"Ciò che vediamo non è separato da ciò che pensiamo, proviamo e sentiamo: un paesaggio è ben più di un insieme geografico, così come una melodia è ben più di una sequenza di note."
-A. Damásio


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"Ciò che vediamo non è separato da ciò che pensiamo, proviamo e sentiamo: un paesaggio è ben più di un insieme geografico, così come una melodia è ben più di una sequenza di note."
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A parte i nostri pensieri, non c'è nulla che sia davvero in nostro potere.
Cartesio
Il pensiero del giorno #4
Dubito di star dubitando. Il dubbio, mio più onesto amico. La sua scoperta mi ha sconvolta.
I miei familiari, gli educatori e i medici non avevano alcuna remora ad applicarlo su di me, con conseguenze piuttosto dolorose. Io lo praticavo a livello olimpionico sin dall'infanzia. 'Ma come se hai appena detto che la sua scoperta ti ha sconvolta ed ora lo usi da sempre?' La risposta è sì.
Non avevo idea di cosa significasse dubitare, eppure ad ogni "Vai a lavarti i denti!" rispondevo con un "Ma devo proprio?". Non sapendolo mettevo in dubbio costante la parola altrui, non solo quella dei grandi. Anche quando ricevevo un "A te piace Federico" di una mia compagna di classe rispondevo con un "E a te chi te lo ha detto?".
La realtà degli "altri" non coincideva mai con la mia. Ed è così che il dubbio si è fatto strada in me.
Fino a non molto tempo fa credevo che la sua origine risalisse al liceo, quando Cartesio mi dimostrò come tutte le nostre percezioni siano limitate di fronte la certezza matematica della realtà. Cosa è reale per me è davvero reale per tutti? Se di certezze non ne ho, almeno devo riconoscere che penso, e pure troppo. Di ciò sono certa anch'io e non potrò mai dubitarne.
Queste sono le parole che balzarono alla mia mente leggendo il suo famoso sillogismo 'cogito ergo sum'. Così, involontariamente, appresi la lezione: il mio scopo come essere umano è quello di pensare. Forse lo presi troppo alla lettera. Tanto da creare piste da racing mentale da cui sto ancora cercando di uscire. Comunque Cartesio me lo immagino tormentato nell'animo almeno quanto me.
E voi dubitate più spesso della vostra realtà o di quella altrui? Siete più radicati nel dubbio o nella certezza?
Verità
- Penso, dunque sono.
Post-verità
- Ci credo, dunque è proprio così.
_______
(Magari potevo tradurlo meglio... Non so. Dubito, ergo sum.)
Cartesio. Descartes, Discorso sul metodo.
Sono stato nutrito fin dall'infanzia di studi letterari, e poiché mi si faceva credere che per mezzo di essi si potesse acquistare una conoscenza chiara e salda di tutto ciò che è utile alla vita, ero oltremodo desideroso di apprendere. Ma appena compiuto l'intero corso di studi al termine del quale si suole essere accolti nel rango dei dotti, cambiai del tutto opinione. Perché mi ritrovai impacciato da tanti dubbi ed errori che mi sembrava di non aver ricavato altro profitto, cercando di istruirmi, se non di avere scoperto sempre di più la mia ignoranza. Eppure stavo in una delle più celebri scuole d'Europa, dove pensavo dovessero trovarsi dei dotti, se mai ce n'erano in qualche parte della terra. Lì avevo imparato tutto quello che imparavano gli altri; e in più, non contento delle scienze che ci insegnavano, avevo scorso tutti i libri di quelle ritenute più curiose e più rare, che mi erano capitate tra le mani. Oltre a ciò, sapevo dei giudizi che gli altri davano di me; e constatavo di non essere considerato in nulla inferiore ai miei compagni, benché ve ne fossero alcuni già destinati ad occupare il posto dei nostri maestri. Infine, il nostro secolo mi sembrava fiorente e fertile di buoni ingegni quanto ogni altro secolo precedente. Tutto questo mi induceva a prendermi la libertà di giudicare da me tutti gli altri, e di pensare che non ci fosse al mondo scienza, quale all'inizio me l'avevano fatta sperare.
R. Descartes, Discorso sul metodo

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Ok so picture this:
I was sleeping. Literally just chilling.
Suddenly, this fuucker jumps on the bed and wakes me up.
In it of itself, not thag big of a deal. Its not the first time he does it, certainly won't be the last.
Now, the problematic part. He decides he wants to sit on me. Not next to me, like he's always done, motherfucker wants to be ON my belly.
That is also not completely unheard of, although today specifically my belly area has been tormented by period cramps so I watch him a bit wearily.
Suddenly, out of literally nowhere, Cartesio starts making biscuits, fucking biscuits on my belly WITH HIS CLAWS OUT.
I am now fully awake (obviously, because it FUCKING HURTS) and I just sorta push him back on the mattress.
Seriously who the fuck makes biscuits on someone WITH THEIR CLAWS OUT??? YOU COULD'VE KILLED ME, YOU OVERGROWN STREET RAT-
Ego cogito, ergo sum, sive existo.
L'importanza di Cartesio è tale che la città dove nacque, La Haye en Touraine, cambiò il suo nome in Descartes, in onore del suo illustre concittadino.
Il sogno di Cartesio è il sogno di un soggetto come cosa pensante pienamente liberato della propria infanzia, perché “la prima e principale causa dei nostri errori sono i pregiudizi della nostra infanzia”. Ecco il discorso filosofico della modernità che prende la forma di un ideale umano: l’età adulta come età della ragione liberata dallo spettro dell’infanzia.
Ma perché Cartesio ha così paura dell’infanzia? Che cosa teme davvero in essa? Quale spettro vede agitarsi nel bambino? Cartesio lo dice chiaramente. Nell’infanzia teme lo spettro di un’unità tra pensiero e corpo, anima e corpo.
C’è una filosofia dell’infanzia come forma di vita dietro il suo esorcismo. C’è la potenza vitale di un mondo che eccede i limiti della razionalità. C’è una bambina o di un bambino che si muove, corre, tocca le cose, esplora il mondo con il proprio corpo in movimento, la propria mente incarnata che percepisce e pensa attraverso la percezione. Cartesio costruisce la sua filosofia contro il bambino che è stato e che non vuole più essere. Quel bambino che la filosofia oggi ha necessità di recuperare per pensare un'altra origine del mondo.
Cartesio ha paura di sé, di sé bambino, del bambino che ha in sé, ancora troppo attaccato al corpo: “E poiché il mio spirito non si serviva bene, in quella tenera età, degli organi del corpo ed essendovi troppo attaccato non pensava nulla senza di essi, così solo confusamente percepiva tutte le cose”. E ancora: “Durante i nostri primi anni, la nostra anima o il nostro pensiero era sì fortemente offuscato dal corpo, da non conoscere nulla distintamente, benché percepisce molte cose assai chiaramente”. Contro questa forma di vita Cartesio costruisce la sua filosofia che diventerà l’adulto che ci condanniamo a essere.
Simone Regazzoni