Il concetto di giustizia in Esiodo
Notevolmente diverso è il concetto di giustizia di Esiodo rispetto a quello di Omero. Infatti in Esiodo abbiamo una riflessione morale più avanzata che riguarda non il mondo degli eroi, ma quello delle relazioni tra aristocratici e contadini, tra ricchi e poveri in una società agraria molto diversa da quella dei poemi omerici. Possiamo dire che per Esiodo la giustizia è la virtù di chi rispetta gli Dei e i propri simili, apportatrice di pace e di prosperità. Al contrario, l’ingiustizia è in ultima analisi la prevaricazione del più forte sul più debole, che genera odio e conflitto nonché contesa nella società.
L’idea di Esiodo della giustizia emerge con chiarezza nell’opera Le opere e i giorni, dove, a proposito dell’età argentea, obblighi religiosi e giustizia sono strettamente collegati. In un passo ne Le opere e i giorni Esiodo scrive: «Poco tempo essi vivevano soffrendo affanni per la loro stoltezza, né si astenevano l’un l’altro dall’orgogliosa superbia. Gli uomini non veneravano gli Dei né volevano compiere presso le are consacrate i sacrifici».
Il rapporto dell’aspetto religioso con quello giuridico e morale è messo in evidenza anche dall’immagine di Zeus. In Esiodo Zeus è il Dio la cui vittoria finale nella Teogonia segna l’avvento di un regno di giustizia. Zeus è il difensore del diritto, che ascolta le suppliche portate al suo trono da dike. Inoltre egli è colui che nel proemio dell’opera in questione è descritto come il raddrizzatore delle ingiustizie: «Facilmente infonde forza, facilmente opprime il forte, facilmente abbatte l’illustre e innalza l’ignoto e facilmente atterra l’orgoglioso». Inoltre Esiodo si attende da Zeus giuste sentenze che permettano il trionfo della giustizia: «Ascoltami volgendo lo sguardo e l’orecchio, indirizza secondo giustizia le leggi». L’avvento di una più diffusa giustizia nelle relazioni tra gli uomini è favorito dunque dalla collaborazione tra l’azione divina e la capacità humana di imparare dai problemi, proteggendo il proprio comportamento con gli altri uomini.
Tuttavia la parola dike conserva in Esiodo, come già in Omero, il significato prevalente di procedura giudiziaria finalizzata alla soluzione pacifica dei conflitti. Proprio nell’opera Le opere e i giorni Esiodo si focalizza sul fatto che gli uomini possono risolvere i conflitti e le dispute lavorando e vivendo in pace al fine di ottenere la prosperità. Sempre ne Le opere e i giorni è presente un ampio passo in cui dike è prima di tutto qualcosa di opposto alla violenza e alla superbia. Riteniamo opportuno citare tale passo: «O Perse, ascolta la giustizia e non alimentare la prepotenza: la prepotenza è dannosa all’uomo debole, ma nemmeno il grande facilmente la può sopportare, anzi egli stesso rimane oppresso e va incontro a sventure. Migliore è l’altra strada verso la giustizia, che alla fine vince la prepotenza, ma solo con grande fatica lo stolto impara che la giustizia prevale sempre sulla prepotenza».
Inoltre dike è collegata con la correttezza dei giuramenti che si prestano in sede giudiziaria. Inoltre dike è offesa dai giudici corrotti che emettono sentenze ingiuste. Secondo Esiodo, pace e prosperità Zeus invia a coloro che rispettano la giustizia e a tutti quelli che, cittadini o forestieri, non danneggiano i giusti. Al contrario, Esiodo sostiene che a tutti quelli che praticano la malvagia prepotenza Zeus non manca di mandare punizioni. Si può notare come in Esiodo la parola dike acquisisca anche il senso di punizione impartita da Zeus a tutti quelli che violano la correttezza processuale, tra prepotenza e giustizia. Pur non dispensando direttamente la dike, Zeus sovrintende alla sua applicazione e se ne fa garante.
Ma come per Omero, anche in Esiodo il valore giudiziario di dike non esclude affatto una sua valenza morale. Anzi, proprio la ricorrente opposizione tra prepotenza e giustizia rende preferibile in diversi casi interpretare dike come giustizia morale piuttosto che come processo giudiziario. Esiodo dunque, auspicando l’avvento di dike, non chiede soltanto un vago sistema giudiziario per la soluzione pacifica delle contese, ma auspica anche una giustizia più vasta riguardante la moralità umana nel campo delle relazioni sociali. In ultima analisi quindi la parola dike in Esiodo in non pochi casi assume una chiara valenza morale. Nell’opera Le opere e i giorni Esiodo scrive: «Lo stesso Zeus si sdegna contro costoro che applicano la prepotenza e l’ingiustizia».
Quindi, in definitiva, in Esiodo la parola dike assume un doppio significato. In primo luogo tale parola designa il corretto agire dei giudici che emettono sentenze aderenti alla verità dei fatti e conformi alla giustizia di Zeus. Quindi per Esiodo è compito dei giudici non cadere in violazioni del diritto emettendo sentenze sbagliate. Inoltre per Esiodo il principale compito dei giudici è evitare che la violenza e la superbia prevalgano nella società come accadeva nell’età del ferro.
Ma dike ha anche un altro significato e un’altra valenza assolutamente di carattere morale. Dike ha il compito di porre un argine al prevalere della forza nei rapporti tra gli uomini e ha il compito di consentire l’avvento della giustizia promossa da Zeus. Per dirla in altro modo, dike deve far in modo che nella società e tra gli uomini si abbia l’avvento di un ordine sociale conforme alla giustizia.
Possiamo concludere il nostro discorso mettendo in evidenza che per Esiodo l’uomo divenne pienamente responsabile della scelta tra bene e male. Inoltre secondo il poeta l’ammonizione Divina raggiunge inesorabilmente il malvagio. In ultima analisi, nel pensiero di Esiodo si stabilisce un rapporto più chiaro tra colpa e punizione, merito e ricompensa. Quindi possiamo senz’altro dire che in Esiodo abbiamo un concetto di morale, anzi per meglio dire una riflessione di carattere morale più ampia e approfondita di quella che abbiamo in Omero. Tra l’altro nel poeta greco si nota che i protagonisti delle sue opere non sono assolutamente gli eroi, gli uomini eccezionali che sono i protagonisti dei poemi omerici, ma sono le persone appartenenti alla gente comune. Tuttavia il poeta greco è cosciente del fatto che nei rapporti interpersonali tra aristocratici e contadini, tra ricchi e poveri prevalgano spesso i comportamenti non in linea con la giustizia. Esiodo quando scrive le sue opere ha in mente la società della Beozia del VII secolo, società nella quale esistevano forti sperequazioni.
Prof. Giovanni Pellegrino

















