Colori e passi
Io continuo a chiamarla la marcia della pace, perché cosí l'ho conosciuta e cosí é nata. Come segno di reazione alla guerra. E cosí abbiamo imparato a conoscere anche il concetto di pace: nonguerra. Invece quello di oggi ha un altro nome: cammino di pace. Perché oggi eravamo in strada non per manifestare una nostra astratta e generale volontá collettiva contro l'ipotetico signor Guerra. Oggi abbiamo colorato e attraversato la nostra cittá per noi. Per capire. Per pensare. Per farci pensare, per ragionare, ascolatare, dibattere, provare, sentire, capire, capire o almeno provarci. Per "crescere", nel senso di allargare la nostra presa sul nostro potenziale umano. Per ripensare alla Pace attraverdo tante sue sfacettature, e forse per vederla in noi dopo tutte le emozioni. Alla prima tappa a ciascuno è stata data un'identità. Io ero Nizar, un ragazzo tunisino che sogna l'Olanda come futuro per la sua nuova famiglia con la ragazza olandese conosciuta in Grecia. Durante il cammino abbiamo incontrato degli "ostacoli": cartoni enormi che rappresentavano reali impedimenti che un immigrato trova davanti a sé. Non ti lasciano il visto. Hai paura. Devi pagare ancora. Devi lasciare la tua famiglia ed i tuoi amici. Ci siamo completamente immedesimati in loro. Senza aspettarcelo, senza interrogarci. Abbiamo simbolicamente ripreso in mano le loro vite. E ritornando a casa rivalutiamo le nostre. Abbiamo di piú, forse? Quanto capiamo? E infine, una persona incredibile. E una storia che sinceramente devo ancora capire e assorbire. Ma che non dimenticheró. "Io sto con la sposa" Il cielo é di tutti. Il sole é di tutti. La luna é di tutti. Perché la terra non puó esserlo? Perché lo stesso mare é vacanza per alcuni e fossa comune per altri? Penso che solo una serie di domande possano rappresentarlo. É quello che mi ha lasciato. Riparte la ricerca. Grazie, a tutte le vicende, storie, persone e destini incrociati per creare questa giornata!













