Mi domando cosa sarebbe successo se io, in un certo senso, non fossi stata "costretta" ad un certo punto a "diventare" femmina. Perché, in completa autonomia e senza alcun tipo di influenze, fino agli 11 anni quando, disgraziatamente ed inevitabilmente il mio corpo mi "tradì", iniziando a sanguinare ogni mese, avevo sempre vissuto come un maschio. Lego, trenini, macchinine e plastilina (insieme ad un paio di bambolotti, le famose cabbage patch kids) erano i miei giochi preferiti, mi sono sempre e solo vestita da maschio, ho sempre giocato a calcio con i compagnetti non con le femmine ai "giochi da femmina", la mia attività sportiva era il basket, non la danza classica ( sì, mia madre ci aveva provato ma si era dovuta arrendere dopo qualche mese accettando di ripiegare su danza moderna, mentre io volevo fare judo, ma... "No, ti rompi le ossa!!!"). Ma a quel punto dovetti arrendermi: i miei compagni, a basket, a dodici anni erano diventati tutti più grossi di me e nelle partitelle di allenamento iniziavo a farmi male (alla fine mi sono irrimediabilmente fracassata un ginocchio giocando). Dovetti chiedere a mia madre di comprarmi dei body elastici per comprimere il seno che si stava ingrossando ed era per me fonte di vergogna e umiliazione e alla fine fui costretta a passare al reggiseno. E comunque non c'è mai stato verso di farmi indossare la divisa femminile della scuola, finivo in punizione dal vicepreside, ma la gonna no. Ma all' epoca (erano i primi anni '90, in un collegio cattolico poi) se nascevi femmina, eri femmina, non c'erano dubbi. Ancora oggi a 44 anni non sono in grado di truccarmi, mi fa impressione avere quella roba sul viso. E non sono in grado di vestirmi da donna, nelle rare occasioni in cui sono obbligata a farlo mi sembra carnevale e sembro caduta per sbaglio nei vestiti di qualcun altro. Chissà cosa sarebbe successo se avessi avuto la possibilità di scegliere.












