di Stato, che nel 2004 aveva giudicato le sanzioni congrue, nel 2010 cambia idea e abbassa di nuovo il criterio per ridurre a una trentina di milioni la sanzione che si dovrebbe pagare. In ogni caso essere nel consiglio di amministrazione di una societĂ di gioco dâazzardo non è certo un reato, forse però può essere un poâ in conflitto di interessi con certi incarichi o certe vicinanze partitiche.
Ad esempio câè chi potrebbe ritenere che la scelta del governo Berlusconi di liberalizzare i giochi dâazzardo on-line, potesse essere influenzata dal fatto che poco prima della legge che liberalizzò questi giochi, la Mondadori, della famiglia Berlusconi, acquisĂŹ il controllo del 70% della Glaming unâazienda che opera nel gioco dâazzardo on-line. Câè chi potrebbe trovare curioso il fatto che la SISAL nel biennio 2009-2010, quando premier del governo era Silvio Berlusconi, aumentò le sue spese in pubblicitĂ sulle reti Mediaset portandole a 17,7 milioni di euro contro il solo 1,2 milione di euro per pubblicitĂ sulla Rai; cosĂŹ come fece la Lottomatica con 13,1 milioni di euro per la Mediaset contro i 5,2 milioni per la Rai. Non mancarono neppure le pubblicitĂ sulla rivista della Fondazione Italianieuropei, riconducibile a DâAlema, ma per piĂš modesti 30.000 euro. Oppure câè chi potrebbe trovare sconveniente il fatto che Pellegrino Mastella, figlio dellâex Ministro della Giustizia Clemente Mastella, attraverso la SGAI fosse in societĂ con la Betting 2000 dei fratelli Grasso. La SGAI, di Pellegrino Mastella e dei fratelli della moglie dellâex Ministro, entrò in societĂ con i Grasso; Renato Grasso e Massimo Grasso, che fu il Consigliere Comunale di Forza Italia piĂš votato a Napoli, misero in piedi alcune aziende di gioco attive nel campo delle agenzie di scommessa e degli apparecchi da gioco, fra queste la Betting 2000, la King Slot e la Wozzup, che detenevano concessioni di gioco rilasciate dai Monopoli di Stato, ma che finirono nellâocchio della magistratura in quanto ritenute utili per il riciclaggio del denaro sporco e per attivitĂ legate a gruppi criminali. Renato Grasso, divenuto solo ultimamente collaboratore di giustizia, confermò di aver stretto un affare con la camorra che gli aveva permesso di costruire un impero sui giochi dâazzardo, e scrisse di suo pugno i nomi e i cognomi non solo dei 22 gruppi mafiosi giĂ individuati dagli inquirenti, con cui aveva avuto rapporti âdâaffariâ, ma anche di ulteriori 52 cosche della camorra di cui le procure non erano ancora a conoscenza.
Come sempre, dove girano molti soldi è maggiore il rischio di collusioni con la criminalitĂ organizzata o conflitti di interesse con la politica; e quello del gioco dâazzardo è sicuramente uno dei settori in cui da sempre girano un bel poâ di soldi. Per questo motivo non sorprende scoprire che nelle elezioni politiche del 2008, al numero 169 fra i 181 simboli accettati dal Ministero, vi fosse una lista denominata âCasinò Centro Italiaâ, raffigurata da un simbolo con una sorta di tavolo verde con carte rosse e nere, il cui leader era tal Marco Santopadre. Non sorprende neppure sapere che esiste lâANIT, lâAssociazione Nazionale Incremento Turistico, a cui aderiscono 15 Comuni italiani che aspirano a divenire sedi di Casinò. E non sorprende neanche che certi politici possano essere piĂš âindulgentiâ rispetto al gioco dâazzardo quando viene loro proposto un beneficio diretto; come dimostrato dalla puntata di âItalian Jobâ in cui il bravo Paolo Calabresi, travestito da uomo dâaffari russo, riesce a convincere il Senatore di AN Euprepio Curto e Lello di Bari sindaco di Fasano di Forza Italia, a impegnarsi per mettere in atto una strategia su vari fronti che permetta lâapertura di un grande Casinò gestito dalla societĂ russa. Per il disturbo avrebbero ricevuto 750.000 euro complessivi⌠Secondo il Senatore Raffaele Lauro (PdL), membro della Commissione Antimafia â Comitato Antiriciclaggio, sul gioco dâazzardo âla politica è per una parte ignorante, per una parte indifferente e per unâaltra parte forse collusa con degli interessiâ.
Personalmente condivido queste tre categorie, ma forse per la mia fiducia ânonostante tuttoâ nelle istituzioni, mi permetto di aggiungerne una quarta: la categoria della politica âresponsabileâ. In questi anni vi sono stati molti politici che non solo hanno denunciato con forza eventuali tentativi della lobby del gioco di depotenziare specifiche leggi o di proporne altre ad hoc, ma che si sono anche battuti per promuovere la costruzione di un pensiero critico verso il gioco dâazzardo; lo ha fatto lâex Ministro Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista, nel âPiano Italiano di azione sulle drogheâ del gennaio 2008, quando sottolineò il pericolo del gioco dâazzardo e mise a disposizione un finanziamento da 300.000 euro per approfondire con ricerche e studi il tema della patologia del gioco, lo fece Barbato (IDV), lo fece la Senatrice Leddi (PD), lo fece Bitonci (Lega Nord), lo fece Michele Scandroglio (PdL) che fondò lâAssociazione âLiberi dallâazzardoâ, ed altri ancora altrettanto importanti ma che non nomino per brevitĂ . Ritengo però giusto sottolineare lâestrema coerenza e impegno che alcuni politici, piĂš di altri, dimostrarono su questo tema: la Senatrice Emanuela Baio (del PD poi API ora candidata per la Lista Monti) per prima parlò di uno âStato che âgioca dâazzardoâ con la salute dei suoi cittadiniâ, il Senatore Elio Lannutti dellâItalia dei Valori che piĂš volte si espresse contro il gioco dâazzardo ma che purtroppo non è stato ricandidato, il Senatore Raffaele Lauro del Popolo delle LibertĂ che fu sempre molto determinato nel denunciare la collusione con la politica, ma anchâesso purtroppo non è piĂš stato ricandidato, e lâOnorevole Laura Garavini ricandidata nel Partito Democratico prima firmataria, con altri 73 onorevoli del PD, di una dettagliata proposta di legge presentata a marzo 2012, che prevede una serie di limiti specifici per il gioco dâazzardo e per le sue pubblicitĂ e iniziative per la prevenzione e il sostegno alla cura della dipendenza da gioco.
Anche il governo Monti ha dimostrato che il gioco dâazzardo non può solo essere visto come unâopportunitĂ per âfare cassaâ, ma va inquadrato allâinterno di un fenomeno che può generare dipendenza compulsiva (sancita nellâarticolo 5 delle legge del Ministro Balduzzi), e che va limitato anche nelle sue forme di promozione, soprattutto per quanto riguarda i minori. Negli Stati Uniti lâultima competizione per le elezioni presidenziali USA del 2012 ha visto il magnate dei casinò di Las Vegas, Sheldon Adelson, fare la donazione piĂš alta di sempre: 40milioni di dollari devoluti al Partito Repubblicano per sostenere lâelezione di Mitt Romney. Come sappiamo ha vinto il suo sfidante Barack Obama, che aveva anche raccolto ben piĂš fondi di Romney; non tramite grandi aziende di gioco, ma soprattutto attraverso piccole donazioni di tantissimi cittadini. ChissĂ che anche queste cose non aiutino la politica a capire da che parte è importante stareâŚ
Per la prima volta sembra che davvero qualcosa sul gioco dâazzardo stia cambiando, e credo che questo sia dovuto allâincontro di vari fattori: la resistenza e la tenacia della politica âresponsabileâ, la nascita di âlobby positiveâ come la Campagna nazionale âMettiamoci in giocoâ, lâinsofferenza di tanti sindaci che vedono i propri cittadini rovinarsi al gioco dâazzardo, una maggiore consapevolezza nei mass media, ma soprattutto un desiderio di cambiamento culturale degli elettori, che chiedono con forza alla politica di uscire da ogni conflitto di interessi e di fare le proprie scelte esclusivamente per il bene del nostro Paese.
Fonti: la maggior parte delle fonti specifiche sono indicate in: âPolitica e conflitti di interesse. La grande lobby dellâindustria del gioco dâazzardoâ allâinterno del libro: âMa a che gioco giochiamoâ (edizione A Mente Libera, dicembre 2011, 8 euro â [email protected])









