Memorie dei Superstiti.
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Tre guerrieri e un amico fedele, sognatore fra strade di fiele la città fa una lotta malvagia gronda odio in cieli di pece ti ricopre e ti fa marcire, ti fa' zombi o ti fa' morire
il Randagio aveva la chitarra, la Guerriera la lama e amore e l'artista l'occhio e il dolore ma il sognante vedeva tutto, e inventava il bello nel brutto era l'anima e n'era il cuore
dei guerrieri e del lor lucore, in un mondo schiavo dei bastardi che incantenan per i miliardi che uccidono e sporcano tutti per sembrarsi un po' meno brutti per sentirsi un po' più all'altezza estinzione per lor agiatezza
Si respira la rabbia intorno e qualcuno se la spara in vena, o la mastica col sangue insieme o si calma con la falsa cena primeggiare di competizione per un premio ch'è perdizione
non c'è un luogo identico ancora nonostante ogni casermone sia identico per il padrone ben diverso è per chi ce l'abbia quell'astio di viverci dentro, tutti figli della stessa rabbia
fra di loro e il sangue versato, la lealtà ed il morto ammazzato e l'amico finito bucato fra i rifiuti o s'una panchina, quello morto fra le lamiere e quell'altro per droghe insicere
e quel paio dalla polizia per aver osato scappar via, mentre loro fan piccolo amore, due di loro sott'una coperta in un parco con la luna aperta hanno il lor minifuoco interiore
ma che sfuoca, che si consuma e alla luce dell'alba è una piuma; il Randagio magari poi cresce suona e canta e cambia quartiere ma le notti son sempre nere anche con i soldi e l'amanti:
quel disastro quell'adrenalina l'ha'ssorbita fin dentro i quanti nelle note entro le sue dita, nelle ossa, in fibre è finita e non c'è scampo e non c'è più uscita, ha un gruppo dei fan della gente ma è solo, rabbioso e dolente..
La guerriera ha rubato e rotto, ha picchiato e tagliato un botto ma uno era un poliziotto e lei dentro c'è andata davvero, e le guardie l'han ripassata ed ora ha ferocia storpiata: su di sé e sulla sua vita
la sua bocca rossa ora è storta, scopa a soldi ma pare morta ha paura e mastica il bianco delle pillole del sottobanco non ha amici e non ha più amanti, ha un pappone e un po' di contanti ha un coltello più brutto, opaco che ormai del suo sangue è affamato..
Lei l'artista ha fatto strada, ha mollato la vecchia banda ha studiato, dormendo in branda ha dipinto, fa' foto e schizzato ha comporto dei corti e dei temi ha scolpito amori e peni ha colleghi ed ha rivali ma non più amici triviali
non più tempo da passar nei viali, fra gli scherzi i lazzi gl'abbracci lì s'è persa la sua giovinezza, ben aperto il su'occhio interiore le rivela l'astio e il dolore, l'alto prezzo a forza pagato e il suo mondo d'amor desolato..
forse vuole un'arte finale, fra i suoi busti, tele, uno strale una pank colori-mischiata con la faccia bianca, slavata in un posto intasato tanto di mil modi di dir rimpianto, forse viene trovata a letto ma il suo corpo è immoto, e già freddo..
E il ragazzo del centro sognatore, il lor caldo amato, il lor cuore dolce fragile, forte scrittore dov'è andato, dov'è finito?
For da un morbo è stato sparito? Investito da un'auto, guardando un cielo di sole o d'inverno? Un pestaggio od un concerto troppo duro, troppo non aperto?
Forse dai genitori, o una donna, o da un s'uomo mentre, con gonna, ei danzava ed era vestito? Forse il suo cuore dolce è svanito in sti modi senza perdono, o forse v'è ancor qualche suono su dove si trovi il suo corpo, magari con ancora la mente e con sogno, seppur gemente ch'ancor dai suoi mondi fluisce..
Sono morti i suoi tre guerrieri? Son finite le loro storie, di quei giovani or vecchie glorie o potrebbero ancor cambiare veder l'alba e così chiamare quegl'amici da tempo perduti, e financo, senza far i muti stringer lì di nuovo quelle braccia, baciar guance e trovar ristoro nei superstiti dell'età dell'oro.
















