Ritorno.
Ore 14:34, sul treno per casa arrivato in ritardo, in ritorno da quella città bellissima che è Bologna pure sotto la pioggia. Non l'ho chiamato, alla fine. Che gli amori estivi restino lì dove sono più belli, nella memoria. Ma ho camminato, e tanto, sotto portici infiniti, ché i viaggi di 24 ore non sono fatti per oziare. Per il bar sí, però, ché lo spirito di una città si comprende meglio da un tavolino. C'è stato tempo per cantare, alla stazione e in via Paolo Fabbri, chitarra e Guccini, ché se non lo dici a Bologna "trionfi la giustizia proletaria", dove altrimenti? C'è stato tempo per farsi qualche idea sul futuro dopo il classico, e sembra un po' più chiaro. C'è stato tempo per mangiare bene, per le chiacchiere con gli sconosciuti per strada, per vedere un amico felice, per passeggiare la notte e pure un poco per dormire. Il treno sa già un po' di casa e io non lo so se voglio tanto tornare.






