Comincio un po’ ad avere paura di tutto questo conformismo della diversità.
Ragazzini che fanno la fila per farsi un tatuaggio o un piercing per essere diversi come tutti gli altri. Adolescenti che ascoltano tutti la stessa musica indie o alternativa. Giovani e adulti che guardano tutti gli stessi programmi non mainstream trasformandoli, ipso facto, in programmi mainstream.
Oppure, a comando, tutti con i calzini spaiati per combattere i pregiudizi ed inneggiare alla bellezza della diversità (ma la diversità di chi? Forse dell’unico che porta i calzini uguali in una classe di calzini spaiati o del bambino “diversamente abile” che dice al suo maestro: “Ma alla tua età non ti vergogni di fare queste sciocchezze con un calza arancione e un’altra gialla?”).
Comincio ad avere paura del conformismo di persone piene di pregiudizi che nei giorni comandati postano tutti gli stessi testi e le stesse immagini contro i pregiudizi del presente e del passato, ma poi si scansano se vedono un rom, un sinti, un albanese o un magrebino povero che occupa un posto sul loro stesso autobus di periferia.
Comincio ad avere paura e mi viene in mente questo schemino disegnato da mia figlia un paio di anni fa, quando aveva 8 anni, ma già una sua personalità unica e distaccata da questo coro in cui si disperdono le nostre voci e il nostro senso di responsabilità personale.
Via ((( aitanblog )))













