«Non limitatevi a chiedere 'come stai?' a chi amate sul serio, perché chi sta male non lo dice»
Il 'come stai?' può avere diverse sfacettature. Lo si chiede solo per iniziare una conversazione. E la risposta è per lo più banale, il solito "bene" o "si va avanti". E la accettiamo. Oppure lo si chiede perché ti interessa davvero saperlo. E quando questa è l'intenzione, non ci si ferma a credere ad un "bene" come risposta. E qui c'è da aprire una parentesi. Il problema nasce nel momento in cui l'interesse non è reciproco. Quante volte vi è capitato di essere sempre voi a chiederlo senza essere mai ricambiati? Solo perché le persone non danno a vedere le proprie debolezze non vuol dire che non ne abbiano. Perché Chi sta male non lo dice. Esistono, poi, quelle persone che fanno di tutto per far sì che una persona le chieda come sta. Ma dopo? Il "e tu?"? Non che ciò debba avvenire sempre e non che io abbia un problema in particolare. Ma, sinceramente, a me verrebbe naturale chiederlo dopo aver esposto un qualcosa di mio e aver magari occupato del tempo. Se non c'è questo alla base dell'amicizia come ci si può fidare? Perché sembra come se solo io abbia interesse nel sapere come sta un'amica? E non dico che non ci siano mai stati gesti, sorprese. Ma le amiche si ascoltano tra di loro, reciprocamente. Invece sembra come se fossi solo io ad ascoltare.
Da "Chi sta male non lo dice - Antonio Dikele Distefano"


















