A chi sto scrivendo? A te, a me stessa? Non ti racconto le cose come si deve, perché so che non ci sei e che non leggerai mai queste mie lettere. Così metto giù le frasi come mi vengono, invece di farmi capire, come si fa con chi si ama. Alle persone amate si corre in aiuto con parole che fanno capire, si scrive come se si stesse venendo in soccorso di qualcuno. Ma io non voglio soccorrerti, voglio scriverti come se fossi girata di schiena, per farti vedere che ti ignoro, ti disprezzo. Non scrivo per farmi capire da te, non me ne importa nulla. Scrivo in tua presenza ostentando la mia indifferenza verso di te, ti mostro che faccio come se tu non ci fossi, perché tu non ci sei. Scrivo quello che mi pare, quello che mi passa per la testa. Nella mia testa tu non ci sei più. Ti scrivo in continuazione per farti sentire quanto non esisti.
- T. Scarpa, "Stabat mater" (adattato riferendosi ad un "tu" anziché ad un "voi")











