Pensavo fosse una scultura smaltata invece era un quadro,
pensavo fosse un quadro invece era una scultura..
forse qui sproloquio un po’ ma mi piaceva l’assonanza;
di quello che a primo acchito mi è parsa un impronta digitale, ha lasciato in ogni modo il suo segno;
increspature e profondità materica da perdercisi dentro
tra mastodontiche dune o in un greto..
Quei neri sospesi, se pensavo potessero essere affascinanti lavori metafisici, non sono immobili;
i neri di 108 seppur possono sembrare mondi o sassi sospesi,
paiono materia organica che respira di “Cronenberiana” evocazione;
sezioni in grigie tonalità in un impianto strutturale di flash di colori ardenti a riscaldare
di Kandinskyana curosità i piccolissimi segni in grafite
Se nel cercare 108 per fargli i miei personali complimenti ho un po' faticato
meno lo è stato per la dolce Silvia Argiolas
Il suo timido sguardo in un attimo schiuso ho subito trovato
non ammiccante ma gentile,
di occhi dipinti da un segno flebile quasi incerto ma carico di tutta la sua forza,
di tenerezza ha infuso il mio sentirla.
Prima di recarmi alla mostra ne avevo visto solo una foto;
cercavo, come dicevo al principio, una scultura,
invece era un dipinto, piccolo piccolo, eccolo li!
Le sue tavole già solcate da craquelure,
ricche di pastelli, oli, acrilici, cere e spray
nel turbinio di fetish rappresentazioni
riescono ad essere pudici e graziosi, dai tratti infantili.
Non necessariamente bisogna trovare un tema che associ due artisti per farne una mostra,
può bastare che lo meritino;