Era stato sempre noioso il lunedì. Il rientro a scuola, la settimana che riprende, la stanchezza della solita routine. Ma quel lunedì era diverso. Era una sensazione che provavo già dal momento in cui il mio piede aveva sfiorato il parquet. Mi alzai dal letto e come di consueto mi preparai per ricominciare la solita rottura: Autobus, sei ore di cose incomprensibili, autobus, pranzo, studio. Ero arrivata sotto scuola in preda alla fretta e mi scontrai contro un ragazzo. Un ragazzo estraneo alla scuola, forse un amico di qualcuno. Mi caddero sia la borsa che il telefono e lui li raccolse entrambi porgendomeli sulle mani. Aveva gli occhi di un color verde smeraldo, quasi impossibili da non notare. Lo ringraziai ed entrai di corsa in classe. Per tutto il giorno non feci altro che pensare a lui, al suo sorriso magnetico, ai suoi occhi profondi e a suoi capelli ricci con quel ciuffo che si spostava al soffio del vento. Finalmente le sei ore erano finite e così iniziai ad avviarmi verso la fermata. Stranamente, sotto scuola, rincontrai il ragazzo con cui mi ero scontrata. Lui era lì, appoggiato al muretto con la sigaretta tra le dita, con le sue labbra perfette e con il suo profumo indimenticabile. Lo notai subito ma feci finta di nulla. Ma il mio tentativo andò a vuoto, ormai mi aveva vista. Si avvicinò e mi salutó. Io ricambiai il suo saluto arrossendo leggermente. Gli chiesi cosa ci facesse ancora lì e mi disse che mi stava aspettando per dirmi una cosa. Mi portò in un bar molto carino. Prima di iniziare il suo discorso volle sapere qualcosa su di me ed io lo stesso. Gli raccontai di me, dei miei difetti e della mia grande passione per la fotografia, e ovviamente gli rivelai il mio nome. Lui iniziò a dirmi di sé. Era stupendo perché le sue parole risuanavano come musica nella mia testa e mi piaceva sempre di più ascoltarlo. Si chiamava Lorenzo, ma mi disse amichevolmente di chiamarlo Lorenz. Parlammo per altre tre ore e fuori si era avvicinata la sera. Allora Lorenz aveva preso il coraggio di rivelarmi tutto. Se lo era tenuto dentro per tre ore. Aprì il discorso dicendo: "È stato strano ma da quello sguardo stamattina ho provato una strana sensazione. Hai presente l'amore a prima vista? Ecco, esattamente quello. Mi sono innamorato di te dal primo momento in cui ti ho vista e adesso che ti ho sentito parlare mi sto rendendo conto che forse mi sono realmente perso in te." Io restai senza parole. Era la stessa cosa che era successa a me, e desideravo che succedesse anche a lui. Era tutto strano e bellissimo al tempo stesso. Le uniche parole che mi uscirono e che avrei avuto il coraggio di dire furono: "Anche a me è successa la stessa cosa, Lorenz." Improvvisamente sul suo viso si accese un espressione di pura felicità. Lo si vedeva chiaramente. Era realmente innamorato. Era come se i suoi occhi mi parlassero e mi dicessero il resto del discorso. Mi guardò e si mise a sorridere avvicinandosi sempre di più. Le mie guance si stavano arrossando a causa della sua mano stretta nella mia. Riuscivo a captare il mio viso pieno di imbarazzo dal troppo calore che si stava facendo sempre di più. Era troppo strano, un sogno forse. Invece no dato che era tutto reale. Lorenz era davvero molto vicino a me e la sua mano mi stringeva sempre di più come a non volermi lasciare mai, neanche per un istante. Quando si trovò a due centimetri dalle mie labbra, mi sussurrò che mi voleva portare a vedere una cosa che sicuramente mi sarebbe piaciuta. Allora io presi la mia giacca per prendere i soldi, ma lui fece per allontanarmi, dicendomi che ero sua ospite e che non avrei dovuto pagare nulla. Io lo ringraziai e mi avviai verso l'uscita. Ormai fuori c'era la luna piena e i nostri cellulari squillavano ogni minuto fino a quando non decidemmo di spegnerli. Ci sedemmo sui sellini del suo motorino color grigio metalizzato e andammo allo Zodiaco. Da lì si vedeva la vista più bella della città eterna. Era tutto così perfetto. Mancava il tocco finale. Ci sedemmo su una panchina e, tenendo la mia mano, Lorenz mi raccontava: "Ehy, questo è il mio piccolo rifugio da tutti e da tutto. Qui mi sento sempre libero. Quassù ci sei solamente tu con il cielo e il silenzio. È la fine del mondo." Io lo guardai e gli sorrisi dicendogli: "Tu sei esattamente il misto di cose che mi piacciono. Sei dolce e romantico, ma allo stesso tempo sai tenere testa a chiunque. Ti conosco da un giorno, ma mi sembra di conoscerti da una vita." Si avvicinò a me cingendomi le spalle ed io non potei fare a meno di rannicchiarmi su di lui. La sua colonia era ormai impressa nella mia mente. Era incredibile, il sogno della mia vita si stava per realizzare. Mancava la chiusura del sipario e speravo arrivasse il prima possibile. Lorenz si girò a guardarmi e mi confessò: "Lo so, è una cosa banale averti portata qui, ma ho giurato a me stesso che ci avrei portato per prima la ragazza di cui mi sarei innamorato follemente. E quella sei tu." Non mi girai ma osservando quello spettacolo mi dichiarai: "Non è banale. È la cosa più bella che un ragazzo potesse regalarmi." Iniziò a scendere qualche lacrima dal mio viso. Non era tristezza, era solamente gioia legata al battito di cuore accelerato. Lorenz si decise. Si avvicinò lentamente, mi sfiorò il viso con le dita e mi baciò. Era uno di quei baci da film, senza sosta e senza fine. Mi ero accorta che la scena sembrava esattamente come quella di molte commedie ed era un piccolo sogno che, dentro di me, stava sbocciando. Lorenz prese e mi abbracciò talmente forte da provocarmi un leggero dolore alla vita. Ma non mi importava perché nessun dolore poteva schiacciare la felicità, la commozione e la bellezza di quel abbraccio.
-Racconto personale










